Fonti convenzionali non rinnovabili

Complessivamente in regione alla data del 31 dicembre 2003 erano attivi 24 impianti termoelettrici per un totale di 1.364 MW di potenza efficiente netta. Tra questi le centrali di maggior rilevanza sono:

  • - centrale termoelettrica di Monfalcone (Gorizia): la centrale risulta costituita da 4 gruppi produttivi, due alimentati a carbone di potenza complessiva pari a 336 MW e due alimentati a olio combustibile della potenza complessiva di 640 MW. Originariamente di proprietà dell'ENEL nel 2001 è stata acquistata da Endesa Italia, società posseduta per l’85% da Endesa, primo gruppo elettrico spagnolo, e per il 15% da ASM Brescia, nell’ambito delle cessioni da parte dell’ex monopolista di parte del proprio complesso di produzione di energia elettrica deciso dal decreto di liberalizzazione del mercato elettrico . La produzione lorda della centrale di Monfalcone nell’anno 2003 è stata di circa 5.230 GWh di energia elettrica, equivalenti al 69% della produzione termoelettrica regionale. La produzione netta della centrale dello stesso anno è risultata di 4.921 GWh di energia elettrica, ed ha garantito la copertura del 52% della domanda regionale. Un nuovo progetto di ripotenziamento è stato presentato da Endesa Italia in concomitanza alla richiesta di costruzione di un terminale di rigassificazione ubicato nel polo energetico di Monfalcone. Il nuovo progetto prevede a partire dal 2008 la sostituzione dei gruppi a olio combustibile con un gruppo a ciclo combinato funzionate a gas naturale della potenza nominale di 800 MW, per una potenza nominale complessiva della centrale di 1.136 MW. È prevista la contestuale realizzazione di impianti per l’abbattimento dell’anidride solforosa dai fumi (ambientalizzazione) per i gruppi a carbone e la cessione diretta di energia elettrica e del calore in esubero all’area industriale di Monfalcone oppure la realizzazione di un impianto di teleriscaldamento. Nel caso venga realizzato il nuovo progetto è prevedibile un funzionamento di “base” per i gruppi a carbone ed un funzionamento di medio carico, con circa 5.300 ore/anno di produzione, per il nuovo gruppo a ciclo combinato alimentato a gas naturale;
  • centrale di cogenerazione della Elettra GLT S.p.A.: sita nel complesso siderurgico di Servola (Trieste), la centrale ha una potenza nominale di 170 MW e può essere alimentata sia con gas naturale che con i gas residui provenienti dalle lavorazioni siderurgiche: attualmente viene alimentata con i gas residui di altoforno e di distillazione del coke;
  • centrale a ciclo combinato di Elettrogorizia S.p.A., partecipata al 30% da AcegasAps e da Trafigura, multinazionale olandese leader nella produzione e nel trading di energia. La centrale, che si trova a sudovest di Gorizia, è entrata in produzione nel luglio 2004 ed è costituita da un ciclo combinato alimentato a gas naturale con potenza nominale di circa 50 MW;
  • - sono poi presenti altre centrali di produzione termoelettrica gestite da autoproduttori, i quali producono energia elettrica prevalentemente per uso proprio;
  • - non significativo dal punto di vista produttivo, ma rilevante dal lato ambientale, è l’ impianto di turboespansione, con potenza nominale di 1,5 MW per il recupero dell'energia derivante dalla decompressione del gas naturale di proprietà della multiutility AcegasAps, sito a S.Giuseppe della Chiusa (TS).
     

Ritorna all'indice

Fonti rinnovabili

La Regione, a seguito della liberalizzazione dei mercati elettrico e del gas e del trasferimento di competenze dallo Stato alla Regione, ha avviato un processo di pianificazione energetica che ha portato ad una definizione concertata con associazioni di categoria, sindacati e associazioni ambientali dei principali obiettivi del Piano secondo i seguenti contenuti:

