L'assessore ha partecipato all'evento in occasione del 40ennale
del Centro regionale
Udine, 1 dic - "La storia di questo quarantennale modello di
sanità pubblica è un esempio altissimo di cosa significhi
l'accesso alle cure in un ambito di competenza, passione e
visione innovativa del futuro. Perché questa esperienza del
Friuli Venezia Giulia ha consentito a tante persone di poter
vivere a fronte di diagnosi estremamente severe, il che
rappresenta il risultato più importante".
Lo ha detto oggi a Udine l'assessore regionale alla Salute
Riccardo Riccardi intervenendo all'incontro dedicato al
quarantennale del primo trapianto di cuore avvenuto a Udine nel
1985. Nell'occasione sono state ripercorse le principali tappe
dello sviluppo del Centro regionale trapianti: dai primi
interventi e dalla nascita della rete regionale fino alla recente
donazione a cuore fermo avvenuta nel 2024. È emerso un percorso
di crescita costante che ha portato il sistema trapiantologico
del Friuli Venezia Giulia a risultati di eccellenza, culminati
nel 2024 con 132 interventi, anno record per attività, mentre
complessivamente sono stati superati i 3.000 trapianti.
Come ha spiegato il rappresentante della Giunta regionale - dopo
aver ringraziato i tanti professionisti della salute presenti
all'evento, alcuni dei quali protagonisti di quella stagione di
quarant'anni fa - questa del Centro regionale trapianti è una
storia che presenta elementi di straordinaria attualità, in
quanto offre risposte alle difficoltà e mette alla prova la
capacità del sistema di far fronte ai bisogni delle persone. Qui
si trova il punto centrale della risposta all'acuzie, ma anche
tutto ciò che le ruota attorno, ovvero la gestione delle
condizioni croniche dei cittadini.
"E la lezione - ha rimarcato l'assessore - sta nel fatto che per
arrivare a questi risultati non abbiamo fatto quindici centri per
i trapianti, ma ne abbiamo realizzato uno. Perché concentrando le
migliori tecnologie e le migliori competenze in un unico polo,
senza dispersioni, abbiamo conseguito l'eccellenza".
"Vorrei - ha aggiunto Riccardi - che molti riflettessero su
questo modello, perché rappresenta il paradigma da applicare per
far uscire il sistema sanitario nazionale dalle secche in cui si
è impantanato, anche e soprattutto a causa delle mancate scelte
del passato".
Secondo l'assessore, infatti, questo modello regionale esprime
sia la multidisciplinarità sia quella cultura della prossimità e
della presa in carico della cronicità che costituiscono l'intera
filiera dell'assistenza, in una prospettiva di necessità di
rivedere i modelli organizzativi a fronte dei cambiamenti della
società e della necessità di presa in carico delle cronicità
legate all'aumento dell'età media.
"Chi si oppone in modo strumentale alla costruzione di strutture
come questa - ha sottolineato l'assessore - non favorisce il
benessere della collettività. La persona non è mai sola e il
settore privato - come dimostra la storia del presidente
dell'Udinese Pozzo, che mise a disposizione il proprio aereo per
consentire l'esecuzione di un trapianto - non è un antagonista,
bensì parte integrante di un'alleanza necessaria. Un'alleanza che
prende avvio dal gesto di chi dona l'organo e si sviluppa
attraverso una rete che coinvolge volontariato, famiglie e
professionisti".
Infine Riccardi, rivedendo le testimonianze e le immagini del
1985, ha voluto ricordare anche l'ex presidente della Regione,
Adriano Biasutti e l'ex assessore Gabriele Renzulli, "alla cui
visione, attuata con coraggio in quegli anni, dobbiamo i
risultati raggiunti oggi".
ARC/GG/ma
Un'immagine della vasta platea che ha partecipato all'evento
L'assessore regionale Riccardo Riccardi