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pareri in materia di codice regionale dell'edilizia

la raccolta strutturata dei pareri della Regione sulle disposizioni in materia edilizia
pareri in materia di codice dell'edilizia
16.04.2010
Vigilanza e sanzioni

Applicazione della sanatoria di cui al Codice regionale e procedure di condono pendenti - questioni generali


Quesito

Diversi Comuni chiedono alla scrivente Direzione Centrale chiarimenti in merito alla corretta applicazione delle disposizioni in materia di condono e sanatoria edilizia in genere per interventi abusivi per cui ancora pendono le procedure di condono edilizio ed i cui fascicoli risultano privi di tutta la documentazione tecnica richiesta dalla legge.



Parere

Preliminarmente si rileva che le ultime disposizioni in materia di condono edilizio sono state introdotte con il decreto legge 30 settembre 2003, n. 269 avente a oggetto “Disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e la correzione dell'andamento dei conti pubblici”, recepite nell'ordinamento regionale con legge regionale 29 ottobre 2004, n. 26 recante “Norme regionali sulla sanatoria degli abusi edilizi prevista dall'articolo 32 del decreto legge 30 settembre 2003, n. 269 e successive modifiche, nonché sul regime autorizzatorio dell'attività edilizia” la quale, conformandosi ai principi dell'art. 32 del Dlgs. 269/2003, ha disciplinato le condizioni, le modalità e le procedure per il rilascio del titolo abilitativo edilizio in sanatoria.

Dalla fattispecie prospettata è opportuno evidenziare le dovute differenze tra il condono e la sanatoria, concetti del tutto distinti. Il condono è destinato ad avere un'efficacia temporanea e ha lo scopo di regolarizzare tutti gli abusi considerati, se consumati entro un determinato limite temporale, fissato dalla norma e, infine, si fonda sul pagamento di una somma a titolo di oblazione.

La sanatoria, al contrario, è volta al recupero degli interventi abusivi previo accertamento della conformità degli stessi agli strumenti urbanistici generali e di attuazione, nonché alla verifica della sussistenza degli altri requisiti di legge specificamente individuati e, infine, la procedura in sanatoria, ai sensi degli articoli 36 e 37 del DPR 380/2001 (ora articoli 49 e 50 LR 19/2009), è fondata sull'effettivo rilascio del titolo sanante.


Per quanto attiene alla disciplina regionale in materia di condono, si osserva che la domanda di condono deve essere corredata di un'ampia documentazione, in particolare dagli atti che attestino l'ultimazione delle opere abusive entro il 31 marzo 2003, dalla relazione tecnica che asseveri l'osservanza delle condizioni richieste per la sanabilità e delle altre condizioni stabilite dalla norma, nonché l'eventuale certificazione di idoneità statica delle opere, gli elaborati grafici attinente alle opere attuali e allo stato di fatto precedente degli immobili oggetto degli interventi edilizi abusivi e, infine, le attestazioni di versamento degli oneri concessori e dell'oblazione (in tali termini cfr. art. 5 della LR n. 26/2004).

A seguito di tutta la presentazione documentale prevista dalla norma de qua, la procedura per il rilascio del titolo in sanatoria prosegue a opera del Comune il quale è tenuto a concludere la domanda di sanatoria entro 36 mesi dalla presentazione dell'istanza notificando al richiedente il provvedimento conclusivo.

Fermo restando il termine conclusivo di 36 mesi, la procedura istruttoria può essere interrotta per una sola volta, al fine di richiedere all'interessato documenti integrativi che devono essere presentati entro tre mesi dalla richiesta di integrazione. La mancata presentazione dei documenti integrativi, ovvero il mancato pagamento delle somme richieste a titolo di conguaglio dell'oblazione o degli oneri concessori, comporta il conseguente diniego del titolo abilitativo in sanatoria.

Si rileva che l'art. 8 della LR 26/2004 cit., per le domande di sanatoria edilizia presentate ai sensi dei capi IV e V della legge 47/1985 e dell'articolo 39 della legge 724/1994, e loro successive modifiche, gli interessati possono chiedere e ottenere la revoca del diniego di sanatoria, qualora motivata da erronea documentazione o da carenza documentale. L'istanza di revoca deve essere presentata entro il 31 ottobre 2005 corredata, a pena di nullità, della documentazione mancante. Entro il medesimo termine possono essere integrate, limitatamente a carenze documentali o ad atti erroneamente non prodotti, le istanze di sanatoria edilizia presentate ai sensi dei capi IV e V della legge 47/1985 e dell'articolo 39 della legge 724/1994, e loro successive modifiche, non ancora definite alla data di entrata in vigore della presente legge.

