Informazioni sui centri delle aziende sanitarie regionali dove può essere effettuato il test.

Premessa

 

L’AIDS (Acquired Immune Deficiency Sindrome) o "Sindrome da Immunodeficienza Acquisita" identifica uno stadio clinico avanzato dell'infezione da HIV. È una sindrome che può manifestarsi nelle persone con HIV anche dopo diversi anni dall’acquisizione dell’infezione. È una malattia che si può prevenire adottando delle semplici precauzioni e comportamenti responsabili.

In Italia, gli ultimi dati epidemiologici elaborati dal Centro Operativo AIDS (COA) dell'Istituto Superiore di Sanità indicano che, nel 2022 sono state segnalate 1888 nuove diagnosi di infezione da HIV, pari a un’incidenza di 3,2 nuovi casi per 100.000 residenti. L’Italia si pone al di sotto della media osservata tra i Paesi dell’Europa occidentale e dell’Unione Europea (5,1 nuove diagnosi per 100.000 residenti).

In Friuli Venezia Giulia l'incidenza di infezioni da HIV, nell’anno 2022, considerando tutti i casi segnalati (residenti e non residenti) presso i centri specialistici, risultava di 2,9 ogni 100.000 abitanti. Nel 2023 l’incidenza scende a 2,3 di casi ogni 100.000 abitanti.

Il numero di casi diagnosticati di AIDS, pertanto, si rivela in progressiva diminuzione rispetto agli anni precedenti.

Tuttavia, è importante sottolineare che oltre la metà delle nuove diagnosi avviene in fase clinica avanzata, quando il livello di immunodepressione è già rilevante. Spesso, infatti, la mancanza di sintomi negli anni che precedono la manifestazione dell’AIDS non induce la popolazione a fare il test dell’HIV.

In FVG, il 23,9% degli individui con nuova diagnosi risulta aver effettuato il test in seguito ad un comportamento potenzialmente rischioso. Invece, il 46,7% dei soggetti con nuova diagnosi di infezione da HIV ha eseguito il test per sospetta patologia o presenza di sintomi HIV correlati.

Negli ultimi decenni l’efficacia delle terapie antiretrovirali ha migliorato di molto la qualità della vita e la sopravvivenza dei soggetti con infezione da HIV ma, ad oggi, una terapia che permetta di guarire definitivamente dall’infezione non esiste.

Pertanto, la prevenzione rimane l’unica possibilità per proteggersi dall’HIV e, più in generale, dalle infezioni sessualmente trasmesse. È quindi importante la diffusione di una corretta informazione, scientificamente valida e aggiornata.

Infatti, l'individuo con HIV diagnosticata tardivamente, non avendo la possibilità di iniziare nei tempi ottimali la terapia antiretrovirale, presenta un rischio più elevato di raggiungere una fase conclamata della malattia che coincide con una ridotta probabilità di un pieno recupero immunologico, nonostante il trattamento farmacologico.

Inoltre, la mancanza di coscienza dello stato di infezione può favorire un’ulteriore diffusione del contagio fra le persone. L’unione della consapevolezza e del tempestivo trattamento antivirale può invece contribuire a limitare la diffusione del contagio.

Per tali motivi, risulta fondamentale sensibilizzare la popolazione ad eseguire il test HIV, soprattutto se potenzialmente esposte a dei comportamenti a rischio.

1. Che cos’è l’HIV

L'HIV, virus dell'immunodeficienza umana, è un virus che attacca e distrugge, un particolare tipo di globuli bianchi, chiamati linfociti CD4, responsabili della risposta immunitaria dell'organismo.

Un individuo, dopo essere entrata in contatto con il virus dell’HIV, diventa positiva al test per l’HIV. La positività sta a significare che l’infezione è in atto e che è dunque possibile trasmettere il virus ad altre persone. Tuttavia, tra il momento del contagio e la positivizzazione del test HIV intercorre necessariamente un periodo, detto “periodo finestra”. Durante questo lasso di tempo, che può protrarsi anche per diverse settimane, un individuo contagiato e quindi già potenzialmente in grado di trasmettere l’infezione potrebbe comunque risultare negativo al test diagnostico.

Dopo il contagio è possibile vivere per anni senza alcun sintomo e accorgersi di essere positivi all’HIV solo al manifestarsi di una malattia opportunistica. Nonostante ciò, il test HIV può risultre positivo anche in assenza di sintomi. Questo periodo asintomatico può durare anche diversi anni, fino a quando la malattia non diventa clinicamente conclamata a causa dell’insorgenza di una o più malattie cosiddette "indicative di AIDS".

