Pagina a cura dell’Ufficio studi faunistici (ifr@regione.fvg.it; tel. 0432.555290-555660)
Dalla prossimità con i più importanti sistemi geografici centro-europei, balcanici e
mediterranei prende corpo un “habitat” capace di ospitare un patrimonio faunistico di assoluto
rilievo.
Spesso queste presenze costituiscono unicità preziose per tutta la nostra Penisola e la
tutela attenta di un’ecologia irripetibile necessita di studi approfonditi e continui, in stretta
collaborazione con Università italiane e straniere, Istituti di ricerca e Associazioni da
decenni impegnati in politiche protezionistiche.
Nascono così impegnativi progetti, spesso cofinanziati dall’Unione Europea, che, utilizzando
le più moderne tecnologie e i più antichi saperi, consentono di organizzare risposte articolate ai
problemi sempre più complessi della convivenza tra attività umane e tutela della natura.
Anche dal sapiente recupero di grandi aree dismesse dall’agricoltura tradizionale si
configura un’azione di promozione dei valori ambientali, integrata alle strategie di studio e di
valorizzazione delle più significative presenze faunistiche.
Come riconoscere la volpe affetta da rabbia, cosa devono fare i cacciatori per non contrarre la
malattia, come ci si deve comportare se si viene morsi da un animale selvatico o se ci si imbatte
in un esemplare ferito o morto, e ancora cosa sta facendo la Regione Friuli Venezia Giulia per
contrastare il diffondersi della malattia: a tutte queste domande offre una risposta esauriente il
nuovo opuscolo informativo intitolato “La Volpe. Aspetti ecologici, biologici e gestionali in
Friuli Venezia Giulia”, realizzato dall'Ufficio Studi faunistici della Regione in collaborazione
con l'Istituto zooprofilattico delle Venezie e l'Università di Trieste.
La pubblicazione giunge in un momento particolarmente opportuno, quando l'estendersi dei casi
di rabbia, riscontrati su volpi e altri mammiferi negli ultimi mesi in diverse località regionali,
sta destando tra la popolazione forti preoccupazioni, a volte però accentuate da articoli di
cronaca che rischiano di creare confusione e falsi allarmi.
Ecco allora che l'opuscolo informativo, promosso dalla Regione in occasione della “Giornata
mondiale sulla rabbia” (una manifestazione di livello internazionale per promuovere l'informazione
su questa malattia), ha il merito di fornire indicazioni precise su cos'è la rabbia, come si
manifesta, in che modo e a chi si trasmette e come va affrontata in termini di prevenzione e cura.
La pubblicazione, ricca di immagini esplicative, insegna anche a riconoscere i segni di
presenza di una volpe ed a comprendere alcuni suoi comportamenti.
Fornisce inoltre numerose informazioni sulla sulla gestione delle popolazioni selvatiche in
Friuli Venezia Giulia sia in aree di presenza della rabbia che nei territori ove la malattia non è
arrivata.
Per chi fosse interessato, è possibile richiederne una copia inviando una e-mail all’Ufficio
studi faunistici della Regione, all’indirizzo
ifr@regione.fvg.it.
Per informazioni:
massimo.zanetti@regione.fvg.it
umberto.fattori@regione.fvg.it
Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie:
Università di Trieste - Dipartimento di Scienze della Vita:
Il progetto, condotto tra il 2004 e il 2008, ha interessato l'ampia area di confine tra Friuli
Venezia Giulia e Slovenia che, dal Tarvisiano al Carso, ospita una fauna selvatica che per qualità
e quantità gli esperti considerano di assoluto valore europeo.
Oltre 180.000 ettari di territorio, 87 tra riserve di caccia ed aziende faunistico-venatorie,
3100 cacciatori circa sono stati coinvolti, di qua e di là del confine, in un articolato intervento
che si è posto l'obiettivo del monitoraggio puntuale e della corretta gestione delle risorse
faunistiche.