  • a) contribuire, anche nel medio lungo termine, ad assicurare tutta l’energia necessaria alle famiglie e alle imprese del territorio per  mantenere e migliorare i tassi di crescita economica della nostra regione. Rientrano pertanto tra gli obiettivi della politica regionale anche le infrastrutture di interconnessione tra sistemi energetici di paesi diversi finalizzati ad incrementare la sicurezza e l’efficienza del sistema nazionale, quindi anche del Friuli Venezia Giulia, e che la Regione giudichi ambientalmente sostenibili;
  • b) aumentare l’efficienza del sistema energetico regionale riducendo l’assorbimento per unità di servizio mediante l’incremento diffuso dell’innovazione tecnologica e gestionale e favorire la riduzione dei consumi energetici e l’uso razionale dell’energia nei settori trasporti, produttivo, civile e terziario;
  • c) ridurre i costi dell’energia sia per le utenze business che per quelle domestiche. Per tale scopo si ritiene essenziale contribuire al massimo sviluppo della concorrenza. Rientrano in tale contesto politiche volte a favorire la diversificazione delle fonti di approvvigionamento del gas. Rientrano altresì in tale ambito le infrastrutture, anche transfrontaliere, in quanto ritenute capaci di ridurre il costo di acquisto dell’energia destinata al sistema produttivo regionale. Saranno inoltre adottate azioni volte a incentivare l’organizzazione dei consumatori in gruppi di acquisto allo scopo di consentire loro di usufruire realmente dei benefici dei processi di liberalizzazione;
  • d) minimizzare l’impatto ambientale delle attività di produzione, trasporto, distribuzione e consumo di energia, nonché la sostenibilità ambientale e l’armonizzazione di ogni infrastruttura energetica con il paesaggio e il territorio. Il Piano, che non è un programma di localizzazioni perché tale compito è svolto in modo più consono e cogente dal Piano Territoriale Regionale, persegue tale scopo programmando la razionalizzazione delle reti e delle infrastrutture di produzione; favorendo, anche per mezzo di incentivi, le soluzioni tecnologiche e gestionali maggiormente improntate a sostenibilità; favorendo lo sviluppo della produzione e del consumo di energie rinnovabili ed ecocompatibili;
  • e) favorire lo sviluppo dell’innovazione e della sperimentazione tecnologica e gestionale per la produzione, il trasporto, la distribuzione e il consumo dell’energia, sostenendo l’attività delle imprese e dei centri di ricerca;
  • f) promuovere la produzione dell’energia da fonti rinnovabili anche per contribuire agli obiettivi nazionali derivanti dal protocollo di Kyoto. A tal fine sarà incentivato lo sfruttamento delle biomasse, delle fonti idroelettriche, del solare termico e fotoelettrico, della geotermia, della fonte eolica e dei rifiuti.

Ritorna all'indice

Legno come fonte energetica rinnovabile

Gli effetti negativi sull’ambiente provocati dalla concentrazione dei gas serra ci costringono a considerare con sempre maggior attenzione l’impiego delle risorse energetiche rinnovabili in alternativa a quelle fossili.
In questo scenario la legna da ardere riconquista un rinnovato interesse grazie a nuove tecnologie che aumentano l’efficienza di combustione ed i comfort di utilizzo, creando nel contempo nuove opportunità per le società rurali.


Potenzialità della filiera regionale

La domanda complessiva di energia in regione è in continuo aumento: dal 1990 al 2003 è cresciuta del 16%, ed è previsto che al 2010 cresca ancora di un ulteriore 9%.
In generale la quantità di energia offerta dalle biomasse legnose e collegate alla cellulosa è ancora marginale,  ma nel panorama delle fonti rinnovabili questa riveste un ruolo importante (14%), essa risulta seconda solo all’idroelettrica (80%) e nettamente superiore al contributo energetico fornito dall’insieme di tutte le altre rinnovabili (6%).
Il settore del riscaldamento delle abitazioni è quello dove l’energia da legno risulta maggiormente impiegata, attualmente 4%, ma è prevedibile che entro il 2010 si possa arrivare al 5,3% della domanda di energia di questo settore.


Quanto crescono i boschi

Innanzitutto va precisato che la superficie forestale regionale è in progressivo aumento.
I boschi di produzione del FVG (202.194 ha) crescono in volume di 881.000 m3/anno (circa 573.000 t/anno).
Annualmente si preleva solo il 26% dell’incremento legnoso e questo comporta un continuo risparmio di massa legnosa che rimane disponibile in parte per gli usi energetici.