Alcune di queste sono infezioni opportunistiche provocate da agenti patogeni che normalmente non provocano malattia in persone con sistema immunitario competente, ma possono farlo in soggetti con un sistema immunitario fortemente compromesso.

Pertanto, sapere precocemente di avere un'infezione da HIV consente di sottoporsi tempestivamente alla terapia farmacologica. Infatti, i progressi della ricerca scientifica e l'uso della terapia antiretrovirale (HAART), hanno reso possibile alle persone con HIV di avere una buona qualità di vita in oltre il 97% dei casi. Le evidenze scientifiche dimostrano che le prospettive di vita per chi oggi scopre di avere l’HIV ed entra subito in terapia sono simili a quelle di un individuo sano.

 

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2. Che cos'è l'AIDS?

L'AIDS è la conseguenza clinica tardiva causata dal virus dell’immunodeficienza umana (HIV). È una sindrome che può manifestarsi nelle persone positive all’HIV anche dopo diversi anni dall’a cquisizione dell’infezione, quando i linfociti CD4 del sistema immunitario si riducono drasticamente e l’organismo perde le sue capacità di difesa. Il sistema immunitario viene in tal modo indebolito fino al completo annullamento della risposta immunitaria contro altri virus, batteri, protozoi, funghi e tumori.

HIV e AIDS non sono la stessa cosa. È possibile evitare di arrivare all’AIDS assumendo precocemente le terapie antiretrovirali.

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3. Non Rilevabile = Non Trasmissibile?

 

Si parla di Undetectable = Untrasmittable o in italiano Non rilevabile = Non trasmissibile, quando una persona con HIV è in terapia con farmaci efficaci, che mantengono persistentemente la “carica virale” (cioè la quantità di virus presente nel sangue/secrezioni) a livelli non misurabili da almeno 6 mesi.

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4. Che cos’ è la PrEP – profilassi pre-esposizione?

La PrEP (Pre-exposure Prophylaxis), consiste nell’assumere una combinazione di farmaci antiretrovirali attivi contro l’HIV prima di una eventuale esposizione al contagio, essenzialmente solo di carattere sessuale. La PrEP è indicata, in associazione con pratiche sessuali sicure§, per la profilassi pre-esposizione al fine di ridurre il rischio di infezione da HIV acquisita per via sessuale in adulti e adolescenti ad alto rischio.
Infatti, se correttamente assunta da persone sieronegative a rischio di infezione, la PrEP si è dimostrata efficace nel prevenire l’acquisizione dell’infezione da HIV.

È importante che chi assume la PrEP sia seguito da un medico specialista che monitori sia lo stato di infezione da HIV che eventuali effetti collaterali, che tuttavia si presentano raramente.

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5. Che cos’è la PEP - profilassi post-esposizione?

La PEP (Post-exposure Prophylaxis) è un trattamento farmacologico che ha lo scopo di ridurre la probabilità di contagio dopo la possibile esposizione ad HIV e consiste nell'assunzione di farmaci antiretrovirali per 28 giorni (4 settimane). Va iniziata prima possibile dopo l'esposizione al virus.
In caso di una possibile esposizione ad HIV è necessario recarsi quanto prima, preferibilmente entro 1-4 ore e comunque, non oltre le 48 ore, presso un Centro di Malattie Infettive o presso il Pronto Soccorso di un Ospedale, dove verrà valutata l'eventuale indicazione all'assunzione della PEP ed intrapreso il percorso appropriato.

La valutazione del rischio, i controlli opportuni e l’eventuale prescrizione della PEP dovranno essere confermati da uno specialista in malattie infettive. Si stima che la probabilità di contagio si riduca dell'80%, se la profilassi viene praticata correttamente, nei tempi stabiliti.

La PEP è efficace nel prevenire l'infezione da HIV, ma non al 100% dei casi. Pertanto, durante l'assunzione della PEP, è comunque necessario prendere precauzioni per la prevenzione della trasmissione dell'infezione da HIV.

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6. Che cos'è il test dell'HIV?

La diagnosi di infezione da HIV non si basa MAI sull'esito positivo di un solo test. Tutti i test possono infatti sbagliare (falsi positivi) e dunque, prima di iniziare la terapia antiretrovirale, un test HIV positivo deve essere confermato attraverso la positività di almeno un altro test HIV che utilizzi una diversa tecnica analitica, anche mantenendo le stesse modalità di prelievo del campione. Il test specifico per l'HIV è l'unico modo per rilevare l'infezione; purtroppo nessun test può, con certezza, mettere in evidenza il virus immediatamente dopo l’a vvenuta infezione. La rapidità con la quale l’infezione viene inopinabilmente riscontrata dipende da diversi fattori, tra cui il tipo di test che viene utilizzato. Ciò, determina anche il tempo/periodo massimo alla fine del quale si acquisisce la certezza che il risultato di un test sia certamente affidabile (periodo finestra).

