L'Osservatorio regionale sul mercato del lavoro riporta l'analisi preliminare delle principali tendenze del 2021.
Il 2021 è’ stato l’anno del “grande rimbalzo”. Dopo una recessione di circa 9 punti percentuali nel corso del 2020, la ripresa dell’economia era prevista in repentina svolta, come in effetti è avvenuto anche oltre alle attese. Il PIL del FVG è cresciuto oltre il 6% nell’ultimo anno. I driver principali sono stati l’export dei prodotti industriali e le costruzioni nell’edilizia, insieme con l’uscita dalla forte crisi nel comparto turistico e del commercio.
Le assunzioni toccano quota 240.748, superando il livello registrato nel 2019 (234.845), una crescita percentuale pari al 2,5%. Coerentemente con la ripresa della dinamica di domanda e offerta di lavoro, crescono anche le cessazioni, con 231.586 unità, l’1,4% in più rispetto al periodo pre-pandemia. La differenza tra le due misure ha come esito un saldo positivo delle posizioni di lavoro pari a circa 9.100 unità, 2.710 in più rispetto al 2019 (6.452). Si tratta di un risultato secondo solo al picco registrato nel 2017.
L’incremento dell’occupazione dipendente è diffuso su tutta la Regione: la zona dell’ udinese e bassa friulana, una delle più colpite, è passata da un saldo di 1.740 unità del 2019, a una riduzione a 152 nel 2020, sino a 2.721 nel 2021 (+981); in provincia di Trieste si è passati da 931 posizioni di lavoro nette a oltre 1.370 nel 2021 (+411). Nella provincia di Pordenone, quella meno colpita dall’andamento del 2020, si osserva una riduzione del saldo del 2021 (1.496) rispetto al 2019 (2.372). Nei i territori che negli ultimi cinque anni hanno registrato maggiori criticità, il rimbalzo positivo del mercato del lavoro è stato più alto: il medio e alto friuli segna un incremento nelle posizioni di lavoro di oltre 1.100 unità – da 416 del 2019 a 1.584 del 2021 – circa lo stesso incremento per l’ isontino, da 993 a oltre 1.980.
Un ricambio generazionale trainato dal lavoro a termine?
Le assunzioni sono cresciute del 3,4% per i maschi e dell’1,6% per le femmine. Alto il numero
di assunzioni per gli under 29enni (88.940), con un incremento di oltre 4.000 assunzioni rispetto
al 2019 (+5,9%); le attivazioni per la classe centrale, dai 30 ai 54 anni, sono rimaste
praticamente le stesse, intorno alle 121.000 unità; elevata la crescita percentuale delle
assunzioni per gli over 55 (da 28mila a oltre 30mila assunzioni, +7,2%).
L’incremento nelle assunzioni nette dei giovani (da 9mila a oltre 13mila unità), è andata a controbilanciare il saldo negativo per la fascia over 55. Per questi, il numero di cessazioni supera quello delle assunzioni, soprattutto a causa di motivi demografici, sono infatti cresciute le interruzioni dei rapporti di lavoro per pensionamento (+1%) e per decesso (+3%). Considerando la dinamica demografica della nostra regione, i lavoratori vicini alla pensione aumenteranno, pertanto nei prossimi anni è probabile si possa aprire una “finestra” per il ricambio generazionale. Si tratta di un’importante opportunità da cogliere, perché chiaramente il ricambio non sarà privo di “attriti”, andrà accompagnato attraverso interventi che facilitino queste transizioni. D’altronde siamo alla vigilia della partenza di buona parte di progetti del PNRR sulle politiche e i servizi per il lavoro.
La crescita delle assunzioni è trainata dal lavoro temporaneo. In particolare, le attivazioni con il contratto a tempo determinato sono state oltre 121mila su un totale di 240mila, con un incremento pari al 5,7% rispetto al 2019. Cresce la somministrazione di lavoro, con 41mila assunzioni (+1%), aumenta il ricorso al lavoro parasubordinato (+16%, con un numero di assunzioni pari a oltre 14mila unità), mentre si contrae il lavoro intermittente (-6,2%). Le assunzioni con il contratto a tempo indeterminato erano 23mila nel 2019, sono quasi 21mila nel 2021 (-10%).
