La Regione a Bruxelles

26.08.20

La modellizzazione computazionale dei materiali

Sta emergendo un nuovo paradigma nella modellazione delle strutture materiali. Esso deriva dalla digitalizzazione della manifattura ed è alimentato dai progressi nel settore della manifattura additiva e delle scienze materiali. La manifattura additiva (AM, Additive Manufacturing) è una modalità produttiva che, utilizzando tecnologie anche molto diverse tra loro, consente la realizzazione di oggetti (parti componenti, semilavorati o prodotti finiti) generando e sommando strati successivi di materiale. L’aspetto rivoluzionario della manifattura additiva consiste nel fatto che gli oggetti non si realizzano per asportazione di materiale – come è nel caso delle lavorazioni con molte macchine utensili computerizzate a controllo numerico (CNC), quali fresatrici, torni, presse, centri di lavorazione, ecc. o per saldatura di pezzi distinti; al contrario, gli oggetti si generano per stratificazione e addizione di materiale direttamente in un pezzo unico. Ciò comporta radicali novità in termini di geometrie realizzabili, consumo di materiale, tipo di input da utilizzare, costo delle varianti, struttura complessiva dei costi e della logistica. Uno dei limiti più significativi delle stampanti 3D è quello delle dimensioni dei prodotti con esse fabbricabili: ad oggi, infatti, si possono realizzare oggetti con dimensioni massime dell’ordine del metro cubo nel caso di produzioni con materiali plastici e di meno di mezzo metro cubo nel caso di produzioni di metallo.

Alcuni esempi di tecnologia additiva sono

  • la stereolitografia: tecnica che permette di realizzare singoli oggetti tridimensionali a partire direttamente da dati digitali elaborati da un software CAD/CAM impiegando particolari resine fotosensibili solidificate tramite una sorgente UV. Gli oggetti prodotti sono costituiti interamente da resine speciali, e ciò limita la possibilità di fabbricazione di oggetti metallici o di altri materiali.
  • la modellazione a deposizione fusa (FDM, Fused Deposition Modeling ): tecnologia di produzione additiva usata comunemente per applicazioni di modellazione, prototipazione e produzione a partire da un file CAD. L’FDM lavora su un principio additivo rilasciando il materiale su strati: un filamento termoplastico è srotolato da una bobina, che fornisce il materiale ad un ugello di estrusione, con il quale è possibile gestire il flusso; l'ugello è riscaldato per poter sciogliere il materiale e può essere guidato sia in direzione orizzontale che verticale da un meccanismo a controllo numerico, cioè seguendo un percorso tracciato da un software di  slicing, inviato alla macchina sotto forma di G-code. Per favorire l'adesione di alcuni materiali al piano di stampa, si ricorre spesso all'impiego di piani riscaldati che contrastano la compressione dovuta al raffreddamento del materiale. Alcune macchine permettono di stampare materiali compositi, depositando insieme al polimero termoplastico fibre continue di Carbonio, Vetro o Kevlar.
  • la sinterizzazione laser (termica, termomeccanica, elettro-termica, elettro-termo-meccanica): è un particolare processo di lavorazione ad elevata temperatura che realizza un oggetto mettendo della polvere di materiale in uno stampo e riscaldando a temperatura alta, ma inferiore alla temperatura di fusione del materiale. I grani di polvere si saldano tra loro ad alta temperatura: ne risulta un componente più granuloso e fragile rispetto ad un pezzo ottenuto per fusione.

Le stampanti 3D rappresentano un’ulteriore evoluzione delle potenzialità delle macchine computerizzate a controllo numerico. Utilizzando queste ultime alcuni parametri della lavorazione dipendono dalle caratteristiche della macchina: dal CAD si trasmette la “matematica” dell’oggetto da realizzare ma si deve anche definire il “percorso utensile” che è significativamente diverso nel caso in cui, ad es., uno stesso progetto tridimensionale debba essere realizzato con un tornio o con una fresa; anche le caratteristiche specifiche della macchina (di quel particolare tornio, di quella particolare fresa) sono rilevanti nella definizione del lavoro; inoltre, la macchina deve essere preparata per ogni specifica lavorazione. Al contrario, con la manifattura additiva qualsiasi stampante 3D riceve da computer la “matematica” e può produrre il pezzo senza alcun adeguamento delle caratteristiche di lavoro alla macchina: il file CAD può essere interpretato da qualsiasi macchina e può dare luogo a produzioni in luoghi diversi e con materiali diversi. Inoltre, al contrario delle macchine a controllo numerico, la stampante 3D può realizzare contemporaneamente, sul medesimo piano di lavoro, oggetti anche diversissimi tra loro.

