Prevenzione delle malattie cardiovascolari e modelli organizzativi per la promozione della salute cardiovascolare.

La Regione Friuli Venezia Giulia ha approvato con la legge n. del 17 del 16 ottobre 2014 il riordino del sistema sanitario regionale.

Il documento presenta innovazioni rilevanti per la prevenzione che rimane fondamentale sia dal punto di vista della pianificazione, sia per il suo collegamento alla promozione della salute richiamata in diversi aspetti come declinazione importante del Servizio Sanitario Regionale.

E’ in tale contesto che uno degli obiettivi, previsto anche nel Piano regionale della prevenzione 2014-18, di “Ridurre il carico prevenibile ed evitabile di morbosità, mortalità e disabilità delle malattie non trasmissibili” deve esser condiviso a diversi livelli sia politici, che sanitari che di popolazione.

Al proposito è stato elaborato un modello innovativo di promozione della salute e di prevenzione delle malattie non trasmissibili (dette anche cronico-degenerative, che comprendono malattie cardiovascolari, diabete, tumori, broncopatia cronica). Tale approccio, strutturato anche in proposte concrete, ha solide basi scientifiche e si avvale dei dati epidemiologici più recenti, con l’obiettivo di innescare un circolo virtuoso per i cittadini del Friuli Venezia Giulia, chiamati a “partecipare” consapevolmente al percorso di salute e benessere proposto.

Le malattie cardiovascolari (in particolare infarto, coronaropatie ed ictus cerebrale) costituiscono la quota principale delle malattie non trasmissibili e possono essere un modello per evitare innanzitutto l’insorgenza di queste gravi patologie (prevenzione primaria), dato che esistono prove di efficacia di correzione dei loro fattori di rischio (fumo, ipertensione arteriosa, colesterolo e trigliceridi elevati, diabete).

Il modello propone come strumento di prevenzione la “gestione integrata del rischio cardiovascolare” che vede definiti i ruoli non solo dei vari operatori sanitari tra loro collegati, ma degli utenti chiamati a “co-gestire” la riduzione del loro rischio. Quindi approccio personalizzato e universale per garantire sia equità che risultati. Tuttavia questa strategia diventa efficace solo se si inserisce in un modello organizzativo per la promozione della salute nella comunità, che faccia cambiare, sia pure gradualmente, gli atteggiamenti e le credenze dei cittadini rispetto agli stili di vita salutari (alimentazione sana e buona, attività fisica regolare, vita libera dal fumo e dall’inquinamento), troppo spesso vissuti come limitativi e mortificanti, in realtà capaci di assicurare non solo meno malattie ma più benessere fisico e psichico. Come in molte vicende umane solo l’esperienza può far cambiare ragionevolmente i comportamenti ed è a questo “approccio esperienziale” alla vita sana che il modello di promozione della salute nella comunità si richiama, con l’appello ad ogni cittadino a diventarne protagonista.