Collaborazione tra pubblico e privato utile a sostenibilità del
sistema
Udine, 9 lug - "La politica deve preoccuparsi della
sostenibilità del sistema socio-sanitario nella prospettiva
dell'aumento delle cronicità e dell'impatto che queste hanno
sulla qualità della vita e sui bilanci delle famiglie. Quanto si
potrà andare avanti con oneri che, nella migliore delle ipotesi,
raggiungono circa 2 mila euro al mese ad ogni famiglia? E quanto
potranno i bilanci dei Comuni sostenere una morosità in aumento?
Per valutare l'efficacia delle azioni regionali condotte finora
vanno valutati con onestà intellettuale questi fenomeni uniti
agli indicatori di efficacia ed efficienza. Per questo la
riduzione dei ricoveri ospedalieri va letta come un dato positivo
in un'ottica di evoluzione del sistema verso i servizi di rete
territoriali e di presa in carico extra ospedaliera".
È la riflessione portata dall'assessore regionale alla Salute
Riccardo Riccardi alla conferenza conclusiva del Progetto CCM
2023 "La tutela della salute nelle strutture residenziali
socio-sanitarie", ospitata a Udine, momento finale di un percorso
di ricerca dedicato alla definizione di strumenti operativi per
la prevenzione e il controllo delle infezioni correlate
all'assistenza nelle strutture residenziali.
"Dalle evidenze emerse nel progetto - ha rimarcato Riccardi -
deriva la necessità di rafforzare l'evoluzione del sistema di
presa in carico degli anziani e dei pazienti cronici. Tra le
principali direttrici individuate figurano lo sviluppo di modelli
di assistenza sempre più personalizzati, il coinvolgimento attivo
dell'anziano e della famiglia in tutte le fasi del percorso
assistenziale, il potenziamento dei percorsi di transizione
assistenziale per garantire continuità tra ospedale, territorio e
strutture residenziali, il consolidamento di un approccio di rete
tra tutti gli attori del sistema".
Il progetto, finanziato nell'ambito del Centro nazionale per la
prevenzione e il controllo delle malattie (CCM) del Ministero
della Salute, vede il Friuli Venezia Giulia nel ruolo di
capofila. Alla ricerca hanno partecipato il ministero della
Salute, l'Istituto superiore di sanità, cinque Università - tra
cui l'Università di Udine -, cinque Regioni, 470 residenze
sanitarie assistenziali e 18 focus group che hanno coinvolto
complessivamente 77 partecipanti. Il lavoro ha consentito di
raccogliere dati, esperienze e buone pratiche utili alla
definizione di modelli organizzativi condivisi per la tutela
della salute nelle strutture residenziali.
Sono intervenuti, tra gli altri, il ministro della Salute Orazio
Schillaci, con un video messaggio, Valter Bergamaschi, direttore
generale della Programmazione e dell'edilizia sanitaria del
ministero della Salute, il professor Silvio Brusaferro e i
dirigenti in ambito sanitario delle Regioni Toscana,
Emilia-Romagna, Piemonte e Lombardia.
A livello nazionale le strutture socio - sanitarie per anziani
mettono a disposizione circa sette posti letto ogni mille
abitanti e rappresentano luoghi di vita che, nel loro complesso,
dispongono di un numero di posti letto doppio rispetto a quello
degli ospedali. Una realtà che riflette l'evoluzione demografica
e l'aumento della popolazione anziana con bisogni assistenziali
complessi.
Per quanto riguarda il Friuli Venezia Giulia, il sistema
regionale conta 170 strutture residenziali, delle quali 23
destinate ad anziani autosufficienti e 147 dedicate ai non
autosufficienti. Le strutture convenzionate sono 101.
Complessivamente i posti letto sono 11.488, di cui 1.070
riservati agli autosufficienti e 10.418 ai non autosufficienti.
La gestione delle strutture vede la presenza di 51 enti pubblici,
che amministrano 5.563 posti letto, pari al 48 per cento del
totale regionale. A questi si affiancano 39 enti del privato
sociale e 80 strutture riconducibili al privato di mercato,
delineando un sistema articolato nel quale convivono soggetti
pubblici e privati.
L'analisi dei dati conferma inoltre una crescita progressiva del
numero di persone con elevati bisogni assistenziali e sanitari
accolte nelle strutture residenziali. Tra gli elementi di
maggiore rilievo emerge che il 64 per cento degli anziani
riferisce una condizione di dolore cronico, mentre oltre il 70
per cento della popolazione con più di 65 anni assume
contemporaneamente più di quattro principi attivi per la gestione
delle patologie croniche.
ARC/SSA/al
L’assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi alla conferenza conclusiva del Progetto CCM 2023 "La tutela della salute nelle strutture residenziali socio-sanitarie"