La manifattura additiva

La manifattura additiva si colloca nel più ampio contesto della digitalizzazione della manifattura, ossia del fenomeno che da decenni vede un’integrazione tra tecnologie digitali e manifattura attraverso il controllo automatico delle macchine da parte di computer dotati di una crescente capacità di calcolo e di intelligenza, e attraverso la condivisione di informazioni (tra macchine, tra persone, tra macchine e persone) resa possibile dalla diffusione di internet, attraverso i dispositivi mobili. Dal punto di vista tecnologico non si tratta di un’innovazione recente (la stampa 3D si utilizza da metà anni 80 nella prototipazione rapida), ma negli ultimi anni le opportunità di utilizzo di questa tecnologia si sono ampliate notevolmente grazie alla possibilità di “stampare” oggetti di maggiori dimensioni, in una gamma assai più ampia di materiali (in plastica, metallo, ceramica, cera, gesso, materiali compositi, elastomeri, fotopolimeri, ecc.), con tempi di produzione assai ridotti rispetto al passato. Anche il costo delle macchine si è ridotto. L’insieme di questi fattori ha permesso uno sviluppo molto importante di questa tecnologia nella produzione di componenti per uso finale. Due caratteristiche della produzione additiva sono centrali per comprenderne le potenzialità di sviluppo: consentire di produrre oggetti con geometrie complesse non altrimenti realizzabili in un pezzo unico con le tecniche tradizionali, modificandone la struttura costruttiva con un minore impiego di materie prime, maggiori prestazioni e utilizzando materiali diversi da quelli oggi in uso; fare sì che i costi di realizzazione di varianti rispetto ad un modello base siano sostanzialmente nulli. Ciò implica che la manifattura additiva sia poco indicata su produzioni di grandissima serie (non esistono di fatto economie di scala) ma che essa possa aprire nuove possibilità alla “ personalizzazione di massa”. Tali caratteristiche rendono oggi concepibile l’utilizzo della manifattura additiva A) quando permette di ridurre i costi realizzando oggetti con caratteristiche tecniche uguali o superiori (ciò si verifica principalmente nella produzione di palette per turbine e iniettori di carburante per motori aeronautici) o di ottenere standard qualitativi unici, non ottenibili con tecniche tradizionali (come nel caso della produzione di protesi ortopediche e componentistica per competizioni di auto e moto); B) nelle produzioni in cui la tecnologia è competitiva sui costi solo a condizione di modificare il disegno dell’oggetto da realizzare (ciò si verifica principalmente nella componentistica in campo aeronautico); C)  nelle produzioni in cui la tecnologia non è competitiva in termini assoluti ma può essere economicamente vantaggiosa per altre motivazioni, ad esempio a) quando il pezzo stampato in 3D costa di più ma la manifattura additiva (grazie alla sua flessibilità, alla rapidità di produzione senza necessità di stampi o altro attrezzaggio) permette di “immagazzinare file” anziché prodotti, con conseguente riduzione del capitale immobilizzato nelle scorte e dei costi di magazzino (ciò si verifica in primo luogo per la produzione on demand di pezzi di ricambio, soprattutto in ambito aeronautico); b) quando la manifattura additiva permette di far fronte alla improvvisa ed imprevista mancanza di componenti per la produzione in linea (in questo caso il componente in sé può risultare più costoso ma la flessibilità e la velocità della nuova tecnologia permettono di evitare costi ben superiori connessi all’interruzione della produzione); c) quando la manifattura additiva consente la reingegnerizzazione costruttiva di pezzi intrinsecamente più efficienti (e più costosi) che consentono di aumentare la produttività di impianti industriali esistenti.

