Localizzazione e descrizione delle principali proprietà forestali della Regione Friuli Venezia Giulia.

Dal 2004 le foreste di proprietà regionale sono certificate P.E.F.C.(Programme for Endorsement of Forest Certification schemes), schema procedurale per la gestione forestale sostenibile.
Dal 2002 si è andata affermando la gestione forestale con la forma dell'affidamento dei soli lavori boschivi, in luogo della vendita delle piante in piedi, e la successiva vendita del legname, allestito e qualificato secondo un adattamento locale delle normative UNI EN, attraverso la Borsa del legno regionale.
Da qualche anno è stata avviata la realizzazione e adeguamento funzionale della viabilità forestale camionabile per passare dagli attuali 12,4 m/ha a 40 m/ha,  valore di riferimento della limitrofa regione austriaca della Carinzia.

 

Proprietà regionale del Cansiglio orientale

Localizzazione e caratteristiche stazionali
La cosiddetta Foresta del Cansiglio interessa due Regioni, il Veneto e il Friuli Venezia Giulia, rispettivamente con le Province di Belluno e Treviso per la parte veneta e con quella di Pordenone per la parte friulana. La parte friulana del Cansiglio si estende per circa 1.551 ha nei Comuni di Caneva, Polcenigo e Budoia (PN), sulle Prealpi Carniche. Si tratta di un altopiano tra circa 900 e 1.000 m di quota delimitato da un cordone montuoso le cui cime oscillano tra circa 1.300 e 1.700 m s.l.m. Il substrato roccioso è calcareo e il paesaggio è carsico mentre il clima è caratterizzato da piovosità elevata; la media annua rilevata in loc. Crosetta è di 1.777 mm. Le acque sotterranee del Cansiglio sgorgano in alcune sorgenti nella pianura friulana (Fiume Livenza) e verso il lago di S.Croce. Le tre specie arboree quasi esclusive del Cansiglio sono il faggio, l'abete rosso e, in misura minore, l'abete bianco. Le tipologie forestali prevalenti sono la faggeta montana tipica esalpica e le peccete secondarie.
Storia
La proprietà è della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia dal 1966, quando la parte friulana della Foresta demaniale del Cansiglio venne assegnata alla Regione a seguito dell'istituzione della stessa. In precedenza, esattamente per un secolo, l'intera Foresta demaniale del Cansiglio era stata di proprietà dello Stato italiano dal 1866 (annessione di Veneto e Friuli con la Terza Guerra di Indipendenza). La natura demaniale della Foresta risale però ancora prima: nel 1548 infatti la Repubblica di Venezia nazionalizzò il Cansiglio decretandolo bosco pubblico a disposizione dell'Arsenale (Bosco Bandito). Sono ancora diffusamente visibili i segni di confine realizzati dalla Serenissima, recentemente e posti in evidenza.
Produzione legnosa
Mediamente vengono utilizzati circa 3000 metri cubi netti di legname, costituiti prevalentemente da faggio e da abete rosso e in piccola parte di abete bianco. Il legname di faggio viene ripartito nelle classi A-B che interessano circa il 15% del volume di tale specie e che sono destinati a utilizzi pregiati (mobili e pavimenti), nella classe C che riguardano il 10% del volume ed è impiegato ancora per usi tecnologici ma di scarso pregio (imballaggio, tavolame di terza scelta) e legna da ardere. Quest'ultimo assortimento rappresenta nei tagli di maturità circa il 65% del materiale legnoso ritraibile mentre nei diradamenti in formazioni giovani costituisce il 100% della massa.
Fruizione turistica e protezione della natura
Dal 2007 con specifica Delibera di Giunta Regionale le tre riserve integrali di Col Piova, Croseraz-Val Bona e Pian de le Stele per complessivi 274 ha sono state individuate anche come aree wilderness, accrescendone pertanto il grado di tutela e la notorietà tra gli appassionati del settore.
Complessivamente vi sono circa 30 Km di sentieri nella proprietà regionale o nelle immediate vicinanze. A tali percorsi si aggiunge la fruizione a piedi, in bici, a cavallo e con sci di fondo sulle strade forestali e in particolare nella direttrice Crosetta-Candaglia-Archeton. Le cavità carsiche nelle proprietà regionali sono una cinquantina, oggetto di esplorazioni speleologiche. La cavità più nota e frequentata da turisti è il Bus de la Lum, presso cui è stato esposto nel 2010 un tabellone descrittivo della cavità redatto in collaborazione tra il Servizio regionale gestore della proprietà e il Gruppo speleologico di Sacile. La Foresta è bandita di caccia. Anche la relativa abbondanza di tetraonidi quali francolino di monte e gallo cedrone ha portato all'istituzione del SIC Foresta del Cansiglio. Sono molto facili gli avvistamenti di cervi, molto numerosi nell'area.

