Elenco voci struttura, attività, ricerca, uffici, dati ambientali

biodiversità e aree naturali

Ufficio studi faunistici

Pagina a cura dell’Ufficio studi faunistici (ifr@regione.fvg.it; tel. 0432.555290-555660)

 

Dalla prossimità con i più importanti sistemi geografici centro-europei, balcanici e mediterranei prende corpo un “habitat” capace di ospitare un patrimonio faunistico di assoluto rilievo.
Spesso queste presenze costituiscono unicità preziose per tutta la nostra Penisola e la tutela attenta di un’ecologia irripetibile necessita di studi approfonditi e continui, in stretta collaborazione con Università italiane e straniere, Istituti di ricerca e Associazioni da decenni impegnati in politiche protezionistiche.
Nascono così impegnativi progetti, spesso cofinanziati dall’Unione Europea, che, utilizzando le più moderne tecnologie e i più antichi saperi, consentono di organizzare risposte articolate ai problemi sempre più complessi della convivenza tra attività umane e tutela della natura.
Anche dal sapiente recupero di grandi aree dismesse dall’agricoltura tradizionale si configura un’azione di promozione dei valori ambientali, integrata alle strategie di studio e di valorizzazione delle più significative presenze faunistiche.

 

"La Volpe. Aspetti ecologici, biologici e gestionali in Friuli Venezia Giulia"

Come riconoscere la volpe affetta da rabbia, cosa devono fare i cacciatori per non contrarre la malattia, come ci si deve comportare se si viene morsi da un animale selvatico o se ci si imbatte in un esemplare ferito o morto, e ancora cosa sta facendo la Regione Friuli Venezia Giulia per contrastare il diffondersi della malattia: a tutte queste domande offre una risposta esauriente il nuovo opuscolo informativo intitolato “La Volpe. Aspetti ecologici, biologici e gestionali in Friuli Venezia Giulia”, realizzato dall'Ufficio Studi faunistici della Regione in collaborazione con l'Istituto zooprofilattico delle Venezie e l'Università di Trieste.
La pubblicazione giunge in un momento particolarmente opportuno, quando l'estendersi dei casi di rabbia, riscontrati su volpi e altri mammiferi negli ultimi mesi in diverse località regionali, sta destando tra la popolazione forti preoccupazioni, a volte però accentuate da articoli di cronaca che rischiano di creare confusione e falsi allarmi.
Ecco allora che l'opuscolo informativo, promosso dalla Regione in occasione della “Giornata mondiale sulla rabbia” (una manifestazione di livello internazionale per promuovere l'informazione su questa malattia), ha il merito di fornire indicazioni precise su cos'è la rabbia, come si manifesta, in che modo e a chi si trasmette e come va affrontata in termini di prevenzione e cura.
La pubblicazione, ricca di immagini esplicative, insegna anche a riconoscere i segni di presenza di una volpe ed a comprendere alcuni suoi comportamenti.
Fornisce inoltre numerose informazioni sulla sulla gestione delle popolazioni selvatiche in Friuli Venezia Giulia sia in aree di presenza della rabbia che nei territori ove la malattia non è arrivata.
Per chi fosse interessato, è possibile richiederne una copia inviando una e-mail all’Ufficio studi faunistici della Regione, all’indirizzo ifr@regione.fvg.it.

Per informazioni:
massimo.zanetti@regione.fvg.it
umberto.fattori@regione.fvg.it

Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie:

www.izsvenezie.it

Università di Trieste - Dipartimento di Scienze della Vita:

http://www2.units.it/~biologia/

“Piano d’azione interregionale per la conservazione dell’Orso bruno nelle Alpi centro-orientali”

