Norme tecniche di prevenzione per le costruzioni in area sismica.

Normativa 

Il 5 marzo 2008 sono entrate in vigore le nuove Norme Tecniche per le Costruzioni (NTC), approvate con il Decreto Ministeriale (DM) 14 gennaio 2008, destinate a sostituire il DM 14 settembre 2005.

È in vigore, invece, dal 1° marzo 2008 la legge n. 31 del 28 febbraio 2008 di conversione del decreto legge 248/2007 (cosiddetto Milleproroghe).

Ai sensi dell’articolo 20, comma 2, della citata legge 31/2008 parte un nuovo periodo transitorio che ha consentito, fino al 30 giugno 2009, l’applicazione alternativa delle nuove NTC di cui al DM 14 gennaio 2008, delle NTC approvate con il DM 14 settembre 2005, e dei decreti del ministro dei Lavori Pubblici 20 novembre 1987, 3 dicembre 1987, 11 marzo 1988, 4 maggio 1990, 9 gennaio 1996 e 16 gennaio 1996.

Diversa la disciplina prevista al comma 3 dello stesso articolo 20, relativamente alle costruzioni e alle opere infrastrutturali iniziate nonché a quelle per le quali le amministrazioni aggiudicatrici abbiano affidato lavori o avviato progetti definitivi o esecutivi prima del 5 marzo 2008: a esse continua ad applicarsi la normativa tecnica utilizzata per la redazione dei progetti, fino all'ultimazione dei lavori e all'eventuale collaudo.

Altresì, il differimento al 30 giugno 2009 non si è applicato (articolo 20, comma 4) alle verifiche tecniche e alle nuove progettazioni degli interventi relativi agli edifici di interesse strategico e alle opere infrastrutturali la cui funzionalità durante gli eventi sismici assume rilievo fondamentale per le finalità di protezione civile (cosiddetti strategici) nonché relativi agli edifici e alle opere infrastrutturali che possono assumere rilevanza in relazione alle conseguenze di un loro eventuale collasso (cosiddetti rilevanti), di cui al decreto del capo del Dipartimento della Protezione civile 21 ottobre 2003, di attuazione dell'articolo 2, commi 2, 3 e 4, dell’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri (OPCM) n. 3274 del 20 marzo 2003, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 252 del 29 ottobre 2003.

Infine, le verifiche tecniche di cui all'articolo 2, comma 3, dell’OPCM n. 3274 del 2003, dovevano essere effettuate, a cura dei rispettivi proprietari, entro il 31 dicembre 2010, e riguardare in via prioritaria edifici e opere ubicati nelle zone sismiche 1 e 2 (articolo 20, comma 5).

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Sportello pratiche per Opere strutturali e Costruzione in zona sismica

- Trieste, via Carducci 6
- Gorizia, via Roma 7
- Udine, via Sabbadini 31 
- Pordenone, Oberdan 18


Orario: da lunedì a venerdì dalle 9.15 alle 12.15

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Contributi per la mitigazione del rischio sismico su edifici privati ai sensi della legge n.77 del 24 giugno 2009 e delle ordinanze attuative

La Protezione Civile dal 2009 ha avviato un Piano nazionale, finalizzato alla prevenzione del rischio sismico, attraverso uno stanziamento da parte dello Stato di 965 milioni di Euro da ripartire e assegnare in 7 anni alle Regioni, privilegiando le zone del territorio nazionale a maggiore pericolosità sismica.

Attraverso le Ordinanze, la Protezione Civile nazionale disciplina l’assegnazione dei contributi e definisce le procedure che le Regioni devono seguire per l’assegnazione degli stessi.

La Regione attiva i contributi di cui all’art. 12 dell’ OCDPC 171/2014, su tutti i Comuni con ag ≥ 0,125.

I Comuni pubblicano i bandi predisposti dalla Regione, secondo quanto previsto all’art. 14 co. 3 dell’Ordinanza e successivamente provvedono a pubblicizzare l’iniziativa mediante le modalità previste all’art. 14 co. 5 dell’OCDPC 171/2014.

Le richieste di contributo, con apposta marca da bollo, come previsto dal D.P.R. 26 ottobre 1972 n. 642, devono essere presentate dai Privati ai Comuni secondo le modalità indicate negli artt. 6 e 7 delle Linee Guida regionali.