Quali test eseguire per la diagnosi?
Esistono vari tipi di test utilizzati comunemente per la diagnosi. Essi danno risposte certe in tempi diversi, rispetto all’ultima esposizione al rischio:

I test combinati o “combo test” (test di IV generazione), ricercano gli anticorpi anti-HIV, prodotti dal sistema immunitario dell’individuo, e alcune proteine virali, come ad es. l’a ntigene p24. Il periodo finestra è di 40 giorni dall’ultimo comportamento a rischio. E' possiile evidenziare l’avvenuta infezione già dopo 20 giorni. I test di IV generazione vengono effettuati presso i centri delle aziende sanitarie regionali riportati di seguito.

I test che ricercano solo gli anticorpi anti-HIV (test di III generazione) possono mettere in evidenza l’avvenuta infezione già dopo 3-4 settimane. Il periodo finestra è di 90 giorni.

I test rapidi HIV acquistabili in farmacia, sono di III generazione. Possono essere effettuati anche in ambienti non sanitari (ad es. al proprio domicilio o nelle sedi delle associazioni). Poiché rappresentano solo una prima e rapida forma di screening, in caso di risultato dubbio o reattivo (positivo), è necessario effettuare un successivo test di conferma, attraverso il prelievo ematico.
Secondo la legge 135/90 il test può essere eseguito solo con il consenso della persona interessata, in totale anonimato e in modalità gratuita. È consigliato ed opportuno eseguire il test nel caso di comportamenti a rischio. Il risultato del test viene comunicato esclusivamente alla persona che lo ha effettuato.

Le Linee guida elaborate dallo European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC), consigliano l’effettuazione del test HIV soprattutto ai gruppi di popolazione a maggior rischio di esposizione, quali: coloro i quali hanno rapporti sessuali vaginali, anali ed orali non protetti dal corretto uso di strumenti di barriera (condom, femidom, dental dam) con partner di cui non si conosce lo stato sierologico; i consumatori di sostanze psicoattive per via iniettiva; gli immigrati (se provenienti da zone ad elevata endemia, ad es: Africa Sud-Sahariana, Sud-Est Asiatico, America Latina, etc.); e i partner sessuali di persone appartenenti ai gruppi predetti.

In quali occasioni fare il test?
È importante effettuare il test:
• nel caso di rapporti sessuali vaginali, anali ed orali non protetti dal corretto uso di strumenti di barriera (condom, femidom, dental dam) con partner di cui non si conosce lo stato sierologico;
• se si vuole rinunciare all’uso degli strumenti di barriera;
• prima o subito l’inizio di una gravidanza;
• in presenza di altre infezioni sessualmente trasmissibili;
• se si è abusato di sostanze per via iniettiva.
Infatti, l’uso di siringhe o di altri oggetti taglienti in comune con altre persone costituisce un potenziale rischio di contagio, pertanto, è necessario utilizzare siringhe sterili monouso, così come in caso di agopuntura, mesoterapia, tatuaggi e piercing vanno utilizzati aghi monouso e sterili.
N.B. Le trasfusioni, i trapianti di organo e le inseminazioni, nei Paesi europei, sono sottoposti a screening e a rigorosi controlli per escludere la presenza dell'HIV.

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7. Centri delle aziende sanitarie regionali dove può essere effettuato il test

Il test può essere fatto in uno dei centri delle aziende sanitarie regionali di seguito riportati e NON è necessaria l'impegnativa del medico.

Azienda Sanitaria Universitaria Giuliano-Isontina (ASUGI)
Centro Malattie Sessualmente Trasmissibili (CMST Trieste)
Via Gatteri, 25/1 - Trieste
Palazzina "Infettivi" - 1° piano
Accesso previo appuntamento telefonando allo 040 3992882 dalle 8.00 alle 13.30 dal lunedì al venerdì.