L’Orso bruno (Ursus arctos) è una specie particolarmente protetta dalla legge 157/1992. La Convenzione di Berna, elenca questo carnivoro tra le specie strettamente protette e la Direttiva 92/43/CEE (Direttiva “Habitat”), include l’orso tra le specie di interesse comunitario che richiedono una protezione rigorosa e lo inserisce nel ristretto novero delle specie prioritarie.
Il quadro normativo prevede un rigoroso divieto di abbattimento, cattura, detenzione e commercio, disturbo (in particolare durante le fasi del ciclo riproduttivo e l’ibernazione) di esemplari di Orso bruno.
La Direttiva “Habitat”, impone di conservarne popolazioni ed habitat in uno status di conservazione soddisfacente. Il DPR 357/97 ha anche introdotto un obbligo, per le Regioni e Province autonome, di garantire il monitoraggio dello stato di conservazione delle specie di interesse comunitario (art. 8, comma 4) sulla base di linee guida prodotte dal Ministero dell’A mbiente e della Tutela del Territorio e del Mare in contatto con l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (art. 7 commi 1 e 2). Il Ministero, a sua volta, è tenuto a trasmettere tali risultati alla Commissione europea.
Al fine di adempiere agli obblighi derivanti dalle previsioni normative succitate, l’A mministrazione regionale, con delibera giuntale n. 3497 del 21 dicembre 2004, ha sottoscritto l’a desione al “Protocollo d’intesa inerente gli aspetti conservazionistici e gestionali dell’Orso bruno nell’arco alpino centro orientale” (“PACOBACE”).
All’iniziativa, sotto la supervisione e sostegno finanziario del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, hanno partecipato la Provincia Autonoma di Trento, la Regione Veneto, la Provincia Autonoma di Bolzano, la Regione Lombardia e l’Istituto nazionale per la Fauna Selvatica  (ora ISPRA, Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), individuato quale soggetto che fornisce il supporto tecnico - scientifico. Il Protocollo si è posto tra le priorità la redazione di un “Piano d’azione interregionale per la conservazione dell’Orso bruno nelle Alpi centro-orientali”. Tale Piano, frutto dell’operato del gruppo di lavoro trans - regionale (e in particolare dell’esperienza trentina di reintroduzione), ratificato dalla Regione Friuli Venezia Giulia il 19 novembre 2007 con decreto del Direttore del Servizio tutela ambienti naturali e fauna n. 3446 del 19 novembre 2007, fornisce precise indicazioni sulle modalità di gestione della specie sull’Arco alpino.

Programma Interreg III A Italia-Slovenia
Progetto: “Gestione sostenibile transfrontaliera delle risorse faunistiche”

Il progetto, condotto tra il 2004 e il 2008, ha interessato l'ampia area di confine tra Friuli Venezia Giulia e Slovenia che, dal Tarvisiano al Carso, ospita una fauna selvatica che per qualità e quantità gli esperti considerano di assoluto valore europeo.
Oltre 180.000 ettari di territorio, 87 tra riserve di caccia ed aziende faunistico-venatorie, 3100 cacciatori circa sono stati coinvolti, di qua e di là del confine, in un articolato intervento che si è posto l'obiettivo del monitoraggio puntuale e della corretta gestione delle risorse faunistiche.
Il progetto, a titolarità regionale e coordinato dall'Ufficio studi faunistici della Direzione centrale risorse agricole, naturali e forestali, ha avuto quali partner il Servizio regionale della sanità pubblica veterinaria, l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, le Università degli Studi di Udine e di Lubiana, la Lega dei cacciatori sloveni e il Dipartimento delle foreste sloveno. Il responsabile scientifico del progetto è stato il prof. Pietro Susmel, dell'Ateneo udinese.
Attraverso tre distinti sottoprogetti, si è inteso realizzare un rafforzamento dei rapporti transfrontalieri e una progressiva armonizzazione dei sistemi di gestione al fine di incrementare qualitativamente e quantitativamente il patrimonio faunistico. Significativo poi lo spazio dedicato all'importanza della presenza dei grandi carnivori nell'area di confine (Orso bruno, Lince e Lupo), al centro dell'attenzione, da anni, di studiosi specializzati che si avvalgono della preziosa collaborazione del Corpo forestale regionale.

Presentazione della seconda edizione di  "Grandi carnivori ed ungulati nell'area confinaria italo-slovena. Stato di conservazione"
Scarica la seconda edizione di "Grandi carnivori ed ungulati nell'area confinaria italo-slovena. Stato di conservazione"

Per informazioni


umberto.fattori@regione.fvg.it

Partners:
Università di Udine - Dipartimento di scienze animali

Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie

Programma di cooperazione transfortaliera Interreg III A Italia-Austria
“Salvaguardia dell’erpetofauna nel territorio di Alpe-Adria”