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Proprietà regionale di Fusine

Localizzazione e caratteristiche stazionali
La proprietà regionale della foresta di Fusine ha un'estensione di circa 2066 ha ed è situata in Comune di Tarvisio.
I substrati rocciosi sono ascrivibili prevalentemente a conglomerati e brecce alternate a calcari marnosi e dolomie cariate e più limitatamente a formazioni a flysch argilloso-arenaceo; mentre localmente abbondano depositi morenici ricchi di terra fine e di argilla.
La piovosità media annua è circa 1600 mm, con due massimi, uno in estate, normalmente a giugno, e l'altro che in genere risulta assoluto, in autunno fra ottobre e novembre.
Le condizioni termiche medie, temperatura media annua di circa 7°C ma con un escursione termica media annua di oltre 20°C, corrispondono ad un clima particolarmente severo a causa del ristagno di aria fredda e umida determinata dall'orografia, articolata in valli strette ed anguste, poco illuminate e ventilate.
Storia
La Foresta regionale di Fusine conta di un'esperienza di gestione pubblilca plurisecolare. Risale al 1517 lo Statuto che riservava all'Imperatore Massimiliano i diritti su tutti i boschi resinosi d'alto fusto. Fin dagli inizi del 1900 la foresta si è avviata verso una gestione pianificata e nel 1906 venne eseguito il primo piano di assestamento. Dopo il 1918 la foresta passò sotto l'amministrazione italiana e solo nel 1966 ci fu il passaggio della proprietà alla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia; da allora la sua superficie è aumentata sia per nuovi acquisti sia per l'accorpamento di terreni gestiti dal disciolto Ente per le Tre Venezie. L'acquisizione più recente è quella al compendio "Foresta Weissenfels".
Produzione legnosa
Alla discreta variabilità di condizioni stazionali si associa un buon numero di tipi forestali tra i quali i principali sono: i piceo-faggeti, gli abeti-piceo-faggeti, le peccete, i lariceti, le pinete di pino silvestre e le mughete.
L'attuale Piano di gestione forestale ha determinato complessivamente, per le diverse categorie di bosco in cui è stata suddivisa la proprietà (bosco di produzione, bosco turistico ricreativo, e bosco a libera evoluzione), in 30.000 mc la ripresa nel dodicennio, pari ad una ripresa lorda annua di 2.500  mc di legname.
Mediamente ogni anno vengono utilizzati circa 2.500 metri cubi netti di legname, costituiti prevalentemente da abete rosso e, in misura minore, da larice, faggio e abete bianco. Significativa, nei tagli di maturità,  è la percentuale di legname di abete rosso di elevata qualità per falegnameria (classi A e B) e di quello per travatura (imballaggio, tavolame di terza scelta) rappresenta circa il 60% e  quello destinato alla triturazione è pari al 5% circa. Dal faggio si ricava circa il 25% di legname da opera (classi B e C) e il 75% di legna da ardere.
Il bosco di produzione della foresta di Fusine è servito da circa 13 Km di strade forestali camionabili principali, cioè percorribili da autotreni per l'esbosco del legname, circa 8 Km di strade forestali camionabili percorribili dalla sola motrice e circa 14 Km di strade trattorabili.
Fruizione turistica e protezione della natura
La foresta regionale di Fusine ed in particolare la sua porzione dichiarata area wilderness rientra in una delle aree italiane più complete dal punto di vista biologico-naturalistico, quindi una tra le più ricche di biodiversità. Essa peraltro appartiene al bacino imbrifero del Danubio, quindi ad una realtà biogeografica dinarica (come la presenza di diverse rare specie di fauna e flora stanno a dimostrare) che non ha altri esempi nel nostro Paese. Non per nulla tutta questa zona rientra in uno dei siti più importanti di Rete Natura 2000: IT332006 "Conca di Fusine", comprendente i gruppi montuosi che vanno dalle Ponze al Mangart al Breitkofel.
Parte della foresta ricade nel SIC "Conca di Fusine" e presenta rilevanti caratteri sia di interesse naturalistico che turistico-ricreativo e paesaggistico; il piano di gestione forestale e gli interventi selvicolturali previsti si uniformano ai principi della selvicoltura naturalistica e tengono conto del particolare contesto naturalistico-paesaggistico e sociale in cui si viene a trovare la foresta di Fusine.
L'attività di gestione della proprietà regionale della Foresta di Fusine, comprende anche la manutenzione degli immobili presenti tra i quali particolarmente importanti sono il Rifugio Zacchi e la Capanna Ghezzi, oltre agli edifici di servizio localizzati proprio in prossimità dei laghi, necessari ad assicurare la migliore fruizione turistica della zona.
 

