In un convegno illustrato il risultato che emerge da dati Inps.
Entro il 2080 gli over 65 saliranno al 35% della popolazione
regionale. Rafforzati servizi con 3,9 mln per ricerca di
assistenti familiari, colf o baby sitter
Trieste, 3 giu - "Se, come testimoniano i dati Inps, a livello
nazionale il numero dei lavoratori domestici regolarmente
contrattualizzati registra una significativa contrazione, il
Friuli Venezia Giulia si distingue invece per un andamento in
controtendenza. Il dato non è casuale ma è il risultato di una
strategia regionale che da anni investe sulla qualificazione del
lavoro di cura, sulla regolarità dei rapporti di lavoro e sul
sostegno concreto alle famiglie. La domiciliarità rappresenta una
delle direttrici fondamentali del nostro welfare e il lavoro
domestico ne è una componente essenziale".
Lo ha affermato l'assessore regionale al Lavoro, formazione,
istruzione, ricerca, università e famiglia Alessia Rosolen
intervenendo oggi a Trieste, nella sala Tessitori del Consiglio
regionale, al convegno "Vivere più a lungo, vivere meglio:
scenari attuali e nuove strategie per l'abitare e per i servizi
di comunità", organizzato in collaborazione con l'Associazione
nazionale dei Datori di lavoro domestico Assindatcolf.
Come è emerso nel corso dell'incontro, secondo i dati Inps in
Italia gli addetti al lavoro domestico sono passati da 906.000
nel 2015 a 817.000 nel 2025, con una diminuzione di quasi il 10%.
Nello stesso periodo, il Friuli Venezia Giulia ha invece
registrato una crescita rilevante, passando da 16.425 a 19.444
lavoratori domestici contrattualizzati.
Dal convegno è emerso inoltre come il Friuli Venezia Giulia stia
affrontando un progressivo invecchiamento della popolazione. Le
proiezioni indicano che entro il 2080 gli over 65
rappresenteranno il 35 per cento dei residenti regionali, mentre
continuerà a crescere la componente dei cosiddetti "grandi
anziani", con un forte incremento delle fasce over 75 e over 85.
Parallelamente, il settore del lavoro domestico ha registrato dal
2017 una crescita significativa delle assunzioni, culminata nel
periodo pandemico e successivamente stabilizzatasi su livelli
nettamente superiori a quelli precedenti. "Di fronte a questa
trasformazione demografica - ha osservato Rosolen - il lavoro
domestico non può più essere considerato un ambito marginale. È
uno dei pilastri del welfare territoriale perché garantisce
assistenza alle persone fragili, sostiene le famiglie e
contribuisce alla qualità della vita delle comunità".
L'assessore ha evidenziato poi come la crescita dell'occupazione
nel settore non sia spiegabile esclusivamente dall'aumento della
popolazione anziana, ma anche dall'emersione di rapporti di
lavoro irregolari, dalla crescente domanda di assistenza
familiare e dalle politiche di sostegno alla regolarizzazione e
alla qualificazione professionale. Una trasformazione che emerge
anche dalla composizione delle assunzioni: nel 2025 quasi nove
nuovi rapporti di lavoro su dieci riguardano assistenti familiari
e badanti, mentre si riduce progressivamente il peso delle
tradizionali attività di collaborazione domestica.
Rosolen ha quindi richiamato gli strumenti che la Regione ha
progressivamente costruito per sostenere la crescita di un
settore sempre più centrale per il welfare territoriale. "Tra
questi - ha detto l'esponente della giunta - figura la rete dei
17 sportelli Si.Con.Te, finanziata con 3,9 milioni di euro del
Fondo sociale europeo Plus 2021-27, nata nel 2006 per favorire
l'emersione del lavoro irregolare e oggi pienamente integrata nei
servizi pubblici per il lavoro. Gli sportelli rappresentano un
punto di riferimento sia per le famiglie che ricercano assistenti
familiari, colf o baby sitter sia per le lavoratrici e i
lavoratori che intendono inserirsi nel settore, favorendo un
incontro regolare e qualificato tra domanda e offerta e offrendo
attività di consulenza e accompagnamento".
A questo si affiancano i laboratori informativi dedicati al
contratto collettivo nazionale del lavoro domestico e alle
tematiche della conciliazione tra vita e lavoro, che nel 2025
hanno coinvolto 426 lavoratori, 56 famiglie datrici di lavoro e
715 partecipanti nei percorsi dedicati alla conciliazione.
L'assessore ha inoltre ricordato gli investimenti regionali nella
qualificazione professionale degli assistenti familiari
attraverso corsi di formazione, percorsi per il conseguimento
della qualifica regionale, certificazione delle competenze e
attività di aggiornamento professionale.
Tra gli strumenti di sostegno richiamati da Rosolen figurano
inoltre la Rete famiglia, che coinvolge amministrazioni
pubbliche, enti del Terzo settore e soggetti privati nella
diffusione di buone pratiche e politiche a favore delle famiglie;
a ciò si aggiunge il Fondo per l'autonomia possibile (Fap),
misura regionale che sostiene la permanenza delle persone non
autosufficienti nella propria abitazione, confermando la scelta
della Regione di considerare la casa come il primo luogo di cura.
Nel corso dell'evento, Assindatcolf ha sottolineato come i
profondi cambiamenti demografici rendano sempre più centrale il
ruolo del lavoro domestico e di cura. Allo stesso tempo, è stato
evidenziato come il tradizionale modello della famiglia come
unico ammortizzatore sociale non sia più sostenibile, sia per
l'elevato peso economico dell'assistenza sia per l'evoluzione
stessa delle strutture familiari, oggi meno in grado di farsi
carico della cura continuativa. Per questo, secondo Assindatcolf,
è necessario sviluppare una pluralità di soluzioni assistenziali,
mettendo al centro la casa, luogo in cui la maggior parte delle
persone desidera vivere la propria terza età.
ARC/AL/ma