Le richieste di contributo pervenute dai Privati sono registrate dai Comuni (art. 14 co. 4 OCDPC 171/2014) e verificate dal RUP incaricato da ciascun Ente (art. 9 delle presenti Linee Guida).

I Comuni dovranno far pervenire agli Uffici della Regione le istanze validate entro 30 giorni dalla data ultima indicata nel bando per l’invio delle domande di contributo ai Comuni.

Le Ordinanze prevedono che la riduzione del rischio sismico sugli edifici possa essere attuata attraverso 3 livelli di intervento, a cui corrispondono 3 livelli crescenti di contribuzione: sono infatti previsti contributi per interventi di rafforzamento locale, miglioramento sismico e di demolizione e ricostruzione degli edifici.

Gli interventi di rafforzamento locale, definiti all’art. 9 commi 1 e 2 dell’ Ordinanza, sono ammessi solo nel caso si dimostri l’assenza di carenze gravi nell’edificio prima dell’esecuzione dei lavori, come previsto all’art. 9 comma 3 e all’art. 11 comma 2 delle OCDPC, rispettando contemporaneamente determinate le condizioni contenute nell’allegato 5 dell’Ordinanza.

Per gli interventi di miglioramento sismico si applicano le disposizioni dei commi 4 e 5 dell’art.9 dell’OCDPC in base alle quali il progettista deve dimostrare che, a seguito dell’intervento, venga raggiunta una soglia minima del rapporto capacità/domanda pari al 60%, e comunque un aumento della stessa non inferiore al 20% di quella del livello corrispondente all’adeguamento sismico.

Gli interventi di demolizione e ricostruzione, di cui all’art. 9 comma 6 delle Ordinanze, devono invece restituire edifici conformi alle norme tecniche e caratterizzati dagli stessi parametri edilizi dell’edificio preesistente, salvo il caso in cui siano consentiti dalle norme urbanistiche interventi di sostituzione edilizia.

In ogni caso, avendo la Protezione Civile l’obiettivo fondamentale della salvaguardia della vita umana, i contributi sugli edifici privati sono previsti e concedibili unicamente per quegli immobili nei quali vi sia un effettivo rischio per la vita umana.

Pertanto i contributi per gli edifici privati sono destinati, come si legge all’art. 2 comma 4 delle Ordinanze, esclusivamente per quegli edifici nei quali, alla data dell’Ordinanza, oltre due terzi dei millesimi di proprietà delle unità immobiliari siano destinati a residenza stabile e continuativa di nuclei familiari e/o all’esercizio continuativo di arte o professione o attività produttiva.

Gli immobili non devono trovarsi inoltre nella condizione di rudere o abbandonati né essere siti in zone a rischio idrogeologico.

L’istruttoria da parte della Regione FVG delle pratiche di richiesta di contributo dei privati si attua attraverso più fasi, secondo quanto previsto dalle Ordinanze.

Dopo una prima fase di verifica delle domande di contributo, finalizzata alla redazione di una graduatoria secondo la metodologia di calcolo del punteggio previsto dalle Ordinanze, gli istanti, rientrati tra i finanziati nella graduatoria sono tenuti, entro i termini previsti dalle Ordinanze, alla trasmissione di una serie di documentazioni tecniche relative all’intervento e di dichiarazioni dei progettisti e direttori dei lavori al fine di consentire all’Ufficio regionale di valutare la congruità dell’intervento e dell’importo del contributo assegnato.

Se, a seguito dell’istruttoria, la verifica della documentazione tecnica risulta avere esito positivo, l’intervento viene approvato e il beneficiario ha 30 giorni di tempo per iniziare le opere e 270, 360 o 450 giorni per l’ultimazione delle stesse a seconda della tipologia dell’intervento previsto.

La rendicontazione dell’intervento può essere svolta in 3 fasi, come previsto dall’Allegato 6 delle Ordinanze, fasi corrispondenti alla realizzazione del 30%, 70% e 100% dei lavori.

Durante le fasi di rendicontazione l’Ufficio regionale accerta le opere eseguite attraverso le dichiarazioni dei Direttori dei Lavori, il controllo degli Stati d’Avanzamento Lavori e delle fatture, della documentazione fotografica dell’intervento e l’erogazione del 100% del contributo avviene solo a seguito del deposito, presso gli Uffici regionali competenti, della relazione a strutture ultimate del Direttore dei Lavori e del certificato di collaudo.
 

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