Il progetto, a titolarità regionale e coordinato dall'Ufficio studi faunistici della
Direzione centrale risorse agricole, naturali e forestali, ha avuto quali partner il Servizio
regionale della sanità pubblica veterinaria, l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie,
le Università degli Studi di Udine e di Lubiana, la Lega dei cacciatori sloveni e il Dipartimento
delle foreste sloveno. Il responsabile scientifico del progetto è stato il prof. Pietro Susmel,
dell'Ateneo udinese.
Attraverso tre distinti sottoprogetti, si è inteso realizzare un rafforzamento dei rapporti
transfrontalieri e una progressiva armonizzazione dei sistemi di gestione al fine di incrementare
qualitativamente e quantitativamente il patrimonio faunistico. Significativo poi lo spazio dedicato
all'importanza della presenza dei grandi carnivori nell'area di confine (Orso bruno, Lince e Lupo),
al centro dell'attenzione, da anni, di studiosi specializzati che si avvalgono della preziosa
collaborazione del Corpo forestale regionale.
Presentazione della seconda edizione di "Grandi carnivori ed ungulati
nell'area confinaria italo-slovena. Stato di conservazione"
Scarica la seconda edizione di "Grandi carnivori ed ungulati nell'area confinaria
italo-slovena. Stato di conservazione"
Per informazioni
umberto.fattori@regione.fvg.it
Partners:
Università di Udine - Dipartimento di scienze animali
Il progetto è stato condotto dall’Ufficio studi faunistici con la supervisione scientifica del
Museo friulano di storia naturale di Udine, ed è consistito in importanti studi ed interventi
mirati a tutelare il patrimonio di anfibi e rettili (erpetofauna) del nostro territorio regionale;
questo è minacciato dalla pressione esercitata dall’uomo verso gli ambienti naturali più
fragili, dalla frammentazione delle comunità animali e dal continuo sviluppo delle infrastrutture
umane
Persino in montagna l’abbandono di tradizionali attività umane in equilibrio con l’ambiente
naturale, quali ad esempio l’alpeggio, ha provocato la graduale scomparsa di prati umidi e degli
abbeveratoi che garantivano la sopravvivenza di importanti comunità di anfibi.
Il progetto ha permesso di intraprendere le seguenti iniziative e raggiungere i seguenti
obiettivi:
1. individuazione delle priorità di conservazione di anfibi e rettili grazie all’utilizzo di
moderne metodiche;
2. studio più approfondito di alcune popolazioni di Rane verdi del Friuli Venezia Giulia
quali possibili indicatori di qualità ambientale;
3. creazione e ripristino di alcuni siti riproduttivi per anfibi;
4. individuazione e mappatura dei più importanti corridoi di migrazione riproduttiva di
anfibi ad elevato rischio di investimento stradale. I lavori hanno consentito di individuarne oltre
45, con mortalità davvero ingenti e una media stimata in almeno 1000 esemplari all’anno per
stazione.
5. raccolta di oltre 500 nuovi dati sulla distribuzione delle varie specie;
6. sviluppo di diversi interventi di sensibilizzazione e divulgazione.
Recension Atti Convegno "Salvaguardia dell'erpetofauna nel territorio dell'Alpe-Adria"
Per informazioni
L’Ufficio studi faunistici ha avviato presso l'Azienda di proprietà regionale Volpares, a
Palazzolo dello Stella, (UD), alcuni interventi sperimentali di riqualificazione ambientale allo
scopo di rigenerare ambienti naturali che sostengano la complessità biologica degli agroecosistemi,
e per la tutela delle specie più vulnerabili.
L'iniziativa rappresenta un primo modello di riferimento per altre aziende agricole che
intendano svolgere analoghi interventi anche utilizzando gli incentivi economici che in questi anni
sono stati messi a disposizione con il Piano di Sviluppo Rurale regionale.
Il progetto si propone come punto di riferimento per la didattica ambientale e per la
divulgazione. Gli interventi, sinora, hanno permesso di creare una serie di fasce boscate che
ricalcano fedelmente le presenze arboree ed arbustive dei vicini boschi di Muzzana.
