L'Amministrazione regionale, considerate le condizioni di difficoltà venutesi a creare anche
nella nostra regione a seguito delle problematiche produttive nazionali ed internazionali,
condizioni che fanno registrare altresì situazioni di ricorso agli ammortizzatori sociali assai
significative, ha disposto che venisse dedicata maggiore attenzione nel seguire l'andamento di tali
congiunture, operando un'analisi preventiva sui quei casi che hanno in sè le potenzialità di
determinare situazioni di grave crisi occupazionale riconducibili a quanto disposto in materia dal
Capo III del Titolo III della Legge regionale 18/2005 e affidando tale compito all'Agenzia
regionale del lavoro.
Si tratta di un attività di osservazione a livello settoriale, territoriale o di azienda
importante, con lo scopo di leggere ed interpretare la dinamica evolutiva dei fenomeni che possono
incidere sui livelli occupazionali e che pertanto si distingue da quella legata alla progettazione
e gestione dei piani relativi alle situazioni di grave difficoltà occupazionale.
In questo senso l'Agenzia regionale del lavoro realizza, nei singoli casi, azioni di
monitoraggio, raccolte documentali e quant'altro si rendesse utile alla comprensione dei fenomeni
segnalati, al fine di fornire all'operatore pubblico, come alle parti sociali e ai soggetti privati
interessati, degli strumenti conoscitivi efficaci.
Il settore degli elettrodomestici sta attraversando difficoltà sul piano nazionale che trovano
riflesso anche nella nostra regione ed in particolare nella provincia di Pordenone, dove è presente
il maggior insediamento di queste produzioni. A fronte di questa fase, che sembra non potersi far
risalire esclusivamente ad un dato congiunturale, l'Amministrazione regionale ha affidato
all'Agenzia regionale del lavoro il compito di osservare, attraverso appositi monitoraggi,
l'andamento di questo settore, considerato il peso che questo riveste nella produzione del reddito,
nelle esportazioni e nella più generale situazione occupazionale. In questo senso, in questa
sezione, verranno prodotti i risultati di un'attività sia di monitoraggio che di raccolta
documentale. Tale attività deve essere considerata in progress, potendo arricchirsi, via via, di
apporti esterni nonché di ulteriori riferimenti documentali.
area della Val Canale Canal del Ferro
Il territorio montano del Friuli Venezia Giulia presenta da tempo notevoli difficoltà di sviluppo
economico e sociale e di insufficiente rilancio produttivo. Per questo motivo è stata dichiarata, a
partire dal 2005, la crisi di grave difficoltà occupazionale su tutto il territorio montano, il
quale rappresenta oltre il 40% del territorio della regione Friuli Venezia Giulia.
Oltre a ciò, la Comunità montana della Val Canale Canal del ferro è stata investita da tempo
dalla crisi del settore degli spedizionieri e dell'autotrasporto, a seguito della caduta dei
confini. Una crisi che perdura ancora oggi in conseguenza dell'ulteriore allargamento della UE ad
altri Paesi dell'Est Europeo.
La crisi attuale colpisce il lavoro e l'occupazione anche del territorio montano, con rischi
seri per le aziende, quali la Weissenfels e i lavoratori presenti nella Comunità Montana della Val
Canale Canal del ferro.
Per queste ragioni abbiamo avviato il monitoraggio del lavoro e dell'occupazione anche di
questa Comunità.
La chimica riveste un'importanza centrale nell'economia di un Paese. In Europa, in termini di
produzione, l'Italia è al quarto posto dopo Germania, Francia e Gran Bretagna. In termini
occupazionali la chimica italiana occupava nel 2007 l'11% degli addetti in Europa e il 4.3% di
quelli del manifatturiero italiano. E' un settore produttivo rilevante anche in Friuli Venezia
Giulia dove partecipa al reddito industriale regionale per il 3.44% con 1.646 addetti (l'1.2% del
settore manifatturiero regionale). La crisi che il settore sta attraversando, e che ha portato in
Italia ad una stagnazione nei primi quattro mesi del 2008 (-0,1% di produzione), vede, nella nostra
regione, le imprese diminuire, dal 1997 al 2007, del 28.9%. A questo proposito diviene rilevante
annotare che la concentrazione industriale interessa soprattutto la Bassa Friulana, con il polo
chimico di Torviscosa e, al suo interno, l'importante presenza delle imprese Caffaro del Gruppo
Snia. Il peso di tali aziende sui livelli occupazionali del settore è tale che gli elementi di
incertezza riscontrati proprio in quell'area, in particolare le recenti vicende legate al sequestro
degli impianti della Caffaro Chimica, e la conseguente necessità di ricorso agli ammortizzatori
sociali per i lavoratori, motiva l'attenzione dell'Amministrazione regionale che ha incaricato
l'Agenzia del lavoro di seguire, con appositi monitoraggi, l'evolversi della situazione.
Il settore delle occhialerie attraversa, nel nostro Paese e sul piano internazionale, notevoli
difficoltà, sia nella dimensione della grande e piccola impresa, sia nelle aree a forte
specializzazione produttiva, come quella del Cadore. In regione questo settore è presente nella
provincia di Udine con due importanti unità produttive del Gruppo Safilo (Martignacco e Precenico)
con poco meno di mille occupati, in prevalenza donne, e nella Carnia con diverse unità locali nate
con il decentramento produttivo della zona del Cadore. Considerata la rilevanza sociale che il
settore assume nella provincia di Udine e nelle zone montane, l'Agenzia ha previsto, nel proprio
Programma di attività, un attento monitoraggio sull'andamento della situazione occupazionale e
produttiva ad esso legate, anche in applicazione di quanto previsto dalla normativa regionale in
materia di crisi occupazionali (L.r. 18/2005, Capo III).
Nei rapporti di monitoraggio viene preso in esame l'andamento del settore siderurgico della nostra
regiona con riferimento alle criticità generate dai fenomeni di crisi. Il settore infatti
attraversa una fase di notevole difficoltà in conseguenza anche degli andamenti di quelle
produzioni che comprano acciaio, come quello dell'auto, degli elettrodomestici, delle costruzioni,
delle infrastrutture, delle attrezzature industriali e delle macchine per estrazione petrolifera.
Occorre così considerare che, in Italia, la diminuzione della domanda da parte dei produttori
automobilistici (che assorbono circa il 40-50% dell’output siderurgico italiano), la discesa degli
ordinativi dell'industria degli elettrodomestici e il calo della domanda di acciai per opere
infrastrutturali, hanno fatto diminuire la produzione del settore siderurgico del 12,2% in ottobre
e nel solo mese di dicembre si è registrato un calo del 31%; nel 2009, la produzione di acciaio è
già scesa a gennaio del 40,4%.
ultimo aggiornamento: Wednesday 13 July 2011