All'entrata del Centro il visitatore trova il sentiero CAI n. 44 con cui può collegarsi alla grandi traversate carsiche: il CAI n. 1, molto panoramico che corre sul crinale carsico per lo più vista mare, il CAI n. 3, che percorre i rilievi interni sulla linea di confine toccando ambienti di assoluto pregio naturalistico, il Vertikala o l’Alpe Adria Trail che porta verso l'Equile di Lipizza e all’interno del Carso classico in territorio sloveno.

Utilizzando la viabilità e la sentieristica esistente, il Centro ha ideato vari itinerari autoguidati descritti su dépliant ed in alcuni casi oggetto della realizzazione di App scaricabili gratuitamente.

Cartografia consigliata:
- "Carso Triestino e Isontino", carta topografica per escursionisti, Casa editrice Tabacco, scala 1:25.000, foglio 047
- "Carta Carso Triestino, Goriziano e Sloveno", Casa editrice Transalpina, scala 1:25.000, foglio 02.

Il sentiero Josef Ressel nel Bosco Igouza - Tra Italia e Slovenia un percorso attrezzato per non vedenti

Tempo di percorrenza: 3 ore
Difficoltà: nessuna, itinerario pianeggiante. Munirsi di carta d’identità valida per l' espatrio.

Il percorso si snoda per 5 km sui facili sentieri pianeggianti dei Boschi Igouza e Lipizza e, passando il confine di stato, collega il paese di Basovizza all’Equile di Lipizza, sede dello storico allevamento di cavalli. A lato del percorso sono state realizzate 14 zone di sosta con tabelle informative trilingui tra cui alcune dotate di materiali ad uso tattile per i non vedenti. Lungo il percorso, vengono proposte anche delle attività per comprendere meglio l’ecosistema foresta nel suo complesso e per dare risposte concrete alle attuali problematiche ambientali.
Il percorso è dedicato a Josef Ressel, intendente forestale e inventore boemo che legò la sua vita a queste terre di confine. Ressel fu autore di geniali sperimentazioni in campo forestale e navale restando sempre rispettoso verso l’uomo e verso i delicati equilibri della natura.
Alcune soste sono state attrezzate anche con delle panchine per favorire la frequentazione di persone anziane o con problemi di deambulazione.

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Camminare con l’Uomo - A Basovizza tra gli ingegni degli uomini e le alchimie della Natura

Tempo di percorrenza: 1 ora
Difficoltà: nessuna, itinerario pianeggiante, prestare attenzione all’attraversamento della strada provinciale

L’itinerario si snoda ad anello dal CDN lungo le stradine ed i sentieri del borgo carsico di Basovizza ed illustra il lavoro fatto nel tempo dagli uomini in questo paese. Si inizia con la storia della trasformazione del vecchio vivaio forestale in centro didattico naturalistico per proseguire alla scoperta delle numerose edicole votive erette attorno al nucleo originario del villaggio che evidenziano la riconosciuta devozione popolare dei basovizzani.
Attorno al paese sono stati realizzati numerosi rimboschimenti tra cui i Boschi Nobile e Porenta in cui sono visibili le resinazioni ai pini degli anni Quaranta per il ricavo della trementina e della colofonia. Una vecchia particella sperimentale di faggio oggi rappresenta un importante area di interesse faunistico. Si ritorna al CDN passando per i viali della macchina di luce Elettra dell’Area Science Park.

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Da Gropada al Bosco Igouza - Storia e natura lungo il sentiero CAI n. 3

Tempo di percorrenza: 1 ora
Difficoltà: nessuna, itinerario per lo più pianeggiante, prestare attenzione ai bambini in prossimità del baratro “Pignaton di Gropada” che si apre a lato del sentiero e non è recintato.

Questo percorso di 1,4 km collega attraverso il sentiero CAI n°3 il paese di Gropada alla Strada per Sesana (ex strada provinciale n° 27) in prossimità del Bosco Igouza. Dal paese di Gropada, menzionato già nell’anno 1278, si prosegue fino all’ex valico confinario in prossimità del Bosco Mattioli e si imbocca il sentiero CAI n°3 verso Basovizza. Si attraversa una zona ricca di affioramenti calcarei ricchi di fossili come rudiste e ricci di mare. Il sentiero costeggia alcune doline e sfiora una delle cavità più spettacolari della zona, il “Pignaton di Gropada”. Si tratta di un esempio di dolina baratroide formatasi dal crollo del soffitto di un’ampia grotta. Ha un’i mboccatura di forma rettangolare di circa 24 x16 metri, raggiunge i 59 metri di profondità e può vantare una grande ricchezza vegetazionale grazie al fenomeno dell’inversione termica.

