FOCUS

In progress la valutazione circa l'opportunità di introdurre nuovi indicatori di sviluppo del progresso sociale che vadano oltre il PIL e il NUTS2.

Introduzione

Nel panorama istituzionale europeo è da qualche tempo in atto un processo di “ripensamento” dell’Unione Europea che, passando dalle grandi questioni che ineriscono la natura identitaria e funzionale dell’UE (necessità di una maggiore unione politica, di una politica estera comune maggiormente efficace specie cfr. dell’immigrazione, di un’unione fiscale, finanziaria ed energetica più spinta, ecc.), arriva fino alla riconsiderazione di tecnicismi oramai collaudati da più di un ventennio che però non sembrano rispondere in maniera adeguata alle esigenze manifestate dalla realtà attuale.

Tra questi ultimi, è emersa in questi ultimi tempi sempre di più a livello istituzionale, in particolare con riferimento alla DG REGIO della Commissione europea così come in seno all’organo rappresentativo delle istanze locali - il Comitato delle Regioni (CdR) - l’esigenza di un ripensamento dei parametri di riferimento per la considerazione della ricchezza su scala unionale. In proposito, si fa rinvio ad un modello che ponga il monitoraggio dello sviluppo territoriale in un’ottica cd. “policentrica” sulla base dell’introduzione di nuovi indicatori che superino i tradizionali Prodotto Interno Lordo (PIL) e Nomenclatura delle Unità Territoriali Statistiche (NUTS2), sulla base della considerazione che la ricchezza non sia riconducibile esclusivamente a tali parametri. Si tratterebbe quindi di una sorta di ripensamento della politica di coesione che terrebbe in maggiore considerazione alcuni aspetti cruciali riconducibili alla società del nuovo millennio: maggiore sostenibilità vis-à-vis dell’ambiente, connettività, accessibilità, ecc...

Di fatto, ad ora, l’indicatore più utilizzato per il monitoraggio della “salute” di un territorio è il Prodotto Interno Lordo - PIL (Gross Domestic Product - GDP) e per quanto riguarda il livello di analisi ci si sofferma alla classe NUTS 2 della classificazione delle Unità Territoriali Statistiche. Alle volte, l’utilizzo di questi indicatori può creare delle distorsioni della realtà fattuale rispetto a ciò che la statistica rileva empiricamente, perciò si è deciso di approfondire le possibilità di ricorrere a metodi di calcolo che siano alternative al PIL ed al NUTS2. Il PIL, ad esempio, non prende in considerazione gli aspetti sociali e l’impatto ambientale che si ricollegano ad un determinato territorio, mentre il livello di analisi NUTS2 comprende ampie aree geografiche che possono tuttavia differenziarsi tra di loro in ragione di particolare circostanze. Stante che il PIL viene ritenuto una referenza oramai universalmente accettata, resta la necessità tuttavia di valutarne un’integrazione eventuale con altri indicatori specifici.

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Reinterpretare le disparità regionali e locali: oltre il PIL?

Di recente, è emersa negli ambienti istituzionali l’esigenza di misurare il progresso con riferimento al territorio regionale non solo sulla base del PIL: il Prodotto Interno Lordo è l’i ndicatore più diffuso per l’analisi e le decisioni politiche, ma non tiene conto di vari fattori come ad esempio la biodiversità, l’impatto ambientale, gli aspetti sociali; andrebbe quindi integrato con altri indicatori. Queste considerazioni sono attuali anche al giorno d’oggi e bisognerebbe implementare il PIL nel territorio, anche a livello regionale, prendendo in considerazione sia gli aspetti tecnici che quelli politici.