Sono stati ricreati anche prati stabili da sfalcio (i più ricchi in termini di biodiversità)
e sistemi più articolati di prato alternato a macchie di arbusti (complessi "Macchia-radura”) che
moltiplicano gli effetti di presenza delle molte specie legate agli ambienti che si sviluppano
lungo i margini boschivi e sono estremamente utili a favorire il rifugio e la riproduzione di
molti animali selvatici.
Infine sono state allestite alcune siepi rappresentative delle specie arbustive della bassa
pianura friulana.
Per informazioni
Finalità principale di questo progetto, avviato nel 2005, è quella di redigere e attivare un
protocollo di gestione faunistico-venatoria della specie Cinghiale nell’ambito della Provincia di
Pordenone e Udine, partendo da un’analisi dei dati prodotti dall’Amministrazione provinciale e
dalle Riserve di caccia dei Distretti venatori interessati e ponendo particolare attenzione all’i
mpatto che questa specie ha sia sul comparto agricolo che sulla circolazione stradale.
Ad oggi, risultano completate, con esiti incoraggianti, le sperimentazioni di alcune
recinzioni elettrificate, in tre diverse aziende agricole delle Province di Udine e Pordenone.
Inoltre, l’analisi statistica dei dati relativi agli investimenti di ungulati e delle
possibili correlazioni con specifici parametri ambientali, ha prodotto un elaborato che individua i
segmenti viari (del pordenonese) maggiormente a rischio per la circolazione stradale lungo i quali
intervenire con l’adozione di opportuni sistemi di mitigazione degli impatti tra fauna e
autoveicoli.
A questo proposito, è stato siglato un protocollo di collaborazione con la Provincia di
Pordenone per la messa in opera, lungo alcuni tratti delle strade provinciali n. 2 e n. 29, di
sistemi dissuasivi (catadiottri, repellenti olfattivi, segnali luminosi di pericolo, ecc.), al fine
di verificarne l’efficacia e ridurre il numero di sinistri stradali causati dall’attraversamento di
fauna selvatica ungulata.
Scarica il
protocollo di collaborazione
ed il relativo
documento tecnico
Infine è stata realizzata una pubblicazione a carattere divulgativo sulla gestione del
cinghiale in Regione e sulla prevenzione dei danni, disponibile sia in formato cartaceo, presso
l'Ufficio studi faunistici, sia in formato digitale.
Scarica l'opuscolo sulla prevenzione dei danni da cinghiale>
Per informazioni
giuliana.nadalin@regione.fvg.it;
luca.cristofoli@regione.fvg.it
La progressiva colonizzazione del Cormorano (Phalacrocorax carbo) nelle acque interne della
regione ha spinto l'Ufficio studi faunistici a promuovere lo studio scientifico denominato Progetto
di monitoraggio del Cormorano e caratterizzazione quanti-qualitativa della dieta nelle acque
interne regionali.
La ricerca ha lo scopo principale di monitorare la presenza della specie nelle acque di laghi
e fiumi mediante periodici censimenti e di verificare il tipo di impatto esercitato sulle specie
ittiche attraverso l'esame dei boli alimentari e dei contenuti stomacali.
La realizzazione del progetto è stata affidata al Dipartimento di biologia dell’Università
degli studi di Trieste.
Sintesi dei risultati del primo anno di indagine >
Sintesi dei risultati del secondo anno di indagine >
Scarica il volume sul Cormorano >
Programma Interreg IIIA Transfrontaliero Adriatico.
Progetto ANSER: “Ruolo ecologico delle zone umide per la sosta e lo svernamento degli
uccelli acquatici nell'Adriatico settentrionale”
La Regione Friuli Venezia Giulia ha avviato nel 2005, in qualità di Lead Partner, il progetto
ANSER, mirato a valutare il ruolo ecologico delle zone umide per la sosta e lo svernamento degli
uccelli acquatici nell'Adriatico settentrionale, ed a definire linee guida per la conservazione del
patrimonio naturale marino costiero.