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Foresta d’Acqua - Alla scoperta dell'acqua che non c'è

Tempo di percorrenza: 5 ore
Difficoltà: itinerario piuttosto lungo che nella prima parte presenta scarsi dislivelli, mentre nell’area della Riserva naturale regionale della Val Rosandra richiede un maggior impegno fisico e attraversa alcuni tratti ghiaiosi. Nei centri visita sono disponibili le mappe del percorso.

L’acqua è il tema di questo itinerario che si snoda per 15 km su piste forestali e sentieri collegando il CDN al Centro visita di Bagnoli della Rosandra. L’escursionista potrà scoprire alcune presenze d’acqua superficiale e sotterranea e osservare i resti delle infrastrutture create dall'uomo per conservarla e utilizzarla. Nel Bosco Igouza si noterà, chiusa da una botola, l'entrata della Grotta Skilan, profonda 346 metri e lunga oltre 5 chilometri. Alle falde del monte Cocusso si incontrerà uno dei numerosi stagni creati nel passato per la pastorizia, oggetto di un delicato intervento di ripristino. A Draga Sant'Elia sono presenti i resti delle jazere (ghiacciaie) in cui si conservava il ghiaccio per scopi alimentari, mentre a Botazzo si transita nei pressi dei ruderi di uno dei grandi mulini situati lungo il corso del torrente Rosandra, unica acqua di superficie del Carso triestino. Dopo la cascata e la Fonte Oppia, nei pressi di Bagnoli si troveranno i resti dell'acquedotto romano che portava l'acqua in città, il vecchio lavatoio e l'Antro da cui escono le acque dal massiccio del Monte Carso.

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(Ri)Destinazione Monte Spaccato - Tra antichi ricercatori di essenze e progettisti di futuro

Tempo di percorrenza: 3 ore
Difficoltà: nessuna, itinerario con scarsi dislivelli, prestare attenzione all’a ttraversamento della strada provinciale.

Si svolge su piste forestali che si snodano ad anello per 7,4 km dal Centro didattico al Valico di monte Spaccato (CAI n°44, n°44/A e CAI n°1). Si tratta della rivisitazione di un vecchio tracciato di inizio ‘900 e racconta le evoluzioni, i cambiamenti, i progetti e i vari utilizzi di questo territorio. Il percorso invita la riflessione ed a soffermarsi su alcuni dei suoi vecchi e nuovi attori: i pastori e i contadini, le donne del latte e le operaie dei cantieri di rimboschimento, i botanici e gli escursionisti, i primi speleologi e gli scienziati del terzo millennio, i forestali e i militari. Ancora oggi il percorso è caratterizzato da ampie zone prative, ricche di fioriture primaverili. Julius Kugy scrisse delle pagine memorabili sulla primavera carsica e queste fioriture in un suo libro del 1931. Un secolo prima, nel 1838 questi prati vennero visitati dal Re di Sassonia diretto in Montenegro che si fermò qui ad erborizzare assieme ai rinomati botanici triestini Marchesetti e Biasoletto. Nel Bosco Salzer si apre la Grotta di Padriciano, una delle prime cavità turistiche del Carso, oggi chiusa a scopi scientifici. Lungo il percorso si possono osservare interessanti cippi storici di diversa fattura. L’itinerario è caratterizzato da numerose soste informative e permette, con una breve deviazione, la salita al Monte Spaccato che rappresenta un ottimo punto panoramico.

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Paleopasseggiando sul Tropico del Carso - Sulle tracce del tempo tra Basovizza ed il Monte Cocusso

Tempo di percorrenza: ore 2.30 dal CDN al Tumulo del Monte Cocusso - ore 1.30 per il rientro a Basovizza.
Difficoltà: itinerario di medio impegno fisico, ben segnato lungo sentiero e strada forestale che presenta un dislivello di circa 300 metri.

Il “Paleopasseggiando sul Tropico del Carso” è un percorso didattico che porta alla scoperta della natura, delle tradizioni locali e della complessa storia geologica del Carso Classico.
Lungo l’itinerario e le sue soste tematiche si affronta un viaggio nel tempo che permette di approfondire la conoscenza degli ambienti e degli organismi che hanno caratterizzato questo territorio dall’epoca delle rudiste e dei dinosauri ad oggi. Non mancano punti di interesse paesaggistico e naturalistico come ad esempio la particella sperimentale di abete greco al Monte Cocusso.
L’itinerario, contraddistinto dai segnavia gialli, inizia dal Centro Didattico Naturalistico di Basovizza e dopo aver attraversato il paese di lungo il sentiero CAI n°44, segue per un tratto il Sentiero Josef Ressel nel Bosco Igouza per poi salire lungo il sentiero CAI n°3 e il sentiero SPDT Vertikala alla vetta del Monte Cocusso. In discesa si percorre il sentiero SPDT Vertikala sino all’abitato di Basovizza.