Il progetto è stato condotto dall’Ufficio studi faunistici con la supervisione scientifica del Museo friulano di storia naturale di Udine, ed è consistito in importanti studi ed interventi mirati a tutelare il patrimonio di anfibi e rettili (erpetofauna) del nostro territorio regionale; questo è minacciato dalla pressione esercitata dall’uomo verso gli ambienti naturali più fragili, dalla frammentazione delle comunità animali e dal continuo sviluppo delle infrastrutture umane
Persino in montagna l’abbandono di tradizionali attività umane in equilibrio con l’ambiente naturale, quali ad esempio l’alpeggio, ha provocato la graduale scomparsa di prati umidi e degli abbeveratoi che garantivano la sopravvivenza di importanti comunità di anfibi.
Il progetto ha permesso di intraprendere le seguenti iniziative e raggiungere i seguenti obiettivi:
1. individuazione delle priorità di conservazione di anfibi e rettili grazie all’utilizzo di moderne metodiche;
2. studio più approfondito di alcune popolazioni di Rane verdi del Friuli Venezia Giulia quali possibili indicatori di qualità ambientale;
3. creazione e ripristino di alcuni siti riproduttivi per anfibi;
4. individuazione e mappatura dei più importanti corridoi di migrazione riproduttiva di anfibi ad elevato rischio di investimento stradale. I lavori hanno consentito di individuarne oltre 45, con mortalità davvero ingenti e una media stimata in almeno 1000 esemplari all’anno per stazione.
5. raccolta di oltre 500 nuovi dati sulla distribuzione delle varie specie;
6. sviluppo di diversi interventi di sensibilizzazione e divulgazione.

Recension Atti Convegno "Salvaguardia dell'erpetofauna nel territorio dell'Alpe-Adria"

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stefano.fabian@regione.fvg.it

http://www.amphibienschutz.at/it_partnerprojekte/index.html

Progetto di riqualificazione ambientale presso l’Azienda Volpares (Palazzolo dello Stella – Ud)

L’Ufficio studi faunistici ha avviato presso l'Azienda di proprietà regionale Volpares, a Palazzolo dello Stella, (UD), alcuni interventi sperimentali di riqualificazione ambientale allo scopo di rigenerare ambienti naturali che sostengano la complessità biologica degli agroecosistemi, e per la tutela delle specie più vulnerabili.
L'iniziativa rappresenta un primo modello di riferimento per altre aziende agricole che intendano svolgere analoghi interventi anche utilizzando gli incentivi economici che in questi anni sono stati messi a disposizione con il Piano di Sviluppo Rurale regionale.
Il progetto si propone come punto di riferimento per la didattica ambientale e per la divulgazione. Gli interventi, sinora, hanno permesso di creare una serie di fasce boscate che ricalcano fedelmente le presenze arboree ed arbustive dei vicini boschi di Muzzana.
Sono stati ricreati anche prati stabili da sfalcio (i più ricchi in termini di biodiversità) e sistemi più articolati di prato alternato a macchie di arbusti (complessi "Macchia-radura”) che moltiplicano gli effetti di presenza delle molte specie legate agli ambienti che si sviluppano lungo i  margini boschivi e sono estremamente utili a favorire il rifugio e la riproduzione di molti animali selvatici.
Infine sono state allestite alcune siepi rappresentative delle specie arbustive della bassa pianura friulana.

Per  informazioni


stefano.fabian@regione.fvg.it

Progetto pilota di gestione della specie Cinghiale (Sus scrofa) nelle provincie di Pordenone e Udine.

Finalità principale di questo progetto, avviato nel 2005, è quella di redigere e attivare un protocollo di gestione faunistico-venatoria della specie Cinghiale nell’ambito della Provincia di Pordenone e Udine, partendo da un’analisi dei dati prodotti dall’Amministrazione provinciale e dalle Riserve di caccia dei Distretti venatori interessati e ponendo particolare attenzione all’i mpatto che questa specie ha sia sul comparto agricolo che sulla circolazione stradale.
Ad oggi, risultano completate, con esiti incoraggianti, le sperimentazioni di alcune recinzioni elettrificate, in tre diverse aziende agricole delle Province di Udine e Pordenone.
Inoltre, l’analisi statistica dei dati relativi agli investimenti di ungulati e delle possibili correlazioni con specifici parametri ambientali, ha prodotto un elaborato che individua i segmenti viari (del pordenonese) maggiormente a rischio per la circolazione stradale lungo i quali intervenire con l’adozione di opportuni sistemi di mitigazione degli impatti tra fauna e autoveicoli.


