Presentata la nona edizione del Bando Welfare della Fondazione
Friuli: 600mila euro per progetti sociali e assistenziali. Dal
2018 sostenuti 412 progetti per quasi 20 milioni di ricadute.
Udine, 21 set - "Il welfare che abbiamo davanti non può essere
costruito pensando che la risposta ai nuovi bisogni appartenga
esclusivamente al sistema pubblico o, all'opposto, possa essere
affidata al solo mercato. La sfida è costruire una terza
dimensione, fondata sulla sussidiarietà, sulla cooperazione, sul
Terzo settore e su una vera co-progettazione tra pubblico e
privato. È questa la direzione nella quale dobbiamo continuare a
muoverci e iniziative come il Bando Welfare della Fondazione
Friuli rappresentano un esempio concreto di questo percorso".
Lo ha affermato l'assessore regionale alla Salute, politiche
sociali e disabilità, delegato alla Protezione civile, Riccardo
Riccardi, intervenendo oggi a Udine alla presentazione della nona
edizione del Bando Welfare 2026 della Fondazione Friuli, alla
presenza del presidente della Fondazione Bruno Malattia, del
direttore Luciano Nonis, di Luca Fantini per Intesa Sanpaolo, dei
rappresentanti delle cooperative sociali Hattiva Lab e Il Piccolo
Principe e di amministratori e operatori del territorio.
"Voglio innanzitutto ringraziare il presidente Malattia e la
Fondazione Friuli - ha aggiunto Riccardi - perché hanno saputo
anticipare un lavoro che oggi la Regione sta cercando di rendere
sempre più strutturato. Mettere a disposizione 600mila euro per
sostenere progettualità sociali significa investire nella
capacità delle comunità di leggere i fenomeni, intercettare i
bisogni e costruire risposte. Significa riconoscere il valore di
un patrimonio di competenze che nel nostro territorio non è
affatto scontato e che dobbiamo valorizzare".
La nona edizione del Bando Welfare mette a disposizione 600mila
euro per progetti rivolti ai territori delle province di Udine e
Pordenone. Un'iniziativa che, nelle otto edizioni dal 2018 al
2025, ha sostenuto 412 progetti con 4,6 milioni di euro di
contributi, generando ricadute complessive sul territorio per
quasi 20 milioni di euro. Per il 2026 sono previste sette linee
d'azione dedicate, tra l'altro, alla vita indipendente,
all'autonomia abitativa, all'inclusione digitale, al contrasto
alla solitudine degli anziani, al sostegno ai caregiver,
all'inserimento socio-lavorativo delle persone fragili, alla
prevenzione del disagio e alla creazione di spazi di aggregazione
per i giovani.
"Quello che sta cambiando - ha evidenziato l'esponente della
Giunta regionale - è la natura stessa del bisogno. Non possiamo
più leggere la trasformazione sociale soltanto attraverso gli
effetti inevitabili dell'invecchiamento della popolazione.
Abbiamo davanti una strutturazione dei bisogni molto più
articolata: riguarda gli anziani e la non autosufficienza, ma
anche gli adolescenti, le famiglie, la solitudine, la disabilità,
la fragilità sociale e il rapporto sempre più complesso tra
giovani e sistema scolastico. Sono fenomeni che richiedono
competenze diverse e che non possono essere affrontati
separatamente".
Secondo Riccardi, proprio questa trasformazione impone
un'evoluzione del modello di welfare. "Il territorio e gli
amministratori locali sono fondamentali perché sono i primi a
intercettare ciò che accade nelle comunità - ha continuato
Riccardi -. Nessun soggetto, da solo, può avere tutte le
risposte. La dimensione sanitaria deve dialogare con quella
sociale, così come le istituzioni devono dialogare con il mondo
della cooperazione, del volontariato, delle fondazioni e del
Terzo settore. È il modello dell'integrazione sociosanitaria che
dobbiamo continuare a costruire".
"Non possiamo però pensare che la soluzione sia semplicemente
affidare questi bisogni al mercato. Il mercato deve poter
svolgere il proprio ruolo, ma la risposta ai bisogni delle
persone non può essere determinata esclusivamente dalla logica
dell'investimento e del rendimento. Allo stesso tempo, sarebbe un
errore pensare che tutto possa essere risolto dal sistema
pubblico. La domanda sociale corre e si trasforma più rapidamente
della capacità dei sistemi tradizionali di adeguarsi".
