Risorgive friulane e specie rare

Alcune entità endemiche, ossia entità rinvenibili all'interno di zone geografiche limitate, hanno un areale di distribuzione esclusivamente regionale, quindi la responsabilità per la loro conservazione è alta. Evitare l'estinzione di queste piante significa conservare ed eventualmente ripristinare il loro habitat. Esse sono delle ottime indicatrici della qualità ambientale e, quindi, il loro pericolo di estinzione ci riguarda ancor più direttamente.
Le entità endemiche peculiari della fascia delle risorgive esclusive del Friuli Venezia Giulia sono l'Armeria helodes e l'Erucastrum palustre. Come accennato, queste specie sono legate ad ambienti umidi di risorgiva e sopravvivono su ridotte superfici. A questo proposito si vuole ricordare l'attività svolta dal personale della Direzione centrale risorse agricole, naturali e forestali, finalizzata alla reintroduzione di queste specie in pericolo di estinzione attraverso la loro propagazione in ambiente protetto e la successiva reintroduzione in habitat idonei.

Ritorna all'indice

Boschi, magredi, paludi: un impegno per la conservazione

Il paesaggio della nostra regione ha subìto notevoli mutamenti ad opera dell'uomo. L'azione è stata senz'altro più energica in pianura, dove allo sviluppo economico sono seguite immancabilmente forme marcate d'alterazione ambientale. Sono stati eseguiti estesi disboscamenti, urbanizzazioni, vigorose bonifiche idrauliche e contemporaneamente abbandonate le tecniche colturali tradizionali con il conseguente passaggio ad un'agricoltura di tipo intensivo.
Oggi possiamo affermare che non esiste ambiente in regione escluso dagli effetti diretti o indiretti dell'attività dell'uomo. Da questa premessa si può desumere l'unicità e lo stato di precarietà di alcuni ambienti naturali.
La zona delle risorgive della media pianura friulana ha subito, in particolare, un rapido e quasi definitivo degrado, dal Dopoguerra ad oggi. L'ambiente delle risorgive era un tempo caratterizzato dalla ricca presenza di prati umidi, torbiere, paludi, rogge e punti di risorgenza. Questi elementi sono oggi rinvenibili su aree limitate, marginali, minacciate dall'abbassamento della falda acquifera e dall'inquinamento. In queste zone sopravvivono specie vegetali uniche al mondo.
I boschi planiziari, caratteristici di zone umide con acquiferi affioranti, manifestano evidenti segni di sofferenza. Fatto questo che coincide con l'abbassamento del livello della falda acquifera di alcuni metri negli ultimi 30 anni ed il dimezzamento della portata d'acqua media delle risorgive riferita al mese di luglio, dagli anni Ottanta ad oggi.
Le formazioni prative stabili di tipo asciutto, oppure umido, esistenti al di fuori degli ambiti di tutela, sono minacciate da varie forme di degrado e dal dissodamento. Quanto brevemente riportato mette direttamente in relazione il generale deterioramento ambientale e la marcata diminuzione del numero di specie.

In alcuni casi, grazie anche a finanziamenti europei, si è provveduto a interventi di ripristino ambientale su terreni abbandonati e seminativi. Gli interventi attuati ed in programma sono finalizzati alla conservazione dei lembi superstiti di habitat naturali. Stiamo probabilmente perdendo specie animali legate alle acque sotterranee non ancora note alla scienza. Determinante per la riuscita dei progetti è la tempestività dell'azione.
Come accennato, il sensibile aumento dei prelievi di acqua sotterranea e la diminuzione progressiva delle precipitazioni ha provocato l'abbassamento del livello della falda freatica. Siamo quindi più che mai chiamati ad un comportamento responsabile volto, quanto meno, alla riduzione dell'uso di sostanze inquinanti e al cauto utilizzo dell'acqua, al fine di garantire a noi stessi ed alle generazioni future un ambiente più salubre ed in grado di conservare l'attuale livello di biodiversità.

Ritorna all'indice