Diritto studio: Rosolen, al via progetto universitario nelle carceri
Regione, Università e Amministrazione penitenziaria insieme per
offrire ai detenuti la possibilità di conseguire una laurea.
L'iniziativa avrà durata triennale e partirà da una ricognizione
sui circa 700 detenuti presenti negli istituti del Fvg Trieste, 23 set - "Il diritto allo studio negli Istituti di
pena si consolida e diventa parte di una strategia regionale
sempre più integrata. Insieme ai percorsi finalizzati
all'acquisizione di competenze professionali per i detenuti,
finanziati dalla Regione attraverso il Fondo sociale europeo (2
milioni di euro), oggi offriamo un'ulteriore opportunità: la
possibilità di conseguire una laurea. È un passo significativo,
che amplia concretamente le possibilità di crescita, formazione e
reinserimento delle persone recluse". Lo ha annunciato oggi l'assessore regionale all'Istruzione,
Formazione e Università, Alessia Rosolen, intervenuta alla
conferenza stampa di presentazione del progetto "I poli del
Friuli Venezia Giulia per il diritto allo studio universitario
nella fase esecutiva della pena", che entra ora nella fase
operativa dopo la sottoscrizione, lo scorso 25 giugno, della
Convenzione quadro tra Regione, Università degli studi di
Trieste, Università degli studi di Udine, Provveditorato
regionale dell'Amministrazione penitenziaria (Prap Triveneto) e
Ufficio interdistrettuale di esecuzione penale esterna (Uiepe). "L'iniziativa - ha aggiunto Rosolen - dà sostanza a un diritto
fondamentale, quello allo studio, offrendo alle persone detenute
la possibilità di intraprendere un percorso universitario e, dove
possibile, di conseguire un diploma di laurea anche durante
l'esecuzione della pena. Al tempo stesso, la Convenzione
rappresenta un esempio concreto della capacità di collaborazione
tra istituzioni regionali, Università e Amministrazione
penitenziaria, mettendo in rete competenze e strumenti diversi
con un obiettivo comune: favorire crescita personale,
acquisizione di competenze e reinserimento sociale". La Convenzione, della durata di tre anni, punta a costruire un
sistema strutturato per consentire alle persone detenute di
accedere agli studi universitari, frequentare le lezioni e
conseguire il titolo, riducendo per quanto possibile gli ostacoli
logistici legati alla condizione detentiva. Il progetto, che entra ora nella fase operativa, prevede una
prima ricognizione sui circa 700 detenuti presenti negli istituti
penitenziari del Friuli Venezia Giulia, finalizzata a individuare
requisiti, aspirazioni e interessi formativi. Le attività
proseguiranno con la definizione di una mappatura e di linee
guida condivise, la verifica delle dotazioni tecnologiche degli
istituti e la selezione e formazione di studenti e neolaureati
che potranno svolgere attività di tutoraggio a supporto degli
studenti detenuti. L'assessore ha poi precisato gli obiettivi del progetto: "Non
vogliamo limitarci a consentire l'iscrizione all'università.
Intendiamo costruire attorno allo studente un vero percorso di
accompagnamento, che parta dall'orientamento e arrivi al
tirocinio e all'inserimento lavorativo. L'obiettivo è fare in
modo che il titolo di studio diventi una competenza spendibile
nel mercato del lavoro e una concreta possibilità di ripartenza". La Convenzione prevede inoltre la possibilità di ampliare
progressivamente la rete dei soggetti coinvolti, valorizzando le
competenze e le opportunità presenti sul territorio. "Oggi diamo
avvio a un progetto - ha concluso Rosolen - che mette al centro
la persona e il suo futuro. Ringrazio tutti i soggetti che hanno
contribuito alla costruzione di questa iniziativa e che hanno
scelto di investire nella collaborazione istituzionale. Con
questo percorso Regione, Università e Amministrazione
penitenziaria lavorano insieme perché una laurea possa diventare
per una persona un punto di ripartenza". Il rettore dell'Università di Udine Angelo Montanari ha
sottolineato come l'accordo rappresenti il risultato di una
profonda convergenza istituzionale e di un preciso impegno etico
e costituzionale a favore della funzione rieducativa della pena.
L'iniziativa si inserisce in un trend nazionale in crescita, e
punta a coniugare le esigenze di sicurezza degli istituti
penitenziari con il diritto alla formazione. Centrale sarà il
coinvolgimento della comunità studentesca attraverso il
tutoraggio alla pari, per favorire il sostegno nello studio e il
superamento dei pregiudizi. La Convezione, come ha precisato il prof. Stefano Ciampi,
delegato della Rettrice dell'Università di Trieste, presenta
elementi qualificanti rispetto alle omologhe iniziative diffuse
su scala nazionale, in virtù di un modello innovativo e integrato
che coinvolge in modo paritetico le Università di Trieste e di
Udine, estendendo i benefici dei poli universitari alle persone
detenute nelle cinque case circondariali del Friuli Venezia
Giulia e alle persone che scontino la pena al di fuori del
carcere, in misura alternativa alla detenzione, in Friuli Venezia
Giulia, Veneto o nelle Province autonome di Trento e Bolzano.
Particolarmente rilevante è inoltre il ruolo della Regione Friuli
Venezia Giulia, che, in qualità di parte firmataria della
Convezione istitutiva (peculiarità sul fronte dei poli
universitari penitenziari italiani), assume responsabilità
strategiche, di coordinamento e di sostegno finanziario che si
candidano ad avere un peso decisivo ai fini della compiuta
realizzazione del progetto. La prof.ssa Natalia Rombi, delegata del rettore dell'Università
di Udine, si è poi soffermata sui passaggi operativi necessari
per passare dai valori costituzionali alla realtà amministrativa,
evidenziando come la cultura sia lo strumento più efficace per
restituire centralità alla persona, preservarne la dignità e
favorirne il recupero sociale. Alberto Quagliotto, dirigente del provveditore regionale
dell'Amministrazione penitenziaria per il Veneto, il Friuli
Venezia Giulia e il Trentino-Alto Adige, ha evidenziato come i
dati del monitoraggio regionale evidenzino un forte interesse e
un significativo bacino potenziale: nei cinque istituti
penitenziari del Friuli Venezia Giulia sono presenti oltre 150
detenuti in possesso di un titolo di studio idoneo, mentre 34
persone sarebbero pronte ad avviare un percorso universitario,
spaziando dall'Intelligenza artificiale all'economia e alle
discipline umanistiche. Ha inoltre sottolineato che il protocollo
sui poli universitari consente di coniugare la sicurezza con la
funzione rieducativa della pena prevista dalla Costituzione,
trasformando, attraverso aule adeguatamente attrezzate e percorsi
accademici, il tempo della detenzione in un'opportunità di
responsabilizzazione e di concreta prevenzione della recidiva. Sara Arata (Uiepe Trieste) ha evidenziato il valore innovativo
del progetto, sottolineando come l'accesso all'università
favorisca crescita personale, responsabilizzazione, acquisizione
di competenze e inclusione sociale. Ha inoltre ribadito
l'importanza della collaborazione tra istituzioni per superare
gli ostacoli logistici e burocratici, trasformando lo studio e la
formazione in strumenti concreti di cambiamento, partecipazione e
reinserimento nella comunità, con ricadute positive anche sulla
prevenzione e sulla sicurezza sociale.
ARC/PAU/al
Diritto studio: Rosolen, al via progetto universitario nelle carceri