A questo proposito, è stato siglato un protocollo di collaborazione con la Provincia di Pordenone per la messa in opera, lungo alcuni tratti delle strade provinciali n. 2 e n. 29, di sistemi dissuasivi (catadiottri, repellenti olfattivi, segnali luminosi di pericolo, ecc.), al fine di verificarne l’efficacia e ridurre il numero di sinistri stradali causati dall’attraversamento di fauna selvatica ungulata.
Scarica il protocollo di collaborazione ed il relativo documento tecnico
Infine è stata realizzata una pubblicazione a carattere divulgativo sulla gestione del cinghiale in Regione e sulla prevenzione dei danni, disponibile sia in formato cartaceo, presso l'Ufficio studi faunistici, sia in formato digitale.


Scarica l'opuscolo sulla prevenzione dei danni da cinghiale>

 

Per  informazioni


giuliana.nadalin@regione.fvg.it;
luca.cristofoli@regione.fvg.it

Progetto di monitoraggio del Cormorano (Phalacrocorax carbo)

La progressiva colonizzazione del Cormorano (Phalacrocorax carbo) nelle acque interne della regione ha spinto l'Ufficio studi faunistici a promuovere lo studio scientifico denominato Progetto di monitoraggio del Cormorano e caratterizzazione quanti-qualitativa della dieta nelle acque interne regionali.
La ricerca ha lo scopo principale di monitorare la presenza della specie nelle acque di laghi e fiumi mediante periodici censimenti e di verificare il tipo di impatto esercitato sulle specie ittiche attraverso l'esame dei boli alimentari e dei contenuti stomacali.
La realizzazione del progetto è stata affidata al Dipartimento di biologia dell’Università degli studi di Trieste.

 

Sintesi dei risultati del primo anno di indagine >

 

Sintesi dei risultati del secondo anno di indagine >

 

Scarica il volume sul Cormorano >

 

Scarica l'articolo pubblicato su "Gortania" >

Programma Interreg IIIA Transfrontaliero Adriatico.
Progetto ANSER: “Ruolo ecologico delle zone umide per la sosta e lo svernamento degli uccelli acquatici nell'Adriatico settentrionale”

La Regione Friuli Venezia Giulia ha avviato nel 2005, in qualità di Lead Partner, il progetto ANSER, mirato a valutare il ruolo ecologico delle zone umide per la sosta e lo svernamento degli uccelli acquatici nell'Adriatico settentrionale, ed a definire linee guida per la conservazione del patrimonio naturale marino costiero.
L'esigenza di mettere in atto tale progetto deriva dalla considerazione dell'eccezionale importanza dell'area adriatica per la nidificazione, la sosta e lo svernamento di molte specie di uccelli, della contestuale fragilità delle zone umide costiere, tradottasi spesso in degrado degli habitat, e della odierna necessità di conciliare le esigenze di conservazione con il diritto, per gli abitanti delle aree interessate dalla presenza di zone umide, al raggiungimento di livelli economici e occupazionali analoghi a quelli di altri territori. Il progetto trova quindi ulteriore motivazione nella necessità per le amministrazioni competenti di dare piena attuazione agli strumenti legislativi di riferimento per la protezione della natura nei paesi dell'Unione Europea come la “Direttiva Uccelli” (79/409/CEE) e la “Direttiva Habitat” (92/43/CEE) che hanno permesso di individuare le aree particolarmente meritevoli di conservazione in previsione di un loro piano di gestione e sviluppo.
Da questo punto di vista l'acquisizione di dati attraverso studi, ricerche e attività di monitoraggio costituisce la premessa indispensabile per orientare le scelte gestionali, affinché qualsiasi intervento di conservazione non si riveli inefficace o addirittura dannoso.
In questa direzione, il progetto si pone tra gli obiettivi di individuare i fattori di sovrapposizione ecologica delle diverse componenti ambientali ed antropiche, e di raggiungere un forte coordinamento ed una forte sinergia tra amministrazioni pubbliche, Istituti di ricerca e Università, ai fini della corretta gestione di un sistema così complesso quali sono le zone umide. A tale scopo si prevede la messa a punto di metodologie di monitoraggio che, ricorrendo a indicatori di interesse gestionale, possano fornire dati certi e immediatamente utilizzabili relativamente alla situazione in atto e alle tendenze evolutive degli ecosistemi considerati, così da consentire l'adozione di provvedimenti correttivi adeguati. Il progetto inoltre individuerà nuove metodologie strumentali di ricerca e contribuirà concretamente alla formazione di nuove professionalità tecniche nel settore del biomonitoraggio, che portino ad una maggiore integrazione tecnico-scientifica delle istituzioni partner e delle altre realtà, istituzionali e non, territorialmente coinvolte.


