L'assessore ha illustrato questa mattina in Consiglio regionale
il ddl che prevede la reintroduzione delle Province in Friuli
Venezia Giulia
Trieste, 4 giu - "Con questo disegno di legge completiamo il
percorso avviato nella scorsa legislatura per ricostruire un
livello di governo territoriale vicino ai cittadini, riportando
sul territorio funzioni oggi esercitate direttamente dalla
Regione, restituendo così alle comunità locali la possibilità di
individuare democraticamente i propri rappresentanti".
Lo ha affermato l'assessore regionale alle Autonomie locali,
Pierpaolo Roberti, illustrando oggi nel corso della riunione
della II Commissione consiliare il disegno di legge 86 "Principi
e norme fondamentali del sistema Regione-Autonomie locali,
istituzione e ordinamento delle Province del Friuli Venezia
Giulia e soppressione degli Enti di decentramento regionale di
cui alla legge regionale 21/2019".
Nel corso dell'illustrazione del provvedimento, che istituisce
nuovamente le Province in Friuli Venezia Giulia, Roberti ha
evidenziato come la stesura del ddl sia frutto di un profondo
confronto con gli enti locali e i portatori d'interesse e che "la
riforma rappresenta il completamento del percorso avviato con
l'istituzione degli Enti di decentramento regionale (Edr),
concepiti fin dall'origine come struttura transitoria destinata a
evolvere nei nuovi enti di area vasta. Una volta approvata la
norma prevederà l'operatività dei nuovi enti a partire dal 1°
gennaio 2027, garantendo nel frattempo la continuità
amministrativa e il trasferimento ordinato di personale, risorse
e funzioni".
"Abbiamo scelto un approccio pragmatico e responsabile - ha
spiegato l'assessore - attribuendo da subito alle Province le
funzioni che oggi vengono già svolte con efficacia dagli Edr, a
partire dall'edilizia scolastica superiore e dalla viabilità ex
provinciale, alle quali si aggiunge la nuova funzione della Casa
dei Comuni. Ulteriori competenze potranno essere trasferite con
successivi provvedimenti di settore, valutando attentamente
tempi, risorse e impatto sui servizi ai cittadini".
"L'obiettivo della riforma è anche quello di rafforzare la
rappresentanza dei territori - ha aggiunto l'esponente
dell'Esecutivo -. Con il ritorno delle Province auspichiamo che
questi enti possano avere una propria presenza all'interno degli
organi di amministrazione delle società pubbliche operanti nei
rispettivi territori e chiamate a gestire servizi e funzioni
riconducibili alle competenze provinciali. Un elemento che
consentirebbe di rafforzare ulteriormente il collegamento tra le
comunità locali e i soggetti che erogano servizi strategici per
cittadini e imprese".
L'assessore ha chiarito che "non ci sarà alcun drenaggio di
personale dagli enti locali perché assieme alle funzioni sarà
trasferito alle nuove province anche il personale ora assegnato
agli uffici che svolgono tali funzioni" e ha inoltre sottolineato
che la riforma non comporterà nuovi oneri per la collettività.
"Il costo complessivo delle nuove Province sarà pari a circa 105
milioni di euro all'anno, ma si tratta di spese che la Regione
sostiene già oggi direttamente per l'esercizio delle medesime
funzioni. Non vi sarà quindi alcun aggravio di costi per i
cittadini, ma semplicemente una diversa organizzazione
amministrativa che consentirà di avvicinare ulteriormente i
servizi ai territori".
"La composizione degli organi politici sarà stabilita dalla legge
elettorale, ma la loro incidenza economica sarà estremamente
contenuta - ha concluso l'assessore -. Il costo massimo previsto
è stato stimato in 1,3 milioni di euro annui, meno dell'uno per
cento del costo complessivo del sistema provinciale. Un dato che,
seppur calcolato in eccesso, dimostra come la riforma non sia
finalizzata a garantire maggiore rappresentanza democratica,
prossimità amministrativa ed efficacia nell'erogazione dei
servizi".
ARC/MA