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Proprietà regionale del Pramosio

Localizzazione e caratteristiche stazionali
La proprietà regionale di Pramosio si estende per circa 500 ha nel settore centrale delle Alpi Carniche, sulla sinistra idrografica nell'alto bacino del torrente But, in Comune di Paluzza, provincia di Udine.
Accessibile dal fondovalle mediante camionabile moderna strada forestale, il compendio è delimitato a nord dal confine di Stato con l'Austria che corre sulla linea di cresta dei monti Pizzo Timau (2.217 m), Cima Avostanis (2.193 m), al di sotto si estendono ampi ripiani che ospitano le unità malghive di Pramosio, Malpasso, Pramosio alta e il laghetto di Avostanis, uno specchio lacustre di origine glaciale a quota 1.935 m, in questa località è stato individuato un geosito, un ulteriore geosito è stato localizzato nella cava  di calcare di Malpasso. Sul versante sottostante i pascoli, tra quota 1.600 e 1.100, si estende per circa 175 ettari la foresta di Pramosio, le tipologie forestali riconducibili ai substrati silicatici del piano montano, sono il piceo-abieteto, la pecciata, il piceo-faggeto. Il clima può essere definito temperato freddo, con precipitazioni medie annue di 1.800 mm e con precipitazioni nevose che in media sono moderatamente abbondanti.
Storia
La proprietà silvopastorale di Pramosio è stata acquisita nel 1971, gestita in un primo tempo dall'Azienda Regionale delle Foreste, attualmente dal Servizio gestione forestale e produzione legnosa.
Verosimilmente la superficie ora boscata agli inizi del secolo era caratterizzata da ampie aree destinate alla zootecnia, passando a boschi radi e pascoli arborati; inoltre, analogamente a quanto avvenuto in altre zone prossime al fronte militare della prima guerra mondiale, negli anni 15-18 il bosco era pressochè scomparso, ricostituendosi vigorosamente nei decenni successivi e formando strutture coetanee dense, tanto che il primo piano di assestamento risalente al 1978 prevedeva per il bosco unicamente interventi colturali di diradamento a carico delle perticaie, oltre a prevedere dettagliate opere progettuali per la riorganizzazione dei pascoli e relativi fabbricati.
Produzione legnosa
L'attuale viabilità forestale all'interno della foresta è costituita da circa 4 km di strada camionabile, corrispondenti una densità media di 22 m/ha, da cui si dipartono varie strade trattorabili a fondo naturale. Il piano di gestione forestale (2007-2018) ha determinato una ripresa lorda complessiva di 10.300 metri cubi pari a 858 metri cubi anno, costituiti prevalentemente da abete rosso e abete bianco e in misura minore da faggio. Il legname resinoso viene ripartito per circa il 10% nelle classi B, B+ per falegnameria, circa il 35% nella classe C+ per costruzioni circa il 25% nella classe C per imballaggi, il rimanente è rappresentato da stangame di buona qualità e legname per triturazione e biomassa, il legname di faggio è indicato come legna da ardere.
Parte delle superfici boscate sono dedicate all'attività formativa del CeSFAM di Paluzza rappresentando dei cantieri didattici nel settore della filiera foresta-legno.
Altre attività economiche
I complessi malghivi dati in concessione interessano circa 320,00 ettari tra pascoli e praterie alpine; i consistenti interventi di riqualificazione sulle strutture malghive del compendio rendono ora possibile integrare le attività zootecniche e casearie con quelle agrituristiche ed escursionistiche.
Circa 6 ettari sono interessati dalla presenza di una cava di pietra calcarea, sempre affidata in concessione, da cui si ricavano annualmente 10.000 metri cubi di marmo "grigio carnico", prodotto mediamente pregiato e di nicchia.
Fruizione turistica e protezione della natura
Decine di Km di sentieri si sviluppano nella proprietà regionale o nelle immediate vicinanze. A tali percorsi si aggiunge la fruizione a piedi, in bici, e con sci di fondo sulle strade forestali con direttrice principale dal fondovalle a Pramosio.
Al fine di una corretta gestione della fauna selvatica sono stati redatti degli specifici studi per quanto riguarda gli ungulati (capriolo, cervo, camoscio) e i galliformi alpini (francolino di monte, cedrone, gallo forcello, pernice bianca). Nell'ambito della costituzione della rete Natura 2000 è stata istruita la ZPS "Alpi Carniche" che comprende pressochè completamente la proprietà. Infine, con l'ultimo piano di gestione 2007-2018, circa 20 ha di foresta sono stati individuati come area "wilderness" dove sono ammessi unicamente interventi per favorire la fauna selvatica.

