Pur a fronte del buon livello già raggiunto dal servizio sanitario complessivamente reso, permangono nelle diverse realtà territoriali della Regione disparità di offerta e dunque aree di intervento e categorie di utenza non ancora adeguatamente coperte sulle quali occorre intervenire maggiormente.
Ci si riferisce ai cittadini più fragili, ai malati cronici, agli anziani, ai disabili, a coloro che risiedono in zone disagiate. Un numero sempre più rilevante di persone, peraltro destinato ad aumentare, che necessita di un'assistenza meno centrata sull'ospedale e molto più sviluppata negli ambiti territoriali, dove bisogni sanitari e bisogni sociali spesso diventano difficilmente scindibili.
Occorrono dunque maggiori risorse in un momento in cui queste vanno invece decrescendo e l'obiettivo è quello di riuscire ad ottenerle senza ulteriormente gravare sulle tasche dei cittadini.

La strada che il Piano delinea quale proprio filo conduttore è quella di attuare interventi su aspetti organizzativi interni al sistema, non a diretto impatto sull'utenza, al fine di ottenere recuperi di efficienza, in tal modo liberando le necessarie risorse da reinvestire nei settori più carenti.

Il documento si articola in quattro direttrici strategiche:

1. riorganizzazione dell'offerta della rete ospedaliera
2. istituzione di un'unica centrale operativa dell'emergenza
3. presa in carico integrata delle persone con malattie croniche e disabilità
4. ricerca di una maggiore efficienza complessiva del sistema sanitario e sociale attraverso l'adozione di criteri di gestione che consentano di eliminare inutili sovrapposizioni e favoriscano sinergie operative tra le Aziende del Servizio sanitario regionale.

Più nel dettaglio, una delle integrazioni previste nell'ambito della riorganizzazione della rete delle attività di ricovero è connessa alle funzioni coordinate delle Aziende ospedaliere: l'assetto organizzativo e di erogazioni dovrà essere definito d'intesa tra le Aziende di area vasta ed i privati accreditati, sotto la regia della direzione regionale della salute. E in ogni caso, in mancanza di un accordo la scelta finale sarà della Regione.

Analogo modello organizzativo avranno gli Irccs, Burlo e Cro.

Per quanto riguarda l'Ospedale di Gemona sarà perseguita la continuità dell'integrazione anche per pazienti acuti come polo unico con l'Ospedale di Tolmezzo.

Nell'ambito dell'assistenza  territoriale maggiore ruolo avranno i medici di famiglia, con il passaggio da una medicina di attesa a una di iniziativa anche grazie a tipologie organizzative diverse, tra cui aggregazioni funzionali di più medici, unità complesse per le cure primarie, equipe territoriali.

Dovranno anche essere potenziate l'autonomia e l'operatività dei Distretti, per favorire la continuità dell'assistenza.

Sarà più forte il coordinamento delle funzioni per la cura delle malattie croniche favorendo la più ampia accessibilità ai servizi su tutto il territorio.

Dall'1 gennaio 2011 nell'ambito dell'Area vasta pordenonese, sulla base di uno studio di fattibilità che sarà curato dall'Azienda ospedaliera e da quella sanitaria con il coordinamento della Regione, sentita la Conferenza dei sindaci, le funzioni dei nosocomi ex articolo 21 (Maniago e Sacile) faranno capo all'Azienda ospedaliera di Pordenone ma manterranno inalterate le funzioni previste dalla programmazione regionale.

"Si tratta di un Piano ", precisa l'Assessore Kosic, "che guarda consapevolmente al futuro, per rispondere ai bisogni in evoluzione della società".