Profili operativi.  Nel campo della prototipazione industriale la tecnologia additiva può contare su quasi tre decenni di storia. La realizzazione di prototipi è fondamentale per eliminare errori di progettazione che possono emergere solo in fase applicativa. Essa, inoltre, è cruciale per fornire strumenti concreti per le azioni di marketing (interno ed esterno) e anche sul piano negoziale nel rapporto con i fornitori di componenti: la disponibilità di un prototipo fisico, infatti, riduce le ambiguità insite in un disegno costruttivo e dunque la necessità del fornitore di cautelarsi con prezzi più elevati dal rischio di complessità impreviste nella realizzazione del pezzo. La novità, negli anni più recenti, è in ogni caso la crescita di importanza dell’utilizzo delle stampanti 3D per uso industriale nella produzione di parti e componenti per uso finale. Le tecniche della produzione additiva sviluppano i punti di forza dei settori in cui le economie di scala non sono un fattore importante di successo e in cui invece l’agilità e la rapidità d’azione costituiscono un fattore vincente. I settori a oggi più coinvolti sono – oltre alla prototipazione in generale – l’aerospaziale, l’ automotive (con particolare riferimento al comparto racing) il biomedicale, il packaging.

Il settore aerospaziale sta sfruttando la produzione additiva con stampanti 3D industriali per realizzare componenti leggeri e molto resistenti che vengono montati direttamente sui velivoli. Ad esempio, nello stabilimento Avio Aero di Cameri, nel distretto aerospaziale piemontese, è impiegata esclusivamente la manifattura additiva per la produzione di pale turbine di bassa pressione ed altri componenti per motori automatici. Anche gli altri grandi player del settore, in ogni caso, realizzano su ampia scala molti componenti in manifattura additiva: ad esempio, Boeing produce in 3D attrezzature per assemblare le centine delle ali; Airbus realizza in manifattura additiva alcuni piccoli supporti per i televisori inseriti nei sedili: con strutture in alluminio a nido, infatti, si ottengono pezzi più leggeri e più robusti rispetto alla soluzione precedente che prevedeva la saldatura di più pezzi stampanti con procedimento a iniezione. 

Nel settore del packaging – le cui applicazioni spaziano in quasi ogni ambito produttivo – si pone la necessità di modificare per ogni nuovo prodotto o per ogni nuova soluzione i c.d. manipolatori finali delle macchine che collocano i prodotti nelle confezioni. C’è anche necessità di realizzare le sagome per la termoformatura dei contenitori in plastica. In questi casi, l’utilizzo della manifattura additiva permette di realizzare manufatti in maniera più rapida e meno costosa; questa tecnologia può permettere inoltre di re-ingegnerizzare gli impianti per l’impacchettamento, rendendoli più flessibili.

Nel settore dell’ automobile, le potenzialità connesse alla riduzione dei vincoli costruttivi che caratterizzano la manifattura additiva consentono di fabbricare manufatti custom-made capaci di adattarsi alle scelte progettuali in continuo cambiamento dei reparti corse, al fine di ottenere un particolare obiettivo in termini di miglioramento delle prestazioni del veicolo nelle competizioni.

Nel settore biomedicale la manifattura additiva consente sia la produzione in pezzo unico su misura, la cui applicazione principale riguarda le protesi per ortodonzia e l’implantologia maxillofacciale e cranica, sia la produzione di pezzi in piccola e media serie, in particolare nel campo della produzione di coppe acetabolari impiegate per la realizzazione di protesi d’anca.

Anche il settore della produzione di pompe idrauliche esprime una domanda di flessibilità che può trovare risposta nella manifattura additiva. La produzione in quest’ambito, infatti, si caratterizza per la necessità di trovare pezzi con geometria complessa, tipicamente ottenuti assemblando più componenti. Nel settore della moda, l’ipotesi di introdurre a corredo dei prodotti elementi decorativi specifici, dalla geometria originale e particolarmente complessa, realizzabile esclusivamente con la manifattura additiva, risponde all’esigenza di tutela della contraffazione. L’oggetto, di fatto, potrebbe essere replicato piuttosto semplicemente da chi opera nel mondo della contraffazione ma solo a condizione di conoscere la matematica deliberatamente complessa sottostante e di realizzare una costosa stampante 3D.

Un ultimo ambito di applicazione riguarda le lavorazioni specializzate per conto terzi (terzisti 2.0) che, grazie alla manifattura additiva, sono in grado di intercettare la domanda che proviene da aziende dei comparti più disparati a fronte di ritardi imprevisti nella fornitura di pezzi standard realizzati con tecniche tradizionali. Un caso interessante riguarda un importante produttore del comparto automobilistico che, rischiando di dover fermare la linea di produzione a causa di un ritardo nella fornitura di un piccolo oggetto metallico da inserire nei motori, ha deciso di affidarne la produzione rapida (ad un costo dieci volte superiore rispetto al pezzo prodotto con tecnologia standard) ad un’azienda specializzata nel service per la manifattura additiva.