L’aumento delle dimissioni volontarie e l’accresciuta mobilità occupazionale
inter-settoriale
Il numero di cessazioni dovute alla fine dei rapporti a termine è diminuita di meno dell’un
percento, passando da 150mila a 149.500 circa (-0,8%); diminuisce la categoria della perdita
involontaria del posto di lavoro – si tratta sostanzialmente dei licenziamenti, passati dai 20.150
del 2019 a poco più di 17mila nel 2021 (-13,4%): evidentemente la protezione dal blocco dei
licenziamenti e la CIG-Covid 19 in deroga hanno avuto successo nel mantenere i livelli
occupazionali, anche oltre il venir meno del congelamento dei licenziamenti, soprattutto per i
settori e le imprese coinvolte, in particolare la manifattura (fine del blocco a fine giugno 2021)
e il terziario (fine del blocco a fine ottobre 2021).
Da evidenziare l’incremento sensibile delle dimissioni volontarie, fenomeno generalizzato a livello nazionale e internazionale, passate dalle oltre 44mila unità alle quasi 53mila (+17,8%): nel 2021 il 22,7% delle interruzioni dei rapporti di lavoro si deve a dimissioni volontarie, tale quota era pari al 19,6% nel 2019 e del 19,8% nel 2020. L’Osservatorio sta approfondendo ulteriormente questo fenomeno: l'incremento pare dovuto, in prevalenza, a dimissioni di personale con esperienza soprattutto nel campo delle costruzioni e dell’indotto, con un movimento di ricollocazione intra-settoriale e in alcuni casi con la creazione di una propria impresa edile. I soggetti hanno colto delle opportunità di natura economica, spesso interconnesse anche con quelle di natura più personale, derivanti dalla voglia o dalla necessità di migliorare la propria condizione professionale e di vita.
In aumento, inoltre, le uscite dal mercato del lavoro per motivi demografici, del 3,4% rispetto al 2019 (oltre le 4mila unità). L’incremento riguarda tanto la componente maggioritaria dovuta al pensionamento (oltre 3.600 cessazioni per quiescenza), quanto il motivo del decesso, passando dalle 389 alle 484 cessazioni (+24,4%).
Cresce la domanda di lavoro in tutti i settori: manifattura, costruzioni e indotto in forte
ripresa
Le assunzioni sono aumentate in tutti i settori di attività economica, ad esclusione del
comparto alberghi e ristoranti (-12,3%), che è stato in assoluto il settore che ha sofferto di più
le misure di contenimento della pandemia da COVID-19. Va sottolineato, in ogni caso, che si
riducono anche le cessazioni, risultando pertanto un saldo positivo pari a oltre 2.300 unità. Ciò
induce a supporre che sia in corso una ristrutturazione, anche in virtù del forte mismatch tra
domanda e offerta di lavoro registrato in questo settore a partire dalla stagione 2020.
Le assunzioni crescono soprattutto nei comparti a maggiore intensità di capitale, ossia le costruzioni (+10,9%, con un saldo complessivo pari a 1.543 unità) e la manifattura (+4,3%, saldo pari a 2.812). Nell’ambito della produzione industriale regionale, si segnala l’incremento delle posizioni di lavoro soprattutto nel legno (+96 unità), nella fabbricazione di prodotti in metallo (+499) e nella produzione di macchinari e apparecchiature In ripresa anche il terziario (+2,4%, con un saldo positivo pari a oltre 2.800 unità). In particolare, crescono le posizioni di lavoro nel commercio all’ingrosso e al dettaglio (+842), nel settore della logistica, trasporto e magazzinaggio (+941), le attività artistiche, sportive e di intrattenimento (+456), le attività professionali, scientifiche e tecniche (+140) e i servizi ICT (+90).