In proposito, anche gli Uffici della Commissione europea che si occupano di statistica (Eurostat) hanno ribadito che, sebbene il PIL sia tradizionalmente l’indicatore più autorevole per misurare la performance economica - anche in termini di significatività statistica -, esso al giorno d’oggi non prende affatto in considerazione il progresso della società, il welfare e le scelte ambientali/sostenibili. L’Eurostat avrebbe quindi intenzione di integrarlo con altre unità di misura, come ad esempio gli indicatori sulla qualità della vita, anche in considerazione del fatto che un singolo indicatore non è sempre appropriato per rappresentare adeguatamente molteplici situazioni similari ma non identiche (es. analizzando solo le città capitali non si considera lo sviluppo territoriale policentrico).

Il mondo accademico è ugualmente sensibile alla tematica di cui in parola: per esempio nel Comune di Genova si prevede l’introduzione di nuovi indicatori (SMART) che fanno riferimento allo sviluppo territoriale e politico-sociale dell’area (territorial/welfare dashboard). Lo strumento utilizzato non sarebbe costruito con dati a campione, ma basandosi sui dati disponibili delle amministrazioni pubbliche, con un percorso condiviso di validazione dello strumento. Grazie al dashboard si mira ad analizzare diversi livelli territoriali (nazionale/ regionale/ comunale/ infracomunale), per esempio al fine di individuare situazioni di disagio.

Anche altri attori che operano sul piano internazionale, quale il Centro Comune di ricerca (Joint research centre - JRC) della Commissione Europea ritengono di fondamentale importanza il ricorso ad indicatori compositi, in quanto ritenuti rappresentare un modo chiaro ed immediato per la trasmissione delle informazioni e la valutazione del progresso reale su base territoriale. 

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Migliori misurazioni territoriali nella UE. Tipologie regionali e locali: oltre il NUTS2?

Sempre più emerge l’esigenza di analizzare p.es. la mobilità nelle regioni svantaggiate dal punto di vista geografico e demografico: da cui emerge l’importanza dei dati statistici per fondare ponderate decisioni politiche: diversi sono gli scenari che caratterizzano le regioni europee in base ai differenti criteri di ammissibilità per l’accesso ai Fondi Strutturale ed al Fondo di Coesione.

Attualmente nell’ambito della Politica di Coesione 2014-2020, le regioni a livello NUTS2 vengono suddivise in tre categorie in base alla media triennale del PIL pro capite rispetto alla media UE. Da molti il NUTS2 con il criterio del PIL pare un metodo appropriato per rappresentare le effettive condizioni in cui vivono le persone.

Altri la pensano diversamente: l’altra opzione potrebbe essere quella di concentrarsi sulle regioni con il tasso di crescita economica maggiore tra il 2001 e 2011, oppure considerare la distanza dagli obiettivi di Europa 2020 o alternativamente valutare il cambiamenti demografici. In proposito, alcune regioni hanno già manifestato l’esigenza di una “riconsiderazione” della loro classificazione NUTS sulla base delle proprie caratteristiche precipue (p.es. sulla base della tipologia di area prevalentemente urbana e non rurale: in questo modo si potrebbe provvedere alle esigenze specifiche del territorio, promuovendo contemporaneamente la coesione a livello regionale).

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Il progetto ESPON

Nell’ambito del progetto ESPON: “Rendere l'Europa aperta e policentrica, la visione territoriale per l'Europa - ET 2050 ”, per esempio si è operata una previsione dei diversi scenari futuri della UE sulla base dei tassi di crescita e del PIL attuali, mantenendo in essere le misure di austerità tuttora vigenti. Sulla base di questo scenario, saremmo in presenza di una crescita moderata, accompagnata tuttavia da un aumento delle disparità a livello regionale. Sebbene tale analisi possegga in sé diversi limiti (l’essere stata effettuata a livello nazionale e caratterizzata da un certo “eurocentrismo” in quanto non considera affatto le interazioni con il resto del mondo), appare degna di considerazione. Un nuovo concetto di Europa (e di coesione) richiamerebbe la necessità di prevedere nuovi indicatori di valutazione del progresso regionale: il PIL sembra sempre di più essere un indicatore valido, ma incompleto, da utilizzare usarlo in maniera critica ed integrandolo con altri misuratori.