Le implicazioni economiche. L’impatto economico della manifattura additiva può essere considerato importante e radicale, sotto alcuni profili:

  • la razionalizzazione delle scorte e l’ottimizzazione della logistica interna: la manifattura additiva permette di realizzare pezzi unici o di piccola serie quando lo si desidera (just in time), senza necessità di predisporre complesse lavorazioni e di elaborare preliminarmente manufatti dedicati (es. stampi, calchi, ecc.). In alcuni casi, i costi unitari di produzione potrebbero essere superiori con le tecniche additive rispetto al caso in cui fossero realizzati con tecniche tradizionali, ma tale maggior costo potrebbe essere più che compensato dai risparmi derivanti dalla ottimizzazione della gestione del magazzino, sia in termini finanziari (riduzione dei capitali immobilizzati) sia con riferimento alla potenziale riduzione delle superfici dei magazzini e dei costi della logistica.
  • la manifattura additiva annulla quasi completamente i vincoli tecnici alle geometrie degli oggetti (meno vincoli alla progettazione). Ciò determina la possibilità di realizzare beni intrinsecamente superiori sotto il profilo tecnico-funzionale (es, nel settore del packaging, una primaria azienda italiana del settore ha ottenuto una consistente riduzione dei costi di esercizio dei propri impianti costruendo in manifattura additiva l’ugello soffiatore di aria calda con la quale si saldano le confezioni).
  • nella manifattura additiva la logica di massimizzazione dell’efficienza produttiva si traduce in una progettazione tesa a minimizzare l’impiego di materiale.
  • la trasformazione dei progetti produttivi nella manifattura con le tecnologie additive riguarda la possibilità di introdurre cambiamenti dei materiali utilizzati. Da un lato, ciò consente una drastica riduzione dell’i mpiego di materie prime, cosa che potrebbe modificare i termini della comparazione tra costi e benefici connessi alla scelta di produrre con materiali più pregiati e performanti. D’altra parte, la possibilità di intervenire sulle geometrie costruttive potrebbe indurre a utilizzare materiali meno pregiati e costosi, se la re-ingegnerizzazione dell’architettura dei manufatti permettesse di ottenere con essi i medesimi parametri di performance tecnico-funzionale.
  • il costo di produzione di un oggetto stampato in 3D è (quasi) indipendente dai volumi. Una stampante 3D può realizzare in ogni ciclo di produzione un numero di pezzi che variano da uno ad un massimo di alcune decine o centinaia, in relazione alle dimensioni dei pezzi stessi e della camera di lavoro della stampante. In questo contesto le economie di scala sono molto limitate: al crescere della produzione l’andamento dei costi totali è crescente secondo una funzione sostanzialmente lineare. La manifattura competitiva non è dunque competitiva sul piano dei costi nelle produzioni su larga scala. L’assenza di economie di scala, in ogni caso, si trasforma in un punto di forza molto importante nelle produzioni in pezzo unico o in piccola serie. Se effettivamente le economie di scala sono destinate a contare meno nel futuro della manifattura, allora questa è una buona notizia in particolare per le PMI, perché comporta un drastico ridimensionamento della componente di rischio insita nella garanzia di un “ lotto minimo”, capace di giustificare gli investimenti in innovazione. Inoltre, se il peso delle economie di scala si riduce, si abbassano le barriere economiche all’entrata di nuove imprese in mercati tradizionalmente chiusi alle realtà imprenditoriali di piccole e medie dimensioni.
  • l’enorme disponibilità da parte delle aziende di dati sui gusti e sui comportamenti dei propri clienti, unita alla possibilità di interagire direttamente con essi attraverso internet, costituisce un fattore importante per la valorizzazione delle potenzialità della manifattura additiva. L’idea di base è quella di un’integrazione/trasformazione dei processi organizzativi tipici della produzione di massa alla luce delle potenzialità della rete e della stampa 3D in termini di personalizzazione dei prodotti, sulla base dei gusti, delle esigenze e della specifica propensione a “partecipare” dei consumatori (“ mass customization ).
  • la maggiore competitività delle produzioni su piccola scala, il bassissimo livello di labour intensity e il contenuto impatto ambientale della manifattura additiva possono far prevedere per il futuro una minore concentrazione spaziale delle fabbriche e la collocazione delle stazioni produttive più vicina ai punti di consumo, anche all’interno dei centri urbani. Lo sviluppo della manifattura additiva potrebbe comunque ridurre l’incentivo a delocalizzare nei paesi emergenti a basso costo di lavoro: il fattore lavoro, infatti, incide meno sul costo totale, il costo della materia prima è sostanzialmente identico e le minori problematiche di inquinamento ambientale associate alla stampa 3D riducono l’importanza dei vantaggi competitivi nei paesi con normative ambientali meno rigide. In altri termini, ci si aspetta una ridefinizione delle supply chain, oggi globali, verso relazioni di connessione regionale tra imprese, dotate di un minor grado di strutturazione e interconnessione sequenziale (reshoring).

