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Il Friuli Venezia Giulia per Pasolini

Mon Nov 02 08:31:00 CET 2015

Salò o le 120 giornate di Sodoma

di Pier Paolo Pasolini (Italia, 1975, 116’). Restauro promosso da Cineteca di Bologna e da CSC - Cineteca Nazionale, in collaborazione con Alberto Grimaldi 
 

a cura di La Cappella Underground

Trieste - Cinema Ariston
2 novembre 2015

 

a partire da novembre 2015 a cura di Cinemazero distribuzione del DVD con il restauro di “Salò, o le 120 giornate di Sodoma” (a cura della Cineteca di Bologna) accompagnato da diversi materiali video provenienti dal Fondo Pasolini dell’Archivio di Cinemazero
Dopo la presentazione alla 72esima Mostra del Cinema di Venezia, il restauro di “Salò, o le 120 giornate di Sodoma” della Cineteca di Bologna (premiato col Leone d’Oro al miglior restauro), introdotto da preziosi materiali video conservati da Cinemazero, verrà distribuito in dvd con “l’E spresso”, operazione editoriale di respiro nazionale che corona la serie di iniziative che le due Istituzioni hanno messo in campo. 
 

 

L’ultimo film di Pasolini, uscito postumo, fu definito dall’autore “un mistero medioevale”. Pasolini intendeva dire che ogni sequenza, ogni atto, ogni momento del film alludeva ad altro, proprio come nei Misteri medioevali ogni “quadro” rappresentato, evoca altro, una storia sacra o profana. La grande complessità – e la violenza narrativa, quasi intollerabile – di Salò nascondono numerosi segreti, situazioni cifrate, allusioni, appunto, a ciò che Pasolini si rifiutava di raffigurare e mettere in scena direttamente: il presente, il degrado dell’Italia, ammorbata dalla televisione e dallo sviluppo senza progresso. Geniale “tradimento” di de Sade e audace dissimulazione storica (la Repubblica Sociale è solo un “cartone” metaforico), Salò aggredisce lo spettatore precipitandolo in un incubo senza pietà e senza vie di salvezza, dove i rituali di perversioni e violenze rimandano surrettiziamente al presente. Mostra aberrazioni perpetrate secondo un regolamento da collegio infernale, dove ogni etica è pervertita nel suo contrario e la “ soluzione finale” pedagogica consiste nella creazione di una nuova umanità, indifferente e assuefatta all’orrore.

Commento del regista
“Mi sono innamorato di questa sceneggiatura proprio al momento in cui ho pensato di trasporre questo film nella Repubblica di Salò. È venuta una specie di coreografia nazifascista completamente onirica in quanto non c’è un saluto romano, non c’è uno che si metta sull’attenti, non c’è un ritratto del Duce, non si nomina mai niente, si nomina solo la parola ‘Salò’ e la parola ‘ Marzabotto’, due nomi. Questo non è un film didascalico. Chi vuol comprendere, comprenda, chi ha orecchie per intendere, intenda. In realtà questo film si presenta come visionario”. Pier Paolo Pasolini, conferenza stampa

Intervista a Giuseppe Zigaina, a cura di Renzo Sanson, il Piccolo, 27/9/2009. L'ULTIMO FILM. "Per i funerali a Casarsa della Delizia, molti amici comuni li ospitai qui, a Cervignano, Quando ripartirono, chiusi il cancello della villa, dando un'ultima occhiata intorno. E vidi, dietro una siepe, una scatola di cartone: e sopra era scritto solo "Per Zigaina – Cervignano". Dentro c'era il film integrale "Salò o le 120 giornate di Sodoma". Naturalmente lo aveva portato qualcuno con l'auto da Roma. Telefonai a Botteri, direttore della Rai a Trieste, che mandò a prendere la pellicola. E la sera dopo il film fu proiettato alla Cappella Underground. Quell'ultimo gesto di Pasolini, mandarmi la prima traccia del suo lavoro, doveva avere un senso".