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Proprietà regionale della Forchiutta

Localizzazione e caratteristiche stazionali
La proprietà occupa una fascia del territorio comunale di Paularo posta a confine con il territorio di Moggio Udinese e ha una superficie complessiva di circa 815 ettari.
Dal punto di vista orografico, si colloca nella parte alta del versante, tra il dosso Chianeipade, il monte Cullar, la forca Zouf di Fau, sino alla vetta del monte Sernio.
Nella parte più settentrionale, in corrispondenza del bacino del rio Turriea, la proprietà è interessata da evidenti fenomeni di evoluzione geomorfologica dovuti alla presenza di una faglia della Linea Fella-Sava.
Dal punto di vista della copertura forestale, la Foresta della Forchiutta è caratterizzata dalla presenza di boschi composti da abete bianco, abete rosso e faggio, mentre il pascolo occupa modeste superfici al limite nord orientale della proprietà.
Storia
In passato le attività legate allo sfruttamento dei prati e dei pascoli garantivano una redditività economica e avevano quindi un'importanza testimoniata ancor oggi da vari fabbricati un tempo destinati all'attività della monticazione e attualmente più o meno conservati.
Nel 1970, l'Amministrazione regionale acquistò la proprietà del Consorzio privato della Forchiutta di privati, costituito da abitanti "originari" di Dierico, frazione di Paularo.
La gestione attuata in seguito portò a caratterizzare in senso forestale la proprietà, attraverso il rimboschimento artificiale dei prati e dei pascoli non più utilizzati e alla costruzione di viabilità di servizio.
Produzione legnosa
La Foresta di Forchiutta è caratterizzata dalla carenza di viabilità di servizio che determina la ridotta attuazione delle previsioni di utilizzazioni del piano di gestione forestale. Dei 312 ettari di bosco di produzione, solo 92 sono serviti direttamente da viabilità principale, con una densità media di 25 metri ad ettaro; una sola particella, di 37 ettari di superficie è servita da una strada camionabile. La viabilità secondaria interessa 32 ettari ed è costituita da trattorabili e piste di esbosco, con una densità media di 38 metri per ettaro.
La possibiità di ottenere produzioni legnose di qualità nella zona è testimoniata anche dalla presenza di un incluso nella proprietà regionale, il "Bosco di Griffon", un tempo di proprietà della Repubblica di Venezia e attualmente del Consorzio Boschi Carnici.
Il piano di gestione forestale stima che annualmente sia possibile utilizzare circa 2200 metri cubi di legname, prevalentemente resinoso. Allo stato attuale, la distanza di questa Foresta dal fondovalle non rende però conveniente lo sfruttamento della risorsa legnosa.
Fruizione turistica e protezione della natura
Il rifugio forestale Chianeipade, nella località omonima e il bivacco "casera del Mestri", di recente costruzione alle pendici del monte Sernio, sono i due soli fabbricati che possono costituire un punto di appoggio per attività di fruizione turistico ricreativa (fruibili in base al regolamento utilizzo fabbricati nelle proprietà regionali).
Ai fini della tutela naturalistica dell'area, nella parte meridionale della proprietà è stata istituita un'area "wilderness" a tutela integrale, avente una superficie complessiva di 439 ettari, all'interno della quale è previsto che la vegetazione sia lasciata alla libera evoluzione.
Per l'accesso da parte di escursionisti vi sono alcuni segnavia CAI che consentono di raggiungere la proprietà sia dal versante di Paularo che dal versante di Moggio Udinese e che si connettono al percorso dell'Alta Via della Val d'Incarojo.