Brochure illustrativa >


Per informazioni

anser.project@regione.fvg.it


gabriele.facchin@regione.fvg.it

Partners:

Università degli Studi di Udine

Università degli Studi di Trieste

Regione Emilia-Romagna

Ente pubblico per la gestione delle aree protette nella contea di Spalato e Dalmazia (Croazia)

Museo di Scienze Naturali di Tirana (Albania)

Progetto di censimento degli uccelli acquatici svernanti in Friuli Venezia Giulia nell’ambito dell'I'nternational Waterfowl Census (IWC)

Il monitoraggio delle popolazioni di uccelli acquatici rappresenta uno strumento indispensabile per ottenere le informazioni necessarie allo sviluppo di valide politiche di conservazione delle popolazioni di uccelli e dei loro habitat.
Gli obiettivi dei censimenti invernali degli uccelli acquatici, coordinati in Italia dall’I stituto Nazionale per la Fauna Selvatica (di seguito citato come “INFS”), sono:
- stabilire annualmente la dimensione delle popolazioni presenti nel mese di gennaio;
- identificare variazioni nella dimensione e nella distribuzione delle popolazioni;
- determinare l’importanza a livello internazionale e nazionale dei vari siti;
- contribuire significativamente agli sforzi locali, nazionali ed internazionali per la conservazione degli uccelli acquatici e dei loro habitat.
I risultati di questi censimenti confluiscono anche nella banca dati di Wetlands International (un'organizzazione mondiale senza fini di lucro dedicata esclusivamente alla conservazione delle zone umide ed alla loro gestione sostenibile), permettendo così analisi su scale geografiche più ampie, tali da comprendere l’intero areale di svernamento delle varie popolazioni e consentire l’individuazione di graduatorie d’importanza assoluta dei siti, dell’a ndamento numerico globale delle popolazioni e del loro stato di conservazione. Questi dati sono stati storicamente utilizzati per i fini previsti dalla Convenzione di Ramsar, ma oggi, su di essi, si basano anche le direttive comunitarie “Habitat” (92/42/CEE) e “Uccelli” (79/409/CEE), e convenzioni internazionali quali l’African-Eurasian Waterbird Agreement (AEWA), già ratificato da oltre cento paesi, inclusa l’Italia.
Ai censimenti veri e propri si affianca la banca dati geografica delle zone umide soggette al censimento degli uccelli acquatici svernanti, nata per esigenze operative legate all’organizzazione dei censimenti stessi, ma che si pone come base per la realizzazione di una futura banca dati sulle zone umide del Friuli Venezia Giulia e come strumento di valutazione tecnica anche per altre finalità istituzionali, come quelle già sopra richiamate o quelle relative ad altri settori della gestione territoriale (ad es. quelle relative agli adempimenti previsti dalla Direttiva Quadro sulle Acque 2000/60). Inoltre la realizzazione della banca dati ha consentito di compiere un passo in avanti nei processi di standardizzazione delle attività di monitoraggio ornitologico promosse dall’Amministrazione Regionale e di integrazione con i sistemi di banche dati regionali esistenti ed in fase di realizzazione.

 

Poster presentato al XIV Convegno italiano di Ornitologia

 

Per  informazioni


e-mail: gabriele.facchin@regione.fvg.it

 

                                                                                                                                                                           Monitoraggio sanitario dell'EBHS nella lepre comune

 

L’EBHS (European Brown Hare Syndrome) è una malattia virale specifica della lepre comune (Lepus europaeus), comparsa in Italia alla fine degli anni ’80 con tutta probabilità in seguito all’importazione di lepri dall’estero. Non è una zoonosi, cioè non si trasmette all’Uomo, tuttavia è una malattia molto contagiosa e letale per la lepre, tanto che oggi costituisce la principale causa di mortalità per la specie sia allo stato libero, sia in allevamento.
 