Da qui, secondo l'assessore, la necessità di rafforzare una
'terza dimensione' del welfare, nella quale la cooperazione
sociale e il Terzo settore possano assumere un ruolo sempre più
strategico. "Il Friuli Venezia Giulia ha una storia e ci insegna,
anche attraverso l'esperienza del terremoto del '76, una
straordinaria cultura della sussidiarietà - ha sottolineato
Riccardi -. In quei momenti abbiamo visto istituzioni, Comuni,
volontariato, cooperazione, imprese e cittadini assumersi
responsabilità e costruire insieme la ricostruzione, senza
attendere che fosse il sistema pubblico a fornire tutte le
risposte. La cultura della cooperazione (della cooperazione
sociale e del volontariato) ha dimostrato di saper rispondere ai
bisogni delle persone anche nei momenti di maggiore difficoltà. È
un patrimonio che non possiamo disperdere: dobbiamo metterlo
nelle condizioni di evolvere e applicarlo alle nuove emergenze
sociali".
"Oggi abbiamo davanti una domanda sociale che il solo sistema
istituzionale non può governare - ha proseguito Riccardi -. La
non autosufficienza, la fragilità, il disagio giovanile, la
solitudine e la trasformazione delle famiglie ci chiedono di
cambiare modello. Non possiamo limitarci a finanziare
prestazioni. Dobbiamo costruire capacità di risposta nelle
comunità".
In questo quadro, Riccardi ha richiamato anche il significato
delle esperienze sostenute negli anni dalla Fondazione Friuli.
Tra queste, i progetti realizzati da Hattiva Lab di Udine e dalla
cooperativa sociale Il Piccolo Principe di Casarsa, entrambi
orientati alla costruzione di percorsi di inclusione lavorativa
per persone con disabilità o in condizioni di fragilità.
"Le testimonianze che abbiamo ascoltato oggi dimostrano che
dietro ogni progetto ci sono persone, competenze, storie e
possibilità di autonomia. Il food truck di Hattiva Lab e il
progetto Taste Your Job del Piccolo Principe raccontano
concretamente cosa significa trasformare una risorsa in
un'opportunità di inclusione e di lavoro. È questa capacità di
produrre autonomia, competenze e partecipazione che dobbiamo
riuscire a moltiplicare".
L'assessore ha quindi posto l'accento sul superamento di una
concezione meramente prestazionale del rapporto tra pubblico e
privato. "Quando parliamo di partenariato pubblico-privato non
dobbiamo pensare a processi di privatizzazione. Dobbiamo pensare
a un cambio di cultura: passare dall'esternalizzazione di una
prestazione alla costruzione di un'alleanza attorno a un
progetto. Non si tratta soltanto di acquistare un servizio, ma di
condividere obiettivi, competenze e risorse per costruire
risposte sostenibili nel tempo".
"Questa - ha concluso Riccardi - è una sfida culturale che
riguarda l'intero Paese. La Regione Friuli Venezia Giulia sta
lavorando per costruire un sistema nel quale la dimensione
sanitaria, quella sociale, il Terzo settore, la cooperazione e le
comunità siano parte di una stessa strategia. In questa
prospettiva, la forza delle fondazioni è straordinariamente
importante perché consente di sperimentare, innovare e anticipare
risposte ai bisogni emergenti. Per questo rivolgo alla Fondazione
Friuli e al presidente Malattia la gratitudine istituzionale e
personale della Regione: il lavoro che state facendo è pienamente
dentro la direzione che abbiamo scelto di percorrere".
ARC/GIM/ma
L'assessore regionale alla Salute, politiche sociali e disabilità , delegato alla Protezione civile, Riccardo Riccardi.
L'assessore regionale alla Salute, politiche sociali e disabilità , delegato alla Protezione civile, Riccardo Riccardi.
L'assessore regionale alla Salute, politiche sociali e disabilità , delegato alla Protezione civile, Riccardo Riccardi.
L'assessore regionale alla Salute, politiche sociali e disabilità , delegato alla Protezione civile, Riccardo Riccardi.