Ai sensi della citata disposizione, le istanze di condono a suo tempo presentate ai sensi delle leggi 47/1985 e 724/1994 dovevano essere integrate entro il termine indicato, parimenti comunque anche l'Amministrazione procedente avrebbe dovuto avanzare richiesta di integrazione documentale laddove in sede di istruttoria avesse riscontrato le carenze documentali di cui trattasi, la cui assenza comporta il rigetto della domanda.

Si evidenzia infatti che già l'art. 35 della legge 47/85 nel disciplinare il procedimento per il rilascio del primo condono prevedeva l'istituto del silenzio-assenso decorsi 24 mesi dalla data di presentazione della domanda, purché l'istante avesse provveduto al pagamento delle somme dovute ed alla produzione della documentazione necessaria all'accatastamento (mentre decorsi 36 mesi dalla domanda si prescrivevano anche il diritto del Comune al conguaglio o dell'istante al rimborso sulle somme spettanti).

L'art. 39 della legge 724/94 ha successivamente esteso il periodo temporale necessario per la maturazione del silenzio-assenso per le domande presentate entro il 31.03.1995, stabilendo il decorso del termine di un anno (elevato a due anni per i comuni con più di 500.000 abitanti) dalla data di entrata in vigore della legge medesima: la norma ha precisato che la mancata adozione di un provvedimento negativo del Comune nel succitato termine, equivale a concessione o ad autorizzazione edilizia in sanatoria purché vengano depositate entro la data di compimento dell'anno la ricevuta attestante il pagamento degli oneri concessori e la documentazione di denuncia al catasto.

Entrambe le norme sopra richiamate (L. 47/85 e L. 724/94) hanno previsto la facoltà in capo al Comune competente di notificare all'istante una richiesta di integrazione documentale, con la precisazione -contenuta solamente nell'art. 39, comma 4, della L. 724/94- che solo alla mancata presentazione dei documenti previsti per legge entro il termine di tre mesi dall'espressa richiesta di integrazione notificata dal Comune, consegue il provvedimento di diniego dell'istanza per carenza di documentazione.

Relativamente alle domande presentate ai sensi della L. 47/85 la giurisprudenza amministrativa, data l'assenza di una previsione analoga a quella di cui all'art. 39, comma 4, L. 724/94, ha affermato che l'accertata incompletezza documentale delle domande di condono non è di per sé idonea a giustificare il diniego della sanatoria, ove in precedenza non sia stata attuata ad iniziativa dell'Amministrazione la fase procedimentale volta all'integrazione della documentazione risultata carente, secondo il disposto di cui all'art. 35, comma 12 della L. 47/85 (cfr. in tal senso T.A.R. Lazio, sez. II, 15.11.1991 n. 1763).

Infine, a prescindere dai procedimenti di condono eventualmente tendenti ai sensi delle disposizioni sopra richiamate si segnala che risulta attualmente possibile procedere – su istanza di parte – a rilasciare una DIA in sanatoria per gli interventi conformi agli strumenti urbanistici e ai regolamenti edilizi vigenti o adottati purché gli stessi risultino assoggettati a DIA in forza dell'art. 48 LR 5/2007, anche se per gli stessi sia già avviata la procedura sanzionatoria (cfr. art. 61 comma 3 lettera c). Le istanze di cui trattasi, essendo previste da disposizioni transitorie, devono essere presentate a pena di decadenza entro 180 giorni dall'entrata in vigore della LR 19/2009.

Diversamente per poter applicare l'art. 49 LR 19/2009 (già art. 36 D.P.R. 380/2001) risulta necessario dimostrare la doppia conformità dell'intervento agli strumenti urbanistici comunali, sia al momento dell'intervento sia al momento della presentazione dell'istanza: condizione che si ritiene di difficile dimostrazione vista la pendenza delle procedure di condono edilizio (che presuppongono la difformità degli interventi agli strumenti urbanistici).