Il bacino idrografico, o bacino imbrifero, è un territorio dal quale le acque meteoriche o di fusione delle nevi e dei ghiacciai, defluendo in superficie, si raccolgono in un determinato corso d’acqua direttamente o a mezzo di affluenti.
I bacini idrografici dei corpi idrici superficiali principali si estendono prevalentemente sul territorio montano e pedemontano regionale. La restante porzione è interessata dalla fascia delle risorgive posta sulla costa adriatica e dalla fascia delle lavie e dei magredi, quest’ultima priva di apporti idrici causa l’elevata permeabilità della piana alluvionale attraversata.
La pianificazione di bacino è attuata dall’Autorità di bacino dei Fiumi Isonzo, Tagliamento, Livenza, Piave, Brenta-Bacchiglione e dall’Autorità di bacino regionale del Friuli Venezia Giulia, nonché dall’Autorità di bacino interregionale del Lemene. L’attuazione degli interventi sul territorio è di competenza regionale.

 

BACINO IDROGRAFICO DEL LEVANTE
 
Il Bacino di Levante si sviluppa ad est del sistema idrografico del fiume Isonzo fino al confine di stato con la repubblica di Slovenia. Esso occupa una superficie di 381 km². La struttura morfologica del territorio è costituita dall’altipiano del Carso posto mediamente alla quota di m 300 sul livello del mare e da versanti costituiti da flysch che degradano verso il golfo di Trieste.
 
L’area carsica è attraversata dal corso sotterraneo del fiume Timavo che nasce sulle montagne di Ilirska Bistrica nella Repubblica di Slovenia. Nella parte orientale del bacino di levante sono presenti alcuni corsi d’acqua minori transfrontalieri quali i torrenti Rosandra ed Ospo, entrambi di origine mista: carsica e di ruscellamento.
 
Il Carso nei suoi limiti morfologici e geologici naturali si estende anche in territorio sloveno per una superficie totale di 900 km². Costituisce una delle aree più rappresentative in Italia dei fenomeni carsici ipogei ed epigei. Tra Carso triestino e goriziano si contano oltre 3000 cavità carsiche e migliaia di doline. L’idrologia superficiale è praticamente assente, ma i corsi d’acqua sotterranei e la falda carsica ipogea danno origine a dei sistemi sorgentiferi tra i più importanti d’Italia. Le Foci del Timavo, con una portata media di 40 m³/sec, massima di 175 m³/sec, rappresentano una delle sorgenti carsiche più importanti d’Italia.
 
La parte occidentale del bacino di levante è costituita da una propagine dell’altipiano carsico ai piedi della quale si sviluppa, fino alla linea di costa, una pianura alluvionale che presenta a piccola scala le stesse caratteristiche idrologiche e geologiche dell’alta e della bassa pianura friulana con falde freatiche, fenomeni di risorgiva e falde artesiane multistrato.
 
Lungo la linea di costa sono ubicati i porti commerciali di Trieste e di Monfalcone e numerosi approdi e darsene da diporto.

 

BACINO IDROGRAFICO DELLA LAGUNA DI MARANO E GRADO
 
La Laguna di Marano e Grado si sviluppa su un area di 160 km² ed è caratterizzata da una lunghezza di 32 km ed una profondità media di 5 km. Per estensione ed importanza rappresenta la seconda laguna del territorio nazionale dopo quella di Venezia.
 
Il collegamento con il Mare Adriatico è assicurato dalla presenza di sei bocche che da est ad ovest prendono nome di Bocca di Primero, Bocca di Grado, Bocca di Morgo, Bocca di Porto Buso, Bocca di S’Andrea e Bocca di Lignano. Tali bocche garantiscono una notevole dinamica nello scambio di portate tra il mare e la laguna e consentono di dividere sostanzialmente l’intero comprensorio lagunare in sei sottobacini aventi ciascuno proprie peculiari caratteristiche idrodinamiche ed ambientali. Nell’equilibrio idraulico ed ambientale della Laguna i corsi d’acqua di risorgiva ed i canali di bonifica idraulica della bassa pianura friulana esercitano un ruolo fondamentale nell’immissione in laguna di acque dolci e fresche, molto ricche di ossigeno.
 
La laguna di Marano e Grado è attraversata in senso longitudinale da est ad ovest da un canale navigabile che fa parte della Litoranea Veneta. Questo importante canale permette il collegamento tra la foce del Po e il porto di Monfalcone attraverso vie navigabili interne. In senso trasversale, quindi in direzione nord-sud, si sviluppa una fitta serie di canali che collegano i corsi d’acqua sfocianti in laguna e le aree costiere della Bassa Pianura friulana con il mare aperto. Complessivamente la rete di canali ha uno sviluppo di circa 120 km.
 
La Laguna di Marano e Grado è caratterizzata da zone di particolare pregio ambientale e paesaggistico. Essa ospita specie endemiche dell’Alto Adriatico a rischio d’estinzione ed è un’area avifaunistica di valore internazionale, oltre che uno dei siti più importanti d’Italia per la sosta e lo svernamento degli uccelli acquatici.
Il sito appare protetto sia ai sensi della direttiva Habitat (92/43/CEE), che a quelli della direttiva Uccelli (79/409/CEE), risultando perciò sia area SIC che area ZPS.
Le acque interne della laguna sono caratterizzate da notevoli variazioni di salinità e temperatura, e presentano vaste aree di velme e barene.
La Laguna è sede di importanti attività economiche quali la pesca, il turismo, la nautica da diporto e i traffici commerciali che fanno capo al porto fluviale di Porto Nogaro.