Il monitoraggio, finalizzato ad aumentare le conoscenze tecnico-scientifiche sulla distribuzione dell’EBHS, utili alla gestione faunistica, è stato promosso dall’Ufficio studi faunistici a seguito di un focolaio della malattia accertato nel 2004 in provincia di Trieste. L’indagine è stata condotta nel biennio 2005-2006 dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe), in collaborazione con il Centro di Referenza Nazionale per le malattie virali del lagomorfi presso l’IZLER di Brescia. I campioni (fegato, polmone, sangue e intestino) sono stati raccolti principalmente da lepri abbattute nel corso dell’a ttività venatoria, grazie alla collaborazione di alcune riserve di caccia ed aziende faunistico-venatorie della pianura friulana e del Carso triestino.
 

La malattia è risultata endemica nelle zone di pianura, di conseguenza è importante che le riserve di caccia mantengano le popolazioni di lepre a buoni livelli di densità. L’EBHS infatti può indurre un’elevata mortalità in soggetti di età superiore ai tre mesi e in zone dove la popolazione ha una scarsa densità (<8 lepri/100 ha), mentre induce una sorta di immunizzazione dove le densità sono migliori (>15 lepri/100 ha). In tale situazione, infatti, accade che la circolazione del virus può essere rapida, per cui i soggetti vengono infettati con maggiore probabilità nei primi tre mesi di vita, età in cui sono resistenti alla malattia, per cui si immunizzano, non ammalandosi.

 

Relazione finale sul Monitoraggio dell'EBHS >

 

Presentazione: Gestione sanitaria della lepre comune >

 

Le malattie della lepre comune >

 

Opuscolo: La Lepre in Friuli Venezia Giulia>

 

Per informazioni

alessandro.rucli@regione.fvg.it

 

Progetto per il monitoraggio delle specie di mammiferi, anfibi, rettili, pesci e invertebrati elencate nelle schede SIC IT3310005 Torbiera Di Sequals, IT3310008 Magredi  Di Tauriano, IT3310009 Magredi Del Cellina, IT3310010 Risorgive del Vinchiaruzzo e ZPS IT 3311001 Magredi di Pordenone e delle specie di rapaci notturni, mammiferi, anfibi, rettili, pesci e invertebrati elencate nelle schede SIC IT 3340006  Carso triestino e goriziano  e  ZPS IT 3341002 Aree carsiche della Venezia Giulia.

Con questo progetto si realizza il monitoraggio sistematico delle specie animali, anche ai fini di supporto alla redazione dei relativi Piani di gestione, individuate nelle schede descrittive dei siti Natura 2000. Le aree del Carso e dei Magredi sono, assieme alla Laguna di Marano e Grado, quelle giudicate più sensibili ed importanti e sulle quali concentrare inizialmente l’attenzione. Il progetto prende in considerazione le aree dei SIC Torbiera di Sequals, Magredi  di Tauriano, Magredi del Cellina, Risorgive del Venchiaruzzo, e ZPS Magredi di Pordenone (estendendo in questo caso l’indagine all’area individuato nella DGR 1825 del 28.07.2006) e in quelle della SIC Carso triestino e goriziano. E ZPS Aree carsiche della Venezia Giulia.
Lo scopo è quello di definire la consistenza attuale delle popolazioni e la loro distribuzione costituendo con questi dati una situazione “anno zero” con cui confrontarsi negli anni a seguire per valutare lo stato di conservazione.

Dati presenti negli archivi del museo >

Il numero di specie è molto elevato, nonostante siano state escluse dall’indagine le specie ornitiche per le quali sono in previsione specifici progetti.

Solo per la ZPS/SIC  del Carso è stato attivato il  monitoraggio relativo a tutte le specie di rapaci notturni, incluse quelle potenzialmente presenti, con particolare riferimento alle specie indicate nell'allegato I della Direttiva 79/409/CEE. Nel dettaglio le specie di Strigiformi sono le seguenti :  Tyto alba,  Otus scops , Bubo bubo , Athene noctua,  Strix aluco , Strix uralensis,  Asio otus,  Asio flammeus, Aegolius funereus, e Glaucidium passerinum.  A queste si aggiunge  il succiacapre (Caprimulgus europaeus) per il quale necessitano dati distributivi e di consistenza aggiornati.

Per informazioni

simonetta.siben@regione.fvg.it