Per maggiori informazioni sul progetto ESPON, clicca qui.

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Verso una serie di indicatori di sviluppo del progresso sociale

Anche a livello mondiale, non solo su scala europea, emerge l’esigenza di una riconsiderazione degli indicatori ai fini di valutare la ricchezza o meno di un Paese e delle relative ripartizioni territoriali. La crescita economica ha già fatto uscire milioni di persone dalla situazione di povertà e migliorato la qualità di vita di altrettante persone nel corso degli ultimi anni… . Tuttavia risulta che un modello esclusivamente basato esclusivamente sullo sviluppo e sul progresso economico sia ad oggi inadeguato. Una società che fallisce nel rispondere ai bisogni umani basilari, che non promuove il miglioramento delle condizioni dei suoi cittadini, che non protegge adeguatamente l’ambiente e le risorse naturali non è di fatto sostenibile nel medio-lungo termine. Una crescita inclusiva (inclusive growth) richiede pertanto uno sforzo maggiore, in vista del progresso sia economico che sociale.

L’indicatore di Sviluppo del progresso sociale (Social Progress Index) cui si fa riferimento costituisce un’alternativa che mira a creare un robusto, olistico, quadro di misurazione per misurare le performance nazionali sia sotto il profilo sociale che ambientale e può fornire alcuni spunti per riorientare le policies e una chiave di lettura affidabile per misurare il progresso di un determinato territorio. Gli indicatori cui si fa riferimento sarebbero quindi complementari al PIL: una misurazione del progresso sociale condurrebbe, secondo i suoi sostenitori, a vantaggi di carattere economico così come a miglioramenti nelle performances sia dal punto di vista sociale che ambientale.

Per maggiori informazioni sullo studio relativo agli indicatori di sviluppo del progresso sociale, clicca qui.

In conclusione, appare necessario rilanciare la discussione sulla coesione territoriale (white paper on territorial cohesion) ed individuare indicatori complementari per uno sviluppo sostenibile. Un esempio è rappresentato dalla tematica legata al traffico automobilistico: gli ingorghi stradali contribuiscono all’aumento del PIL, perché sono correlati all’aumento della produzione/consumo di petrolio; in questo caso però non vengono presi in considerazione i danni ambientali o il fatto che non siano stati apportati benefici alla società. Il PIL si ritiene debba venire integrato con altri indicatori specifici, ad esempio riguardanti gli aspetti sociali e l'impatto ambientale.

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Link utili

Per visionare la pagina dedicata alla conferenza che si è tenuta al Comitato delle Regioni lo scorso mese di luglio intitolata “Monitoraggio dello sviluppo territoriale policentrico in Europa con nuovi indicatori: oltre il PIL e NUTS2?”, clicca qui.

Per consultare il Progetto di parere del Comitato delle Regioni - CoR: “Misurare il progresso non solo con il PIL”, relatore Vicente Álvarez Areces, clicca qui.

Per consultare la risoluzione del Parlamento europeo dell'8 giugno 2011 su «Non solo PIL - Misurare il progresso in un mondo in cambiamento», clicca qui.

Per consultare il rapporto Eurostat sulle regioni metropolitane NUTS3, clicca qui.

Per consultare il rapporto Eurostat sul PIL e oltre, clicca qui.

Per consultare gli studi del gruppo di ricerca “Indicatori compositi JRC” e loro pubblicazioni, clicca qui.

Per consultare lo studio per il CoR sulla fattibilità della mappatura della dimensione sociale dell’Unione economica e monetaria, clicca qui.

Per consultare le analisi di Eurostat in merito alle tipologie regionali al livello NUTS3 (es. regioni urbane-rurali, di confine, montane…), clicca qui.

Per consultare la documentazione della Commissione Europea in materia di Ambiente - iniziativa Oltre il PIL, clicca qui.

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