Le implicazioni giuridiche. Lo sviluppo della manifattura additiva implica la necessità di risolvere alcuni problemi legati alla tutela della proprietà intellettuale: la digitalizzazione dei processi produttivi rende infatti tale tutela sempre più difficile. Nel caso specifico della manifattura additiva diviene più arduo identificare violazioni: in quale misura un disegno CAD è stato modificato per la stampa in 3D? Dove si colloca il confine tra realizzazione di singoli pezzi di ricambio e la copia di un manufatto protetto? Occorre che i giuristi e il legislatore lavorino su questi aspetti.

Le stampanti 3D per la produzione

Con stampa 3D si intende la realizzazione di oggetti tridimensionali mediante produzione additiva, partendo da un modello 3D digitale. L’utente realizza un progetto su un software dedicato e poi lo invia alla stampante affinché lo possa realizzare. Il procedimento è molto simile a quello che utilizziamo per stampare dei documenti con la periferica che abbiamo a casa: in pochi minuti, la sottilissima testina costruisce davanti ai nostri occhi il progetto, forgiando il materiale prescelto strato dopo strato.

Funzionamento. Per capire come funziona una stampante 3D, dobbiamo pensare alla stampa 2D utilizzata solitamente per i documenti, ovvero sia le tradizionali stampanti conosciute e usate da tutti a casa o in ufficio. La differenza principale sta nella testina che, nel caso di una stampante 3D, è sostituita da un estrusore che – invece che l’inchiostro – impiega i polimeri dei materiali scelti. I filamenti in forma di granuli sono riscaldati, fusi e stratificati ad alta temperatura fino all’ultimazione del processo di costruzione.

La stampa 3D è dunque una tecnologia additiva che permette di realizzare un oggetto strato dopo strato, partendo direttamente da un modello CAD 3D. Esistono diverse tecnologie per la stampa 3D e le loro differenze principali riguardano il modo in cui sono stampanti gli strati:

  • alcuni metodi, ad es. la sinterizzazione laser (SLS, Selective Laser Sintering) e la modellazione a deposizione fusa (FDM, Fused Deposition Modeling), usano materiali che si fondono, si sinterizzano, o si ammorbidiscono col calore;
  • altri metodi, ad es. la polimerizzazione (DLP, Digital Light Processing), depongono materiali liquidi che sono fatti indurire con tecnologie diverse;

Una caratteristica speciale delle stampe 3D è l’ infill, un reticolato che viene stampato all’interno dell’oggetto strato dopo strato. A stampa finita l’infill non è più visibile, perché la stampante stampa degli strati (sia inferiori sia superiori) completamente pieni, che quindi rendono la superficie uniforme. Il numero di strati pieni superiori è un altro parametro di stampa.

Il procedimento di stampa. La progettazione dell’oggetto da costruire va fatta al computer con un programma apposito (es. Blender, AutoCAD, OpenSCAD). Il documento da mandare in stampa deve contenere tutti i dettagli del prodotto finale: dalla lunghezza alla profondità, fino ai materiali da utilizzare. Finito questo passaggio si salva il modello nel formato STL (Standard Triangulation Language to Layer) e lo si scarica in un software di Slicing (CURA, Slic3R, Repetier host). In questi software si possono impostare tutti i dati della stampante 3D e molti parametri della stampa, come lo spessore dei layer, l’ infill, la velocità di stampa. Inseriti tutti i parametri si può mandare in stampa l’oggetto salvando il file in un formato apposito che possa esser eletto dalla stampante.