L'esigenza di mettere in atto tale progetto deriva dalla considerazione dell'eccezionale
importanza dell'area adriatica per la nidificazione, la sosta e lo svernamento di molte specie di
uccelli, della contestuale fragilità delle zone umide costiere, tradottasi spesso in degrado degli
habitat, e della odierna necessità di conciliare le esigenze di conservazione con il diritto, per
gli abitanti delle aree interessate dalla presenza di zone umide, al raggiungimento di livelli
economici e occupazionali analoghi a quelli di altri territori. Il progetto trova quindi ulteriore
motivazione nella necessità per le amministrazioni competenti di dare piena attuazione agli
strumenti legislativi di riferimento per la protezione della natura nei paesi dell'Unione Europea
come la “Direttiva Uccelli” (79/409/CEE) e la “Direttiva Habitat” (92/43/CEE) che hanno permesso di
individuare le aree particolarmente meritevoli di conservazione in previsione di un loro piano di
gestione e sviluppo.
Da questo punto di vista l'acquisizione di dati attraverso studi, ricerche e attività di
monitoraggio costituisce la premessa indispensabile per orientare le scelte gestionali, affinché
qualsiasi intervento di conservazione non si riveli inefficace o addirittura dannoso.
In questa direzione, il progetto si pone tra gli obiettivi di individuare i fattori di
sovrapposizione ecologica delle diverse componenti ambientali ed antropiche, e di raggiungere un
forte coordinamento ed una forte sinergia tra amministrazioni pubbliche, Istituti di ricerca e
Università, ai fini della corretta gestione di un sistema così complesso quali sono le zone umide.
A tale scopo si prevede la messa a punto di metodologie di monitoraggio che, ricorrendo a
indicatori di interesse gestionale, possano fornire dati certi e immediatamente utilizzabili
relativamente alla situazione in atto e alle tendenze evolutive degli ecosistemi considerati, così
da consentire l'adozione di provvedimenti correttivi adeguati. Il progetto inoltre individuerà
nuove metodologie strumentali di ricerca e contribuirà concretamente alla formazione di nuove
professionalità tecniche nel settore del biomonitoraggio, che portino ad una maggiore integrazione
tecnico-scientifica delle istituzioni partner e delle altre realtà, istituzionali e non,
territorialmente coinvolte.
Per informazioni
gabriele.facchin@regione.fvg.it
Partners:
Università degli Studi di Udine
Università degli Studi di Trieste
Regione Emilia-Romagna
Ente pubblico per la gestione delle aree protette nella contea di Spalato e Dalmazia (Croazia)
Museo di Scienze Naturali di Tirana (Albania)
Il monitoraggio delle popolazioni di uccelli acquatici rappresenta uno strumento indispensabile
per ottenere le informazioni necessarie allo sviluppo di valide politiche di conservazione delle
popolazioni di uccelli e dei loro habitat.
Gli obiettivi dei censimenti invernali degli uccelli acquatici, coordinati in Italia dall’I
stituto Nazionale per la Fauna Selvatica (di seguito citato come “INFS”), sono:
- stabilire annualmente la dimensione delle popolazioni presenti nel mese di gennaio;
- identificare variazioni nella dimensione e nella distribuzione delle popolazioni;
- determinare l’importanza a livello internazionale e nazionale dei vari siti;
- contribuire significativamente agli sforzi locali, nazionali ed internazionali per la
conservazione degli uccelli acquatici e dei loro habitat.
I risultati di questi censimenti confluiscono anche nella banca dati di Wetlands
International (un'organizzazione mondiale senza fini di lucro dedicata esclusivamente alla
conservazione delle zone umide ed alla loro gestione sostenibile), permettendo così analisi su
scale geografiche più ampie, tali da comprendere l’intero areale di svernamento delle varie
popolazioni e consentire l’individuazione di graduatorie d’importanza assoluta dei siti, dell’a
ndamento numerico globale delle popolazioni e del loro stato di conservazione. Questi dati sono
stati storicamente utilizzati per i fini previsti dalla Convenzione di Ramsar, ma oggi, su di essi,
si basano anche le direttive comunitarie “Habitat” (92/42/CEE) e “Uccelli” (79/409/CEE), e
convenzioni internazionali quali l’African-Eurasian Waterbird Agreement (AEWA), già ratificato da
oltre cento paesi, inclusa l’Italia.
