Gestisce la prevenzione e l'intervento sugli incendi boschivi attraverso i nuclei antincendio boschivo organizzati a livello territoriale ed in coordinamento con la Protezione civile della Regione. A tal fine svolge in particolare le seguenti attività:
a) gestisce le risorse materiali ed i mezzi operativi antincendio;
b) effettua attività di prevenzione ed intervento;
c) collabora con le strutture dedicate nella formazione del personale con mansioni A.I.B.;
d) promuove attività di sperimentazione di nuovi materiali e tecniche operative nell'attività di spegnimento degli incendi boschivi in cooperazione con Enti ed Organizzazioni interni o esterni all'Amm.ne Regionale;
e) propone e cura gli aggiornamenti alla normativa vigente coordinandosi con le competenti strutture del Servizio, della Direzione centrale e delle altre Direzioni eventualmente coinvolte;
f) predispone e cura le revisioni al Piano regionale di previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi, curandone l'applicazione per la parte di competenza del Servizio;
g) programma e gestisce l'acquisto di beni e servizi per l'attività AIB del Corpo forestale regionale, coordinandosi con le altre strutture del Servizio;
h) predispone e propone la turnazione AIB comprese eventuali sospensioni o proroghe;
i) svolge attività di indagine in materia di antincendio boschivo coordinandosi eventualmente con le altre strutture del Servizio;
l) in riferimento a protocolli-atti-collaborazioni d'intesa intercorrenti con altri corpi di polizia o enti preposti od a richiesta degli stessi, nel caso di interventi congiunti, procede nell'attività.

GLI INCENDI DA FULMINE

Questa tipologia di incendi è pressoché l'unica forma di incendio che ha origine per cause naturali nella nostra Regione (tutto il resto si sviluppa per incuria o imperizia o per dolo, eccetto i casi dovuti ad incidenti). Si sviluppa nel caso di temporali che non siano acompagnati da forti piogge.
Ovviamente il fulmine cade in posizione elettricamente favorevole, quindi di solito a quote elevate e spesso in aree non raggiungibili facilmente con i mezzi fuoristrada e spesso nemmeno a piedi. Inoltre, le formazioni boscate interessate da questi incendi giacciono su terreni in forte pendenza e con un sottobosco ricco di materiale facilmente infiammabile (aghi di pino e materiale legnoso secco) che ne rendono difficile lo spegnimento indiretto (con i mezzi aerei). L'acqua infatti, se e quando arriva al suolo dopo il lancio, difficilmente penetra in profondità dove il materiale continua indisturbato a bruciare.
La strategia del Direttore delle Operazioni di Spegnimento (DOS) in questi casi è molto variabile, compenetrando gli interessi di contenimento della spesa in questo momento di grande crisi (i mezzi aerei costano moltissimo) con la necessità di proteggere preventivamente la popolazione ed i relativi beni e le infrastrutture di interesse pubblico (linee elettriche, viabilità, malghe, ecc.). In assenza di mezzi aerei in grado di scaricare notevoli quantità d'acqua in modo efficace (che arrivi come tale a bagnare il suolo) come ad esempio il grande elicottero della Erickson S64f (oltre 9000 litri a lancio) e che quindi faccia "terra bagnata" intorno alle fiamme, il DOS cercherà di fermarle in aree favorevoli all'attacco, prima che l'incendio vi giunga con tutta la sua forza devastante.

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Tolmezzo: Monte Palavierte, cronistoria di un “piccolo” incendio boschivo
(a cura del Comandante della Stazione forestale di Tolmezzo, Isp. CFR Paolo Machin)

