Gorizia, 23 set - "La libertà e la democrazia non sono
conquiste scontate: sono valori che dobbiamo difendere ogni
giorno e che abbiamo il dovere di trasmettere alle nuove
generazioni".
È il messaggio portato dall'assessore regionale al Patrimonio
Sebastiano Callari oggi, nell'aula magna del liceo Dante
Alighieri di Gorizia, alla cerimonia per la "Giornata degli
internati italiani nei campi di concentramento tedeschi durante
la seconda guerra mondiale".
Nel corso della manifestazione sono state consegnate le medaglie
d'onore conferite dal Presidente della Repubblica ai cittadini
italiani, militari e civili, residenti nella provincia di
Gorizia, deportati o internati nei lager nazisti e destinati al
lavoro coatto per l'economia di guerra.
Le onorificenze sono state consegnate in memoria di Dionisio
Lorenzon di Gorizia, ritirata da un amico, Giovanni Marega di
Gradisca d'Isonzo, ritirata da un nipote, Giovanni Turus di
Mossa, ritirata da un nipote, Antonino Piraino di San Pier
d'Isonzo, ritirata da un nipote, e Angelo Ponton di Villesse,
ritirata dalla figlia. Alla cerimonia erano presenti i familiari
degli internati e i sindaci dei Comuni di San Pier d'Isonzo,
Gradisca d'Isonzo, Mossa e Villesse, in rappresentanza delle
comunità di residenza.
L'iniziativa, alla presenza della dirigente del Polo liceale
Giovanna Petitti, del vicesindaco di Gorizia Chiara Gatta e del
prefetto di Gorizia Ester Ferullo, ha visto anche un momento di
riflessione curato dagli studenti del Polo Liceale, che hanno
approfondito la vicenda degli internati sul territorio goriziano.
Dopo l'8 settembre 1943 furono circa 650mila i militari italiani
internati nei lager tedeschi per aver rifiutato di aderire alla
Repubblica sociale italiana e al nazifascismo. Trascorsero
mediamente 19 mesi in detenzione e tra i 40 e i 50mila non fecero
ritorno.
"Abbiamo ancora testimonianze importanti di quella tragedia.
Penso, per esempio, alla Risiera di San Sabba e invito i ragazzi
che non ci sono mai stati a visitarla: è un luogo nel quale si
può ancora percepire l'emozione e la sofferenza di chi è stato
privato della libertà", ha ricordato Callari, sottolineando il
valore della testimonianza storica anche per il territorio
regionale.
"Quegli uomini soffrirono perché vollero continuare ad affermare
la propria identità, la propria religione, il proprio credo e le
proprie idee. Oggi viviamo in un mondo nel quale quella libertà,
conquistata anche e soprattutto grazie a chi è morto per
difenderla, viene nuovamente messa a rischio" ha aggiunto Callari.
L'assessore ha quindi richiamato il ruolo della scuola e delle
istituzioni nella trasmissione della memoria. "Abbiamo il dovere,
come istituzioni, di ricordare e di portare questi insegnamenti
nelle scuole. La libertà e la democrazia non sono scontate:
quella che vivete ogni giorno, la libertà di studiare, di
scegliere e di costruire il vostro futuro, va difesa ogni giorno".
"Per questo sono importanti momenti come quello di oggi - ha
concluso Callari - nei quali le comunità si raccontano,
custodiscono la memoria e la consegnano ai giovani, perché gli
errori del passato non vengano dimenticati e possano diventare un
insegnamento per il presente e per il futuro".
ARC/SSA/al
L’assessore regionale al Patrimonio Sebastiano Callari alla cerimonia per la "Giornata degli internati italiani nei campi di concentramento tedeschi durante la seconda guerra mondiale" a Gorizia
L’assessore regionale al Patrimonio Sebastiano Callari alla cerimonia per la "Giornata degli internati italiani nei campi di concentramento tedeschi durante la seconda guerra mondiale" a Gorizia
L’assessore regionale al Patrimonio Sebastiano Callari alla cerimonia per la "Giornata degli internati italiani nei campi di concentramento tedeschi durante la seconda guerra mondiale" a Gorizia