Materiali usati nella stampa 3D. Ogni anno i materiali usati nella stampa 3D si modificano in base alle nuove scoperte e alle innovazioni che la tecnologia porta in questo settore. Oggi esiste un’ampia varietà di materiali utilizzabili dalle stampanti 3D, disponibili in forme differenti (polvere, filamenti, pallet, granuli, resine, ecc.), che variano a seconda dell’utilizzo che se ne deve fare. Salvo alcuni modelli di nicchia che usano materiali molto particolari come ceramiche o paste dentarie, la maggior parte delle stampanti ha standardizzato i suoi materiali, ad es.

  • materiali plastici (nylon, alumide, ABS, PLA);
  • materiali metallici (acciaio, oro, argento, titanio);
  • cibo stampato in 3D (cioccolato, zucchero, pasta, carne);

Applicazioni ed utilizzo. La stampa 3D si usa comunemente nella visualizzazione dei modelli, nella prototipazione, nella colata dei metalli, nell’architettura, nell’educazione, nella tecnica geospaziale, nella sanità e nell’intrattenimento/vendita al dettaglio. Altre applicazioni includerebbero la ricostruzione dei fossili in paleontologia, la replica di manufatti antichi e senza prezzo in archeologia, la ricostruzione di ossa e parti di corpo in medicina legale e la ricostruzione di prove gravemente danneggiate acquisite dalle indagini sulla scena del crimine. Utilizzando particolari processi di scansione e stampa 3D è anche possibile riprodurre i beni culturali.

La stampa 3D è utilizzabile anche nel settore alimentare: è possibile produrre cibo (cioccolato, pizza, biscotti, pasta, verdure) solo mediante l’utilizzo di stampanti 3D. A Cibus 2016 (il Salone Internazionale sulle ultime tendenze riguardanti il cibo tenutosi a Parma), Barilla ha presentato un nuovo prototipo di stampante 3D la quale, utilizzando degli ingredienti contenuti all’interno di una cartuccia, è in grado di stampare la pasta fresca impastando acqua e semola di grano duro. Tale prototipo potrà essere utilizzato in ambito domestico o all’interno di ristoranti e aziende.

Più recentemente, si è suggerito l’uso della tecnologia della stampa 3D per espressioni di tipo artistico. Gli artisti hanno usato le stampe 3D in vari modi. La tecnologia della stampa 3D viene attualmente studiata dalle aziende e dalle accademie di biotecnologia per il possibile uso nelle applicazioni di ingegneria tissutale in cui sono costruiti organi e parti di corpo usando tecniche di gettito d’inchiostro.

L’Associazione Italiana Tecnologie Additive

L’Associazione Italiana Tecnologie Additive (AITA) è un’associazione culturale che intende rappresentare gli interessi dei player del settore (aziende produttrici ed utilizzatrici, fornitori di tecnologie abilitanti, centri di servizio, università e centri di ricerca, ecc.), favorendone il dialogo con enti, istituzioni ed altre associazioni industriali, al fine di fare conoscere e sviluppare le tecnologie additive e la stampa 3D. La missione associativa intende aggregare tutti gli stakeholder che gravitano attorno alle Tecnologie Additive: aziende legate alle Tecnologie Additive ed alle sue macchine/utilizzi industriali, produttori, importatori, utilizzatori diretti, centri servizi, ecc…, aziende che si correlano con il settore delle Tecnologie Additive ma non ne fanno direttamente parte (end-user, fornitori di tecnologie ICT, ecc…), centri di ricerca, università, enti pubblici e governativi che operano su aspetti correlati (RTDI, finanziamenti). L’associazione inoltre intende svolgere azioni trasversali e raccogliere informazioni condivise, dare voce concreta ad un settore emergente, creare una immagine delle Tecnologie Additive coerente con il loro ruolo nel manifatturiero, svolgere attività legate alla ricerca e innovazione, creare vantaggio competitivo, favorire le applicazioni industriali delle Tecnologie Additive e il loro collegamento con gli altri processi del manifatturiero meccanico. In linea di massima le attività di AITA si articolano su: standardizzazione, comunicazione e promozione, formazione, R&S, eventi, mostre e fiere, ulteriori temi indicati dal Consiglio Direttivo.