Non sempre gli incendi boschivi sono facili da contrastare e da spegnere; spesso, pur se di piccole dimensioni, possono essere solamente monitorati e contenuti con le migliori tecniche antincendio applicabili al caso di specie per evitare ben più gravi danni ambientali ed un tanto deve essere posto in essere fino ad un completo spegnimento.
Oltre ai grandi incendi di Chiusaforte e Pietratagliata di cui tutti sanno grazie ai recenti corposi articoli sui media, prova ne sia l’incendio che si è sviluppato sul Monte Palavierte in Comune di Tolmezzo nel primo pomeriggio dello scorso 31 luglio in una giornata particolarmente secca e torrida a seguito di un fulmine caduto nella zona nella serata di due giorni prima durante un temporale.
A seguito di ciò, stante la lontananza dalle vie di comunicazione e vista la zona impervia che comportava gravi rischi per gli operatori a terra e l’impossibilità di operare con le consuete attrezzature, si rendeva necessario l’intervento di un elicottero della ditta convenzionata con la Protezione civile regionale che, dopo aver scaricato diversi metri cubi d’acqua sull’incendio (dell’estensione di alcune centinaia di metri quadrati di terreno, prevalentemente roccioso ricoperto da vegetazione prativa e di pino mugo), trasportava in quota personale del CFR e delle Squadre comunali antincendio boschivo della Protezione civile ed una particolare motopompa con cui si procedeva alla bonifica dell’area con getti di acqua ad alta pressione fino a quando, in serata, non vi erano più tracce di fumo e/o di tizzoni ardenti.
Si procedeva quindi nei giorni successivi ad attento monitoraggio della zona fino al 7 agosto quando, intravista una colonna di fumo, si rilevava ben dopo una settimana di mancanza assoluta di segnali visivi premonitori, la ripresa dell’incendio nel medesimo punto; anche in questo caso si procedeva allo spegnimento con le medesime modalità per ben due giorni consecutivi fino a quando, non si notava superficialmente più alcuna traccia di combustione.
In data 9 agosto il personale forestale decideva, nel corso di una eliricognizione, di far effettuare a tecnici della Protezione civile regionale un rilevamento con termocamera evincendo come nel sottosuolo fosse ancora presente una intensa attività termica, che non era stato possibile eliminare nei giorni antecedenti con le attrezzature ed i mezzi aerei disponibili, attività termica comunque potenzialmente idonea ad innescare una ripresa dell’incendio.
A seguito di ciò si continuava nel monitoraggio dell’area fino all’11 agosto quando si intravedeva sempre in prossimità della cima del Monte Palavierte una nuova colonna di fumo e si procedeva quindi ad un’ulteriore spegnimento con l’ausilio dei mezzi aerei. Un successivo monitoraggio effettuato il giorno dopo fortunatamente non rilevava ulteriori riprese dell’incendio.
Quanto più sopra descritto è sintomatico di alcuni elementi:
-         pericolosità dei fulmini sotto il profilo dell’innesco di incendi boschivi anche nel corso di precipitazioni meteoriche
-         difficoltà di spegnimento, subdola e pericolosa attività termica individuabile unicamente con sofisticata strumentazione ed assolutamente non con semplice osservazione visiva
-         latenza del pericolo per molte giornate consecutive specialmente se in presenza di periodi particolarmente siccitosi
-         tecniche di spegnimento obbligate ed a volte spesso con conseguenti maggiori costi.
A tali pericoli ed emergenze fanno fronte comune abnegazione, professionalità e competenza tecnica del personale del Corpo Forestale Regionale (tra cui viene individuato il Direttore delle operazioni di spegnimento) e dei Volontari delle squadre comunali antincendio boschivo nonché dei piloti dei mezzi aerei impiegati nelle operazioni e dei Funzionari della Protezione civile regionale, che con la loro attività e competenza, spesso in simultanea con diverse emergenze come in questo periodo, supportano il personale impiegato nelle operazioni di spegnimento.
Non si voglia quindi prendere queste poche righe come un elogio al personale impiegato nelle operazioni ma solo come un piccolo esempio di quanto possa essere complesso lo spegnimento di un incendio boschivo specialmente se di dimensioni importanti e non contrastabile efficacemente da terra; spesso, oltre all’uomo con le sue attività e con le sue disattenzioni o comportamenti dolosi, è la natura stessa la causa di dette emergenze ed è di poco senso, oltre che eticamente scorretto, il voler cercare sempre e comunque un colpevole ad ogni costo a cui imputare sia la causa di tali emergenze sia la gestione delle medesime che spesso non può avvenire in altro modo se non all’interno di scelte operative obbligate da una moltitudine di circostanze concomitanti tra loro e purtroppo spesso non certo favorevoli e sulle quali gli operatori antincendio impegnati nelle operazioni di spegnimento non hanno possibilità alcuna di intervenire.

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