Centro Malattie Sessualmente Trasmissibili (CMST Gorizia)
Via Vittorio Veneto, 171 - Gorizia
Palazzina B - Piano interrato
Accesso: diretto o previo appuntamento telefonico al 0481 592819 dalle 11.00 alle 14.00 dal lunedì al venerdì

Struttura Complessa (UCO) Malattie Infettive
Palazzina "Infettivi"
Ambulatorio HIV/AIDS (2° piano della palazzina "Infettivi", Ospedale Maggiore)
Via Gatteri 25/1, Trieste
telefono 040 3992363 - 3992594

Servizio Dipendenze Trieste
Piazzale Canestrini, 2 - Trieste
Telefono: 040 3997522 oppure 040 3997324 (accoglienza)

Servizio Dipendenze Monfalcone (Solo per utenti interni)
(Edificio A - Piano terra)
Via Luigi Galvani, 1 - Monfalcone (Gorizia)
Telefono 0481 487562

Azienda Sanitaria Universitaria Friuli Centrale (ASUFC)
Dipartimento di Prevenzione - Ambulatorio HIV-MST 
Via Chiusaforte, 2 - Udine
Dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 11.00
Telefono 0432 553268

Azienda Sanitaria Friuli Occidentale (ASFO)
c/o 2° piano della Cittadella della Salute
Ambulatorio MST - Via Montereale, 32/A - Pordenone
Accesso su appuntamento, tutti i mercoledì mattina dalle h. 08.30 alle 11.00
e-mail:  ufficio.sanitario.pordenone@asfo.sanita.fvg.it,

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8. Come si trasmette il virus dell’HIV?

Quali sono le modalità di trasmissione dell’HIV?
L’HIV si può trasmettere solo attraverso i seguenti liquidi biologici di persone con status sconosciuto di HIV non in terapia antiretrovirale efficace:
Le vie di trasmissione sono:
• sessuale: attraverso rapporti etero o omosessuali non protetti da un efficace metodo di prevenzione
• ematica: scambio di siringhe o condivisione di strumenti per l'uso di sostanze psicoattive
• verticale: da madre a neonato durante la gravidanza, al momento del parto e, più raramente, attraverso l’allattamento al seno.
Tra gli efficaci metodi di prevenzione va annoverata la terapia antiretrovirale: non si corre rischio di contrarre l’HIV se si hanno rapporti sessuali non protetti con una persona con HIV in terapia antiretrovirale efficace (con carica virale nel sangue non rilevabile da almeno sei mesi).

L'HIV non si trasmette
• attraverso saliva, lacrime, sudore, urine, punture di zanzare
• condividendo le stesse stoviglie, asciugamani, lenzuola, vestiti, bagni, palestre, piscine e altri luoghi di convivenza
• con carezze, baci, strette di mano, abbracci.
L’uso di siringhe o di altri oggetti taglienti in comune con altre persone costituisce un potenziale rischio di contagio, pertanto, è necessario utilizzare siringhe sterili monouso, così come in caso di agopuntura, mesoterapia, tatuaggi e piercing vanno utilizzati aghi monouso e sterili.
Le trasfusioni, i trapianti di organo e le inseminazioni, nei Paesi europei, sono sottoposti a screening e ad accurati controlli per escludere la presenza dell'HIV.

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9. Cosa fare in caso di esposizione al rischio?

In alcune condizioni si può pensare di essere stati esposti al rischio di infezione da HIV, ad esempio se si verificano:
• rottura o sfilamento del preservativo durante il rapporto sessuale con un/una partner con status HIV sconosciuto o con HIV non in terapia efficace
• infortunio accidentale con un oggetto contaminato di sangue di una persona con infezione da HIV nota o sospetta (per esempio tra gli operatori sanitari)
• condivisione di siringa o di strumenti in occasione del consumo di sostanze psicoattive con persona con status HIV sconosciuto o con HIV non in terapia efficace
• situazioni di violenza in cui una persona è costretta a fare sesso non protetto (stupro, violenza sessuale).
In questi casi è necessario andare il più presto possibile, preferibilmente entro 48 ore, al Pronto soccorso di un ospedale o al reparto di infettivologia più vicino. Un medico discuterà con la persona la situazione e nel caso prescriverà, previo consenso, un primo test per l’HIV e un trattamento preventivo per un periodo di un mese (profilassi post-esposizione PEP), nel tentativo di evitare la possibile infezione da HIV.

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10. Le persone straniere hanno diritto all’assistenza?

Si, secondo la normativa italiana le persone straniere (anche senza permesso di soggiorno) possono accedere alle cure urgenti o essenziali ancorché continuative. In particolare, sono garantiti: la tutela sociale della gravidanza e della maternità; la tutela della salute del minore; le vaccinazioni; gli interventi di profilassi internazionale; la profilassi; la diagnosi e la cura delle malattie infettive (tra cui l’infezione da HIV).

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