Quanto legno da energia si potrebbe produrre annualmente in FVG

Dalle utilizzazioni e dai tagli colturali dei boschi si possono ottenere circa 100.000 t/anno.
Dalle piantagioni da legno diffuse in pianura (pioppeti, cedui da biomassa, arboreti) si possono ricavare almeno 88.000 t/anno di legno da brucio, mentre da potature di  vigneti e frutteti circa 42.000 t/anno.
Complessivamente la produzione regionale di legno per scopi energetici potrebbe arrivare a 230.000 t/anno di massa legnosa fresca.


Quanti edifici si potrebbero scaldare annualmente

Con il potenziale legnoso annuo disponibile in Friuli Venezia Giulia si possono riscaldare circa 15 - 18.000 piccoli edifici da 1.000 m3 ciascuno.
L’utilizzo di questo potenziale legnoso consentirebbe una minor emissione in atmosfera di 1,5 Mt/anno di CO2, una sostituzione di 52.000 t/anno di petrolio o di 63,3 Mm3/anno di gas metano.


Interventi finanziati in regione

La Regione sostiene e favorisce l’impiego energetico del legno tramite vari strumenti finanziari e di divulgazione. Le principali azioni attualmente in corso sono:

Piano di Sviluppo Rurale (PSR) 2000-2006
Nell’ambito di questa iniziativa sono stati aperti tre bandi di adesione nel periodo 2004-2006, con i quali sono stati finanziati 67 impianti di riscaldamento, una potenza termica installata di 6.192 kW e 2,2 M di Euro di investimenti.

Progetto interregionale Pro Bio - Woodland Energy
Nell’ambito di questo programma la Regione ha cofinanziato a partire dal 2002 la realizzazione di tre impianti di riscaldamento a legno cippato a servizio di edifici pubblici nei comuni di Monfalcone (GO), Budoia (PN) e Pulfero (UD).
La potenza complessiva dei 3 impianti è di 1,05 MW termici, la rete di teleriscaldamento è di 530 m, l’investimento di 819.000 Euro.
In collaborazione con AIEL (Associazione Italiana Energie Agroforestali) si sta predisponendo un Sistema Informativo Territoriale (SIT) su scala regionale per il monitoraggio di tutti gli impianti esistenti nei vari distretti, al fine di conoscere la quantità, la qualità e il rendimento degli stessi, la domanda di combustibile legnoso, l’impatto socio-economico ed ambientale.
Inoltre si stanno realizzando altri piccoli impianti dimostrativi alimentati a legno su immobili di proprietà regionale. Uno di questi, per 100 kW di potenza, verrà realizzato a servizio del CeSFAM (Centro Servizi per le Foreste e le Attività di Montagna) di Paluzza (UD).

CIPE e Comunità Montana della Carnia
Si tratta di progetti per la realizzazione di 6 mini-reti di teleriscaldamento in altrettanti comuni montani (Treppo Carnico, Forni Avoltri, Prato Carnico, Verzegnis, Lauco, Ampezzo): entro il 2008 verranno messi in funzione, con un investimento di 3,93 M di Euro, 2,6 km di rete di teleriscaldamento e l’installazione di 2, 1 MW termici.

Ob. 2  - Docup 2000-2006 - Reg. CE n. 1260/1999
Si tratta di 3 progetti di teleriscaldamento da realizzare in 3 comuni della Carnia  (Arta Terme, Forni di Sopra, Sauris). Entro il 2008 verranno realizzati 12,5 km di teleriscaldamento, installati 6,1 MW termici più 0,6 MW elettrici, con un investimento di 11,4 M di Euro.

Progetto Interreg CARBON PRO
È un progetto europeo di cui la Regione è capofila ed a cui partecipano vari partner amministrativi, tecnici e scientifici di vari Stati: Italia (Regione Veneto), Slovenia, Croazia, Austria, Germania, Ungheria e Grecia.
Tra le diverse attività previste da questo progetto, sul territorio regionale verranno realizzati e monitorati due impianti termici funzionanti a legno di cui uno, già in fase di realizzazione, di 37 kW di potenza presso la falegnameria regionale di Fusine ed uno di 30 kW presso il Rifugio Zacchi (UD), sempre nei pressi di Fusine (Ud).
 

Ritorna all'indice