Ai censimenti veri e propri si affianca la banca dati geografica delle zone umide soggette al
censimento degli uccelli acquatici svernanti, nata per esigenze operative legate all’organizzazione
dei censimenti stessi, ma che si pone come base per la realizzazione di una futura banca dati sulle
zone umide del Friuli Venezia Giulia e come strumento di valutazione tecnica anche per altre
finalità istituzionali, come quelle già sopra richiamate o quelle relative ad altri settori della
gestione territoriale (ad es. quelle relative agli adempimenti previsti dalla Direttiva Quadro
sulle Acque 2000/60). Inoltre la realizzazione della banca dati ha consentito di compiere un passo
in avanti nei processi di standardizzazione delle attività di monitoraggio ornitologico promosse
dall’Amministrazione Regionale e di integrazione con i sistemi di banche dati regionali esistenti
ed in fase di realizzazione.
Poster presentato al XIV Convegno italiano di Ornitologia
Per informazioni
e-mail:
gabriele.facchin@regione.fvg.it
Monitoraggio sanitario dell'EBHS nella lepre comune
La malattia è risultata endemica nelle zone di pianura, di conseguenza è importante che le riserve di caccia mantengano le popolazioni di lepre a buoni livelli di densità. L’EBHS infatti può indurre un’elevata mortalità in soggetti di età superiore ai tre mesi e in zone dove la popolazione ha una scarsa densità (<8 lepri/100 ha), mentre induce una sorta di immunizzazione dove le densità sono migliori (>15 lepri/100 ha). In tale situazione, infatti, accade che la circolazione del virus può essere rapida, per cui i soggetti vengono infettati con maggiore probabilità nei primi tre mesi di vita, età in cui sono resistenti alla malattia, per cui si immunizzano, non ammalandosi.
Relazione finale sul Monitoraggio dell'EBHS >
Presentazione: Gestione sanitaria della lepre comune >
Le malattie della lepre comune >
Opuscolo: La Lepre in Friuli Venezia Giulia>
Per informazioni
alessandro.rucli@regione.fvg.it
Con questo progetto si realizza il monitoraggio sistematico delle specie animali, anche ai fini
di supporto alla redazione dei relativi Piani di gestione, individuate nelle schede descrittive dei
siti Natura 2000. Le aree del Carso e dei Magredi sono, assieme alla Laguna di Marano e Grado,
quelle giudicate più sensibili ed importanti e sulle quali concentrare inizialmente l’attenzione.
Il progetto prende in considerazione le aree dei SIC Torbiera di Sequals, Magredi di
Tauriano, Magredi del Cellina, Risorgive del Venchiaruzzo, e ZPS Magredi di Pordenone (estendendo
in questo caso l’indagine all’area individuato nella DGR 1825 del 28.07.2006) e in quelle della SIC
Carso triestino e goriziano. E ZPS Aree carsiche della Venezia Giulia.
Lo scopo è quello di definire la consistenza attuale delle popolazioni e la loro
distribuzione costituendo con questi dati una situazione “anno zero” con cui confrontarsi negli
anni a seguire per valutare lo stato di conservazione.
Dati presenti negli archivi del museo
>
Il numero di specie è molto elevato, nonostante siano state escluse dall’indagine le specie
ornitiche per le quali sono in previsione specifici progetti.
Solo per la ZPS/SIC del Carso è stato attivato il monitoraggio relativo a tutte le specie di rapaci notturni, incluse quelle potenzialmente presenti, con particolare riferimento alle specie indicate nell'allegato I della Direttiva 79/409/CEE. Nel dettaglio le specie di Strigiformi sono le seguenti : Tyto alba, Otus scops , Bubo bubo , Athene noctua, Strix aluco , Strix uralensis, Asio otus, Asio flammeus, Aegolius funereus, e Glaucidium passerinum. A queste si aggiunge il succiacapre (Caprimulgus europaeus) per il quale necessitano dati distributivi e di consistenza aggiornati.
Per informazioni