 

ALTA E BASSA PIANURA FRIULANA
 
L’area idrografica dell’Alta e Bassa Pianura Friulana compresa tra il fiume Tagliamento ed il sistema idrografico Torre-Isonzo si sviluppa su un area di circa 1700 km².
 
La parte apicale del territorio è delimitata dalle colline moreniche dalle quali scendono due torrenti principali, il Cormor ed il Corno ubicati rispettivamente ad est ed ad ovest dell’area idrografica.
Tra questi due torrenti si sviluppano alcuni corsi d’acqua minori, senza sbocco in alcun altro fiume, che disperdono le loro acque di piena nei terreni ghiaiosi ed estremamente permeabili dell’Alta Pianura friulana e che per la loro particolarità vengono localmente chiamate “Lavie”.
 
I territori dell’Alta Pianura sono costituiti prevalentemente da depositi alluvionali ghiaiosi di notevole spessore e di elevata permeabilità nelle quali si sviluppa una potente ed estesa falda freatica. Nella zona è presente un’allargata rete di canali irrigui, realizzati nei primi decenni del secolo scorso, che hanno permesso di sviluppare un’importante attività agricola in territori privi di corsi d’acqua perenni proprio a causa della notevolissima permeabilità dei suoli.
 
I territori della Bassa pianura sono costituiti da successioni stratigrafiche di sabbie, limi ed argille, nelle quali si sviluppa una ricca serie di falde artesiane alimentate dalla falda freatica dell’Alta Pianura. Il differente grado di permeabilità esistente tra l’Alta e la Bassa Pianura Friulana dà luogo nei punti di discontinuità litologica a numerosi fenomeni di risorgiva.
 
La linea di separazione tra l’Alta e la Bassa pianura è quindi caratterizzata dal punto di vista idrografico da una fitta serie di risorgenze della falda freatica che danno luogo ad una ricca ed estesa idrografia che caratterizza l’intera Bassa Pianura Friulana. Il principale corso d’acqua di risorgiva è costituito dal fiume Stella con una portata media dell’ordine di 30 m³/s. Tutti i corsi d’acqua di risorgiva, ad eccezione del fiume Varmo, recapitano le loro acque nella Laguna di Marano e Grado.
 
Tutta la Bassa Pianura friulana un tempo era occupata da acque, paludi e boschi planiziali ed era sostanzialmente priva di centri abitati. L’area, infatti, era minacciata sia dall’eccedenza di acque che derivavano da monte attraverso i corsi di risorgiva, che dall’inversione marina dovuta a escursioni di marea e mareggiate che provenivano dalla Laguna di Marano e Grado.
Nei primi decenni del secolo scorso l’area è stata oggetto ad una vasta opera di bonifica idraulica per dare sviluppo ad un’intensa attività agricola, alla realizzazione di nuovi insediamenti abitativi e alla localizzazione di insediamenti produttivi.
Nella Bassa Pianura Friulana sono quindi presenti una fitta rete di canali di bonifica, che governano le acque di risorgiva e quelle di origine meteorica. Tutta la linea di costa al confine con la laguna di Marano e Grado è difesa da arginature che difendono il territorio dalle ingressioni dovute alle escursioni di marea e alle mareggiate. Il deflusso delle acque drenate dai canali di bonifica è assicurato da ben 30 impianti idrovori.


 
BACINO IDROGRAFICO DEL TORRENTE SLIZZA
Il bacino idrografico internazionale del torrente Slizza si sviluppa nell’area di nord-est del territorio regionale e confina ad est con la Repubblica di Slovenia e a nord con il Land Austriaco della Carinzia. Il bacino è costituito da un fitto reticolo idrografico e numerose e ricche manifestazioni sorgentizie e si sviluppa sostanzialmente nel territorio del comune di Tarvisio. Nell’area idrografica sono presenti anche i laghi di Fusine (Superiore ed Inferiore) ed il lago del Predil.
 
Il torrente fa parte del bacino idrografico del fiume Danubio. Dopo un breve attraversamento in territorio austriaco si immette nel fiume Gail (Austria) in corrispondenza dell’abitato di Arnoldstein. Le acque raccolte dal bacino idrografico dello Slizza sono dunque recapitate nel Mar Nero attraverso il percorso fluviale dei fiumi Gail, Drava, Sava e Danubio.
 
Il bacino idrografico si sviluppa su un area di 214 km² chiusa alla confluenza con il fiume Gail. La parte prevalente del bacino si sviluppa in territorio italiano su una superficie di 188 km².
Il bacino del torrente Slizza si sviluppa in ambito prettamente montano di alto pregio turistico e ambientale caratterizzato da importanti rilievi montuosi calcareo-dolomitici quali il Monte Canin (2572 m) e la catena del Montasio (2753 m).
 
Il bacino idrografico è caratterizzato da elevate precipitazioni e da un buon grado di innevamento.