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Proprietà regionale del Prescudin

Localizzazione e caratteristiche stazionali
La foresta regionale del Prescudin è una valle secondaria chiusa, in Comune di Barcis, con sbocco sul Torrente Cellina, completamente di proprietà regionale. L'escursione altimetrica è notevole in quanto si passa da poco più di 400 m all'unico imbocco posto al lato Ovest per salire fino sulla cresta di contorno, le cui cime più alte superano i 2.200 m (Monte Messer 2.230 m s.l.m.). La varietà vegetazionale è pertanto elevata. La vegetazione arborea è dominata dal faggio, spesso consociato con tasso e latifoglie termofile varie come carpino nero. Le tipologie forestali prevalenti sono le faggete sub-montana, montana, alti-montana e sub-alpina; vi sono inoltre le faggete primitive di rupe e di falda detritica e le pinete di pino nero su pendii aridi esposti a Sud. Più in alto, si trovano mughete, prati magri e ambienti rupestri. la componente florisitica denota elementi di pregio: abbondanza di endemismi (es.: Arenaria huteri su rocce ombrose o stillicidiose) e la vegetazione di ghiaione del Gravon del Tasseit in esemplare successione altimetrica e in funzione della granulometria.
Storia
La Foresta del Prescudin è di proprietà della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia dal 1966, quando tale Foresta demaniale venne assegnata alla Regione a seguito della sua istituzione. Dieci anni prima il compendio era stato acquisito dall'Azienda di Stato per le Foreste Demaniali. Fino agli anni Trenta del XX secolo, la proprietà fu dei Conti Cattaneo, casato di grandi proprietari terrieri di Pordenone, che utilizzavano il bene principalmente come residenza estiva: l'edificio di Villa Emma è intitolato a Donna Emma Cattaneo. I due fabbricati limitrofi erano una stalla e un piccolo caseificio, posti al centro di un pascolo che veniva monticato con bovine da latte. Dal 1973 furono condotti studi sul locale bacino idrogeologico culminati nel 1986 con la pubblicazione del volume "Suoli, vegetazione e foreste del Prescudin" edito dall'Azienda regionale delle foreste.
Produzione legnosa
La gestione forestale attiva è limitata alla parte del fondovalle della Foresta. La ripresa netta è di 100 metri cubi. La produzione legnosa è esigua ed è rappresentata in gran parte da legna da ardere proveniente da diradamenti o dal legname di abete rosso proveniente dai tagli di rinaturazione dei rimboschimenti di abete rosso, che risalgono agli anni dal 1943 al 1975, la cui finalità è favorire il progressivo ingresso della vegetazione spontanea di latifoglie.
Fruizione turistica e protezione della natura
La foresta regionale del Prescudin è stata quasi completamente (90%) dichiarata area wilderness con la denominazione "Alto Prescudin" (ha 1.491.3420), con esclusione della zona di fondovalle interessata da strada e fabbricati. Si tratta quindi di un contesto in gran parte selvaggio e isolato, con scorci suggestivi. Villa Emma con i suoi fabbricati di servizio e l'area di sosta costituiscono un punto di riferimento e appoggio centrale. Da lì si possono intraprendere passeggiate brevi e in piano oppure percorsi più impegnativi, fino ai rifugi in quota o alle creste. Sono facili gli avvistamenti di cervi e caprioli, talvolta dell'aquila. L'intensa frequentazione di cervi è palesata da segni di scorticamento sulle piante di tasso. L'ambiente è fresco, vi sono sorgenti e alcuni stagni ricchi di vita anfibia.

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