Tariffa oraria minima di facchinaggio valida per le aziende e gli organismi economici operanti sul territorio delle province della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia per il biennio 2020/2021.

Ai sensi della Circolare del Ministero del lavoro e delle politiche sociali del 18 marzo 1997, n. 39, tramite il decreto regionale n°14976/LAVFORU del 05/12/2019, viene stabilita la tariffa oraria minima di facchinaggio valida per le aziende e gli organismi economici operanti sul territorio delle province della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia per il biennio 2020/2021. L’a mbito di applicazione di tale tariffa si riferisce ai facchini liberi esercenti o ai loro organismi collettivi escludendo la categoria delle imprese di facchinaggio e quindi le gare di appalto. La tariffa minima, in ogni caso, non è vincolante, ma serve come punto di riferimento in modo da evitare eccessivi ribassi.

Determinazione della tariffa minima

In base a quanto stabilito dalla Circolare del Ministero del lavoro e delle politiche sociali del 18 marzo 1997, n. 39, le tariffe minime di facchinaggio sono determinate ogni due anni con riferimento alle retribuzioni previste dai contratti collettivi nazionali di lavoro, sentite congiuntamente le organizzazioni sindacali di categoria territoriali firmatarie dei relativi contratti, aggiungendo a questa componente di costo gli altri oneri contributivi e fiscali gravanti sulle imprese, attività invece per la quale è importante il confronto con la parte datoriale.

Per il biennio 2020/2021 la tariffa minima è determinata in euro 21,83/ora

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Applicazione della tariffa minima

Sulla applicazione della tariffa minima, e cioè se possa o addirittura debba essere applicate in generale in ogni appalto e ad ogni figura professionale/giuridica chiamata a svolgere attività di facchinaggio, la Circolare Ministeriale n. 39 del 18 marzo 1997, al punto 2 “Ambito di applicazione del regime tariffario”, dice che l’ambito di diretta applicazione del regime tariffario è da ritenersi operante nei confronti dei facchini liberi esercenti o dei loro organismi collettivi con la conseguenza che risulta esclusa, quindi, la categoria delle imprese di facchinaggio.

Proprio in forza di tale “esclusione” e quindi della mancata estensione agli appalti di facchinaggio tout court, la stessa Circolare al punto 2, rivolgendosi alle Direzioni regionali e provinciali del lavoro dice che essi al fine di evitare possibili forme di anomala concorrenza e conseguenti distorsioni di mercato si attengano a quanto indicato nei successivi punti 4, 5 e 6 della circolare in materia di Rilascio autorizzazioni, Conferma e revoca dell’autorizzazione, Autorizzazioni consorzi di impresa. Non potendo estendere alle imprese e quindi alle gare di appalto in generale un tariffario minimo comune, le stazioni appaltanti devono verificare che tutti i concorrenti abbiano i requisiti necessari per svolgere l’attività in questione. Da qui l’i mportanza della normativa che regolamenta e disciplina le attività di facchinaggio.

Tali tariffe minime, pur non essendo vincolanti, risultano utili ai committenti quale punto di riferimento, in occasione di procedure di appalto, ai fini della determinazione di una base di gara congrua e, pertanto, atta ad evitare eccessivi ribassi, a tutela della libera concorrenza, dei livelli retributivi delle maestranze da impiegarsi e a superamento, almeno parziale, delle problematiche in tema di procedure di cambio appalto.

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