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Il Bosco Bazzoni - Le ultime particelle sperimentali e la Grotta Nera

Tempo di percorrenza: 3 ore
Difficoltà: nessuna, itinerario con scarsi dislivelli, prestare attenzione all’a ttraversamento della strada statale.

Dal CDN si segue il sentiero CAI n°44 verso il parco scientifico Elettra e il bosco comunale Koller in cui venne sperimentata la crescita dell’abete greco e del faggio. Si prosegue su una stradina, che è ciò che resta della vecchia viabilità commerciale che collegava Trieste a Basovizza per poi proseguire verso la Carniola, l’Istria e il Quarnero. Ad un incrocio si giunge al bosco regionale Venezian. Si prosegue diritti lasciando alla destra i prati del campo golf e due antichi cippi censuari e forestali per incrociare il sentiero CAI n°1 che si segue a sinistra. Si attraversa con massima cautela la strada statale 14 e si entra nel comprensorio del bosco regionale Bazzoni in cui è stato allestito un percorso informativo per illustrare varie peculiarità naturalistiche come la landa, il rimboschimento e la presenza faunistica. All’interno del bosco si visita la “particella sperimentale 252” caratterizzata da un rimboschimento di abete greco. Nella particella, curata e gestita dal Gruppo speleologico San Giusto, si apre la Grotta Nera in cui sono state realizzate delle ottime ricostruzioni di vari momenti della vita dell’u omo preistorico sul Carso. Si ritorna al CDN lungo il percorso dell’andata o attraverso altri collegamenti al paese.

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Riserva naturale regionale della Val Rosandra

A poca distanza da Basovizza, nel Comune di San Dorligo della Valle-Dolina, l'altipiano carsico viene inciso da un solco vallivo, la Val Rosandra. Nel centro della “Valle” scorre il Torrente Rosandra, l'unico corso d'acqua superficiale del Carso triestino. Grazie alla grande valenza paesaggistica e al suo peculiare patrimonio naturalistico, l’area è stata posta sotto tutela con l’i stituzione della Riserva naturale regionale della Val Rosandra, che comprende, oltre al fenomeno geomorfologico dell’incisione valliva, anche l’area del Monte Cocusso, massima elevazione del Carso triestino. Dal 2006 l'organo gestore della Riserva naturale della Val Rosandra è il Comune di San Dorligo della Valle-Dolina. La Val Rosandra è da sempre frequentata dalle popolazioni locali nelle loro attività tradizionali: il pascolo, la gestione del bosco e storicamente l’attività di molitura dei cereali legata alla presenza dei mulini lungo il Torrente Rosandra. Oggi, la“ Valle” è meta di arrampicatori, speleologi, ciclisti lungo la “pista ciclopedonale”, studiosi, appassionati di natura e soprattutto escursionisti attratti dalla sua variegata rete sentieristica che offre la possibilità di percorrere itinerari di vario grado di impegno fisico e difficoltà tecnica.

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Il sentiero Burgstaller Bidischini - Banne e la sua antica tenuta

Tempo di percorrenza: 2 ore

Difficoltà: lieve salita in alcuni tratti

L’itinerario di 5 km collega alcuni sentieri già esistenti attorno al paese di Banne proponendo 15 punti informativi storici e naturalistici realizzati con la collaborazione del locale circolo culturale sloveno Grad. Il sentiero è intitolato a Giuseppe Burgstaller-Bidischini, importante uomo politico triestino, presidente della Commissione d’imboschimento del Carso e ultimo proprietario dell’antica Tenuta del paese. Dalla caserma dismessa di Banne si transita per il paese e si sale al “Passo di Banne” passando davanti all’ antica cisterna Badalu?ka, capace di contenere 70.000 litri di acqua potabile. Il “Passo” è ricordato agli inizi del ‘900 come uno dei più bei siti esistenti sul crinale carsico, famoso le vedute sul golfo e per le ricche fioriture primaverili. Sul sentiero CAI 18 si procede nell’ex Tenuta verso la “Strada delle lattaie” che collegava la Sella di Trebiciano alla città. Con alcune varianti si possono osservare il selciato delle vecchie strade di collegamento e una cava di pietra arenaria oramai dismessa. Dalla Sella di Trebiciano, lungo il sentiero CAI 1 verso il Monte Belvedere, si incrocia una trincea del secondo conflitto mondiale, uno stagno e si scende sulla landa carsica verso il punto di partenza.

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